La morte di Tina Lagostena Bassi

5 03 2008

Proprio ieri, ho inaugurato il blog del Corso di Perfezionamento del Centro Interdipartimentale di Studi sulla Cultura di Genere “postando” le sequenze del documentario “Processo per stupro” (1979), primo processo a porte aperte della storia italiana per questo reato.

Oggi leggo della morte di quell’avvocato che

difende una donna ma accusa un modo di parlare all’interno del tribunale: quel lessico osceno, allusivo che dietro i termini latini (fellatio) contrabbanda la violenza come omaggio alla sessualità femminile se non addirittura come delega del potere sessuale  dall’uomo (che abbandona il suo membro nelle fauci avide dell’altra) alla donna possibile castratrice che se non castra, non lotta con le unghie e con i denti, non imita le sante marie goretti della storia è sempre, per antonomasia, la preda conquistata e felice.

Mi piacerebbe che, fuori e dentro la rete, si parlasse un po’ più di questo suo impegno piuttosto che esaltare le sue apparizioni a Forum…


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2 risposte

6 03 2008
nevevalenti

Spostano i riflettori sulle cose secondarie. Questo è un chiaro segnale che dimostra che la nostra società non ha la minima voglia di aprirsi al femminile a meno che non sia per cavolate da veline o ruoli marginali. A volte ho l’impressione che vadano a togliere il burka alle donne in Afghanistan per metterlo a noi.

6 03 2008
Maria Grazia

Questo post, al momento, è il più letto nella breve storia di questo blog (e le letture continuano a crescere ogni minuto). Mi sa che il burka non ce lo mettono!

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