Brainstorming sui nativi analogici

26 04 2009

Giusto per schiarirci le idee e capirci meglio. Tu, nativo analogico di passaggio…

  • come hai fronteggiato (e continui a fronteggiare quotidianamente) il passaggio dal mondo della carta a quello dei bit?
  • quando ti senti fuori posto?
  • e quando un drago?
  • in che cosa trovi più difficoltà?
  • e cosa, invece, ha potenziato il tuo pensare, il tuo comunicare, il tuo studiare, lavorare, ecc.?
  • e cosa ti fa “soffrire” :-) , cosa ti manca in quella parte di mondo dove è collocata la tua tastiera che invece nella Rete c’è?

Per evitare di sfogare le tue frustrazioni in giro o con post come questo, aiutami a ricostruire la costellazione di varia umanità che popola queste connessioni, ricercando senza paura il marziano della Rete che c’è in ognuno di noi. Ci sentiremo meno soli! Grazie!

[Ragazzi! Dopo questo post mi rinchiudono! :-D ]

Update: poiché Enrico è stato così folle :-) da seguirmi nel mio brainstorming, io ho riunito le sue risposte e le mie in questo doc, in maniera da facilitarne la lettura. Se qualcun altro si unirà, aggiungerò anche le sue risposte. Diciamo che è una delle tante maniere per scrivere a più mani… ;-)


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10 risposte

26 04 2009
Alla Scoperta

Abbiamo una proposta interessante per te

26 04 2009
Davide

Senza dimenticare la possibilità di cybersquatting…

http://voices.washingtonpost.com/securityfix/2009/04/planting_your_flag_at_social_n.html

Divertiti! ;-)

27 04 2009
enrico sitta

• come hai fronteggiato (e continui a fronteggiare quotidianamente) il passaggio dal mondo della carta a quello dei bit?
• Cerco di avere anzitutto un atteggiamento aperto, disponibile anche a mettere in discussione alcune certezze o consapevolezze; per un docente passare dalla carta ai bit è un passaggio notevole, è come togliere a Linus la propria coperta! Molti passaggi non mi sono proprio chiari chiari allora i casi sono due: o rinuncio o ci provo. Ciò che ha funzionato, ad esempio in questo percorso è stato il fatto di apprendere facendolo, dandosi il tempo necessario per provare e sperimentare. Devo anche dire che sono allergico ad ogni forma di manuale pertanto se ci sono troppi passaggi tecnici e sono solo è probabile che abbandoni l’idea. Tutto ciò che ho imparato è stato guardando e provando, sbagliando e riprovando.

. quando ti senti fuori posto?
•Mi sento fuori posto quando non conosco bene come funzionano le cose e quali passaggi devo compiere. Ho una scarsa conoscenza dell’inglese e se le indicazioni in inglese sono tante mi perdo e mi scoraggio.

e quando un drago?
Quando conosco bene cosa devo fare. Ad esempio ho visto come si fa una presentazione elettronica.. non ci sono problemi. Ho visto come si realizza un video… non ci sono problemi. Ho capito come aprire un blog… Mi sento un drago quando comincio a pensare come utilizzare con i miei alunni, nella didattica ordinaria queste cose. Se poi in classe funziona!! WOW altro che digital immigrans

• in che cosa trovi più difficoltà?
• Nella comprensione dei termini, sono poco disponibile a fare sempre l’operazione di traduzione in italiano dall’inglese. Nel provare per un ora e non avere fatto nulla; nel dimenticarmi le password…

• e cosa, invece, ha potenziato il tuo pensare, il tuo comunicare, il tuo studiare, lavorare, ecc.?
il vedere che molte di questi elementi possono essere utili alla didattica quotidiana, nel vedere risultati di apprendimento e di motivazione negli alunni nel proporre ad esempio un blog come collante di una specifica attività o nello scrivere su di un blog. Nell’insegnare loro dei processi piuttosto che dei procedimenti.

• e cosa ti fa “soffrire” , cosa ti manca in quella parte di mondo dove è collocata la tua tastiera che invece nella Rete c’è?
• Forse la mancanza di tempo per poter star lì a provare e a non demoralizzarsi. A mio avviso il tempo è una discriminanate reale.

