«Siamo università di ricerca, controlliamo i costi, guardiamo oltre i confini nazionali, e siamo pronti a firmare un patto con il futuro governo. Ma basta finanziamenti a pioggia: i fondi devono essere assegnati in base a criteri di meritocrazia»
Si celebrerebbe così
il divorzio tra «atenei di ricerca» e «atenei di istruzione», giusto per utilizzare la distinzione introdotta con successo nei Paesi anglosassoni.
Se vi interessa la distinzione potete dare uno sguardo alla segnalazione che, a giugno scorso, avevo fatto qui e in cui si sottolineava che
l’insegnamento universitario si distingue da altri insegnamenti perché è collegato con la ricerca scientifica originale…
Qui, invece, potete leggere la reazione dell’ANDU alla notizia di oggi.
Le mie domande sono poche e semplici:
- è con questa distinzione che porremo un rimedio all’ipercorporativismo e alla deriva clientelare/familistica che ha imperversato (grazie ad un autonomia sfruttata ad arte) in questi anni nel mondo universitario, depauperando in maniera oscena intere aree di ricerca (soprattutto in certi atenei) e danneggiando irreparabilmente la preparazione della platea di studenti coinvolti?
- se “le migliori se ne vanno a fare ricerca”, a chi toccherà l’insegnamento? A chi è giudicato incapace di farla?





Prima considerazione cinica: questa gente pensa solo ai quattrini.
I fondi per la ricerca hanno subito una contrazione – meglio spartirsi la biada in pochi, così ce n’è di più per tutti.
In termini più articolati: portando alle sue estreme conseguenze logiche la proposta, si arriva all’assurdo (perché atenei eccellenti e non dipartimenti eccellenti?, ad esempio), ma credo che questo non impedirà l’adozione dei criteri ventilati, che, sulla carta (ed omettendo gli ovvi inconvenienti) “suonano bene”.
Valutazione internazionale.
Massa critica di studenti.
Meritocrazia, meritocrazia.
In prima battuta, a parte mirare ai quattrini, la proposta ha uno scoperto scopo di marketing.
Di fatto, tuttavia, si tratta di una implicita ammissione di resa – non ce la fanno, a fare ricerca e formazione assieme, e allora scoprorano i due aspetti.
Chi sa fare l’una fa l’una (e si becca i quattrini, e diciamo che “è meglio”) chi sa fare l’altra, bravi, continuate pure (tanto siete scarsi).
Ma l’università deve essere formazione & ricerca insieme (come fanno i veri centri d’eccellenza in giro per il mondo); altrimenti diventa indistinguibile da un’azienda qualsiasi.
Ooops, già, ma forse era quella, l’idea, vero?
L’azienda università.
Questa gente pensa solo ai quattrini….