Leggendo la mia solita rassegna stampa, ho scoperto che la nostra fantastica ministra – in attesa dell’uscita del libro-intervista di Vespa sullo smantellamento della scuola pubblica – è apparsa ieri sera nel salotto del suddetto soprattutto per rassicurare la CEI che i docenti di religione (20.000, per la cronaca) non si toccano.
Di conseguenza, mentre la scuola secondaria pare non aver avvertito neanche lontanamente che cosa si sta preparando, noi che insegniamo materie “laiche” negli strati più bassi dell’universo scuola è meglio che cominciamo a riconvertirci da soli perché di protezioni così in alto non ne godiamo.
Dunque, ho pensato di selezionare un po’ di materiale con cui rinverdire i modelli pedagogici avvelenati dagli ultimi quarant’anni di rivoluzioni bolsceviche perché, come ha detto Tremonti quest’estate sulla Padania: “Al passato si può e si deve tornare”.
Cominciamo quindi dalla funzione docente (e poi, magari, nei prossimi giorni, tiriamo fuori qualche altra perla).


da Bella riva, Letture per la seconda classe elementare, 1951
Se invece preferite la versione maschile…
E giusto per sottolineare il punto di degrado a cui siamo arrivati, vi invito a confrontare la descrizione della maestra datata 1951, con questa del 2006 (tratto dalla pag.125 del Nuovo Parole e Frasi della Raffaello per la seconda classe).

E “l’anima di mamma” e “il sorriso da sorella” dove sono andate a finire?