Nativi digitali e non
é una metafora che piace, è immeidata, ci fa pensare che sia la chiave di accesso nel mondo dei nostri alunni… “fammi entrare nel tuo mondo!” ma non è proprio così… entri nel mondo dei ragazzi di oggi se curi la relazione con loro, se rispetti i loro tempi e la loro intelligenza, se lavori su di te e sul tuo modo di lavorare in classe, ma anche se sei esigente nei confronti del loro apprendimento.

per ora mi fermo qui
ciao ciao

27 04 2009
enrico sitta

ovviamente il fatto di essere dentro ad una comunità di pratica è stato fondamentale (domanda n1)

27 04 2009
Maria Grazia

Ovviamente, non resisto:

- prendendo il meglio dell’uno e dell’altro, integrandolo e potenziandolo.

- quando mi distraggo, dimenticandomi che non proprio tutti quelli che circolano in Rete condividono l’ottica della condivisione e dell’arricchimento reciproco. E quindi interagisco dove non dovrei. Ma è un problema anche nella realtà, talvolta ;-)

- quando manipolo i feed (sono un’invenzione fantastica e vengono generalmente utilizzati in proprorzione infinitesimale alle loro potenzialità) e quando entro in un ambiente/tool nuovo, trovando subito “l’orientamento”.

- chattare con più persone; “frequentare” assiduamente più social network nello stesso periodo.

- ha favorito una lettura dei libri (di studio, ovviamente) in parallelo e per argomenti; ha elevato all’ennesima potenza velocità e pertinenza delle ricerche bibliografiche; mi permette di portarmi in aula tutti i mille riferimenti che utilizzo per affrontare la spiegazione di un argomento; agevola una comunicazione scritta più divulgativa rispetto a quella che sono abituata a “stilare”, perché mi da più occasioni di scrivere di getto.

- l’immobilità di cose e persone, che lavorano ognuno per i fatti propri utilizzando il PC come una macchina da scrivere un po’ più avanzata, rispondendo (quando lo fanno) alle mail con un ritardo che spesso rende inutile la risposta ma SOPRATTUTTO l’essere guardata come un’eccentrica che si diletta con strumenti d’avanguardia (intendendo per tali anche dei miseri Google Documents condivisi). SIGH!

