La fatica di spezzare il pane

Posted on 10 aprile, 2009

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Oggi scrivevo e riflettevo sulla metafora cristiana del pane spezzato. Penso che sia una metafora valida anche per chi cristiano non è, in un momento in cui

il concetto di comunità – non solo cristiana – viene intaccato alle radici. E’ l’egoismo dei singoli che incide come una lama tagliente il tessuto comunitario, recidendone i legami.

Ci fa sempre più fatica condividere qualcosa con gli altri ma, soprattutto, riflettere sulle conseguenze che il nostro singolo interesse a breve termine riversa poi sull’intera collettività.

E allora evadiamo le tasse, costruiamo abusivamente in attesa dei condoni, sfruttiamo i lavoratori più deboli e li buttiamo via quando non ci servono più (e parlo anche di tutta la “bassa manovalanza accademica” e non solo degli immigrati), accettiamo come normali le politiche clientelari, svendiamo il nostro voto politico in base ad un ritorno che riguarda solo noi (che può andare dalla promessa del posto di lavoro fino alle cene “scroccate” in campagna elettorale).

E tutto questo si rovescia a cascata sul sistema sociale indebolendolo e depauperandolo, rendendo più poveri i poveri e più ricchi i ricchi. Non dobbiamo nascondercelo e ricordarcelo solo quando i morti urlano vendetta per le case costruite dagli imprenditori senza scrupoli. Noi siamo collusi con questo sistema.

Il mio augurio, laico e cristiano allo stesso tempo, per tutti gli amici e le amiche che passano di qui, è che non ce lo dimentichiamo. Spezzare il pane e condividerlo con gli altri non viene naturale: è una scelta di vita. Civile quanto cristiana. In tutti il periodi dell’anno.

Buona Pasqua, con tutto il cuore e con tutta la mia amicizia :-)

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