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Davide
23 settembre, 2008
È il ventunesimo secolo.
Siamo ciò che indossiamo.
[e guardandomi allo specchio, mi rendo conto che marca male... malissimo]
Anna Salzano
23 settembre, 2008
Ieri dolorosamente ho seguito la trasmissione Porta a porta e ho covato tanta di quella rabbia che non avrei mai immaginato di avereAvrei voluto parteciparvi.Per tenere calme i docenti promettono bonus ,migliorie dei servizi,e altro.la domanda sorge spontanea :colui o colei che si assenta per malattia non è un buon maestro?come si aiuteranno i bambini in difficoltà?come saranno organizzate le ore ?e a cosa servono le poche ore di religione ed inglese.Ci sarà il perito informatico a far lezione?.Queste sono una parte delle mie elucubrazioni mentali
Maria Grazia
23 settembre, 2008
@ Davide
Il fatto che ti abbiano colpito i dettagli è importante perché la lettura del testo serve come attività finalizzata a cogliere la corrispondenza dei dettagli tra quanto descritto e quanto rappresentato (c’è il link alla pag.25). Per quanto riguarda specificatamente la questione immagine andrei un po’ oltre il look. La maestra descritta nella lettura recente è “ganzissima” perché parla con i bimbi anche di cose che sono fuori dalla scuola. Non è in simbiosi con essa come non lo sono i bambini. E’ una delle maestre. Sicuramente le altre sono diverse… e sono lo stesso maestre. Indubbiamente, però, in una società dell’immagine come questa non si può certo negare che i bambini siano sicuramente molto più sensibili al look della maestra di quanto lo fossimo noi.
@ Anna
se c’è una cosa che tutta questa faccenda sta dimostrando è l’ignoranza dei nostri politici su tutto ciò che oggi è la scuola in generale e la primaria in particolare. E parlo anche di chi la difende (inclusi quelli che hanno studiato meglio la lezione)
Davide
24 settembre, 2008
OK, facciamo un discorso (quasi) serio.
Il testo contemporaneo è costruito per avere un seguito pratico sotto forma di attività – deve perciò fornire una serie di dettagli riguardo ai quali poi poter costruire domande, avviare dialoghi, colorare disegni e quant’altro.
È uno strumento didattico, come un mappamondo.
[paragone sbagliatissimo, ma passamelo per ilmomento]
Il testo del 2006 è un punto di partenza.
È anche di una sciattezza esemplare, pare un identikit della polizia – ma non vuole essere letteratura, quindi ok.
Il vecchio testo, pur potendo comunque essere usato come base per un dialogo insegnante-studente, è un semplice brano espositivo – una specie di drabble, inteso per essere subito passivamente e non manipolato dagli studenti.
Anzi, cerca di manipolare i ragazzini richiamando figure (e perciò sentimenti ed emozioni) familiari e famigliari- madri, sorelle, la maestra-fata e quant’altro.
Ha perciò una funzione ideologica palese – la scuola è bella solo quando è aperta, la maestra è una fata che riunisce in sé i valori della mamma e delle sorelle, ecc ecc.
Impone soggezione e un rapporto di dipendenza.
Però, maledizione, ha un ritmo.
Usa forme retoriche (delle semplici similitudini) invece di fornire una lista di oggetti colorati.
Nel suo piccolo, il testo degli anni ’50 è vecchio, per lessico e tono, ma è scritto meglio.
E forse proprio per questo ha un maggiore impatto, ed è più efficace dal punto di vista ideologico.
[scommessa - fra cinquant'anni del giubbotto blu della maestra non si ricorderà più nessuno; ma chi ha incontrato la maestra-fata cinquant'anni or sono se la ricorda ancora]
Poi, non dubito che il testo contemporaneo segnali una evoluzione positiva della figura dell’insegnante, più vicina ai bambini che alla struttura, ma non posso ignorare lo shift dell’enfasi della narrativa e in un certo senso l’impoverimento dell’intera faccenda – la maestra non “apre le giovani menti”, si limita a discute di risultati di basket.
Ha perduto la sua aura fatata (un bene) ma ha acquisito solo un orologio col cinturino giallo (possiamodeterminarne la marca dalla descrizione? Io dico di si…)
Se ha certamente un mondo molto più vasto di cui parlare coi ragazzi, mi lascia l’impressione che abbia un po’ poco da dire – e nulla mi porta a immaginare che si tratti di qualcosa di nuovo.
Però è ganzissima – come non esserlo, con jeans e giubbotto?
Certo, questo è un voler vedere del testo delle cose che si parte dal presupposto che l’utente ultimo non colga. Ma cosa capiti poi nella testa dell’utente ultimo… Ah!
Maria Grazia
25 settembre, 2008
Non so se le differenze che hai giustamente rilevato derivino anche dal fatto che il primo era definito come “libro di lettura” (che oggi non c’è più, in quanto tale) e il secondo come “quaderno operativo” (anche questo segno dei tempi). Le “letture” io le faccio fare sui libri veri
Comunque, secondo me, molto spesso i testi proposti ai bambini hanno un che di “artificiale”, come se fossero costruiti per il modello di bambino che abbiamo in testa ma che poi nella realtà non è così. Sono spesso molto meno “bambini” di quanto lo fossimo noi ma al tempo stesso meno autonomi e più fragili emotivamente. Viviamo in una società schizofrenica, in cui si barcamenano tra famiglie iperprotettive e genitori assenti, in cui sono presi in considerazione come “clienti” (per abbigliamento, giocattoli, gadget vari…) ma vengono ignorati nella loro specificità di bambini.
Forse hai ragione tu a vederci un riflesso di questa società nella maestra ganzissima però ragioni anche col metro dei grandi. Parola di maestra
PS Per quanto riguarda i testi scolastici in genere, dopo l’era Moratti, i libri per la scuola primaria si sono precipitevolissimevolmente omologati verso il basso perché i Programmi dell’85 sono stati frettolosamente sostituiti con le Indicazioni Nazionali altrettanto frettolosamente buttate giù da non si sa chi, non senza qualche omissione (ti ricordi quella faccenduola dell’aver lasciato fuori dalla scuola Darwin, per esempio?). E le indicazioni sono una specie di lista della spesa delle cose che si devono fare (in italiano essenzialmente grammatica, grammatica e ancora grammatica…). Ricordo lo sbigottimento di quando le vedemmo la prima volta…
Davide
25 settembre, 2008
Ragiono col metro dei grandi perché sono stato bambino trenta e rotti anni or sono, e davanti ai ragazzini odierni sono completamente disorientato – non so in base a quali parametri ragionino.
Concordo in pieno sul fatto che siano un prodotto di famiglie assenti ed iperprotettive (in fondo la seconda una conseguenza compensativa della prima), soggetti di mercato e non speranza per il futuro. Orribile.
Ricordo l’omissione di Darwin, ma contavo sul fatto che insegnanti intraprendenti ignorassero una tale bestialità.
Dopotutto ricordo la storia (da fonti affidabili) relativa a rappresentanti che nell’offrire i nuovi testi alle librerie dicevano, con fare cospiratorio “noi però l’evoluzione ce l’abbiamo messa”…