30 04 2009
Flavia Di Maio

- come hai fronteggiato (e continui a fronteggiare quotidianamente) il passaggio dal mondo della carta a quello dei bit?
In passato il senso di inadeguatezza era molto forte, l’ansia da prestazione mi spingeva ad evitare l’uso del pc anche se è stato sempre presente nelle mie varie residenze e mi ha sempre seguito nei miei vari (ahimè!) traslochi. Avevo frequentato un corso di prorammatore e operatore di computer nel lontano 1985, ancor prima dell’avvento di internet, mi era piaciuto, ma era servito a ben poco. Quello che è scattato sicuramente è stata la voglia di farcela da sola, la determinazione di poter essere all’altezza, anche i miei figli sono stati uno stimolo (da loro ho anche appreso diverse tecniche), ho creduto in mè stessa ed eccomi qui, al terzo anno di un corso universitario on line!
- quando ti senti fuori posto?
Quasi mai, o meglio: percepisco un velo di incertezza per il nuovo, sempre presente sulla RETE e anche in noi, ma questo è uno degli aspetti più stimolanti: cosa succederà domani? chi incontrerò, cosa imparerò?
- quando un drago?
quando ho realizzato il mio primo filmato, quando ho portato a termine un lavoro collaborativo attraverso modalità on line e non credevo di poter conciliare i miei tempi frenetici con il lavoro.
- in che cosa trovi più difficoltà?
Nella velocità delle connessioni, se tralascio un solo giorno la rete, trovo tantissimo materiale nuovo, post sui blog e sui vari forum e facebook, insomma è una fatica seguire tutto!
- e cosa, invece, ha potenziato il tuo pensare, il tuo comunicare, il tuo studiare, lavorare, ecc.?
So di aver arricchito la mia professionalità docente, ho appreso (e continuerò a farlo) numerose nuove tecniche che potrò utilizzare a scuola, ho sperimentato l’apprendimento cooperativo prima sulla rete e poi in classe, un’altra cosa importantissima: io amo i libri, ho una libreria piuttosto fornita, ma avrei voluto averne una come quella del film: La bella e la bestia. Adesso mi rendo conto che se devo arrivare ad un’informazione di qualsiasi genere consulto solo internet, solo ‘dopo’ mi ricordo di possedere dei testi sull’argomento, per una figlia di gutenberg (appassionata) come me, c’è da riflettere!
- e cosa ti fa “soffrire” , cosa ti manca in quella parte di mondo dove è collocata la tua tastiera che invece nella Rete c’è?
l’immobilismo delle mie colleghe di lavoro, il rifiuto totale a rinnovarsi e a mettersi in discussione delegando ad altri, in questo caso io, visto che uso il pc.
nativi digitali/nativi analogici
io credo che il vero fenomeno del momento siamo noi, noi nativi analogici diventati digitali, noi che abbiamo vissuto entrambe le esperienze, che abbiamo vissuto sulla nosra pelle, la sofferenza dell’apprendere. E’ questo il punto chiave: chi siamo noi veramente? E’ solo lo sforzo costante e determinato di ogni giorno che può portare al miglioramento personale, avere fiducia in sè stessi e nelle proprie capacità, credo sia la strada vincente per aprirsi al mondo e quindi ad ogni nuova occasione di apprendimento. Tutto ciò non proviene dalla rete, è già dentro di noi, il digitale ci consente solo di poter esprimere ciò che siamo, la rete libera la nostra creatività repressa e imbrigliata dalla trasmissione unidirezionale dei saperi.
Grazie

4 05 2009
Maria Grazia

Cara Flavia, è proprio quella la domanda chiave che mi affascina in questo momento. Anch’io sono convinta che il fenomeno siamo noi. E solo noi possiamo raccontarci. :-)

5 05 2009
Michela

1. Il passaggio dal mondo della carta a quello dei bit è stato per me inesorabile. I bit mi hanno attratto in modo graduale e crescente. Questa reciproca attrazione non si è mai interrotta dal giorno in cui, nel marzo 1998, ho mosso per la prima volta un mouse tra tante diffidenze e molti preconcetti.
2.Mi sento fuori posto con gente fenomenale come la mia collega di Palermo (IUL)Antonella Lo Presti che è una sviluppatrice insuperabile. Vorrei avere queste persone sempre accanto per poter recepire tutti i possibili strumenti di intervento, così da poter acquisire un agire informatico sempre maggiore e, corrispondentemente, aumentare la libertà di realizzare, creare, sapere, comunicare .
3.Il Drago che riposa in me si desta quando, riesco a fare qualcosa che reputavo oltremodo difficile. L’ultima volta è successo quando ho imparato da sola a gestire il blog.
4. Ecco, un’ambizione, che allo stato attuale delle cose rappresenta una dififcoltà, sarebbe avere cognizoni più profonde. La mia conoscenza è di superficie, pragmatica: sono ancora solo una praticona.
5. Il potenziamento maggiore l’ha dato la possibilità di ricercare autonomamente, di inventare e scoprire percorsi di studio, di conoscenza, nuovi, diversi, personali. La scoperta autonoma, è l’esperienza sul web che mi entusiasma di più, almeno quanto la sensazione che la rete sia un’occasione per esercitare una forma di democrazia nuova e più autentica.
6. La rete mi piace perchè ha spezzato le catene che mi tenevano relegata al mio piccolo mondo di provincia, ha creato legami insperati . La mia tastiera e il mio mouse mi consentono di esplorare territori nuovi. Anzi di avvicinarmi a territori visti solo in lontananza e che ora sono divenuti straordinariamente vicini e accessibili.
Davvero può sembrare una contraddizione in termini parlare di immigrants e natives e proporre il relativo distinguo. Questo mondo è stato creato dai così detti immigrati perchè tutto quello che è stato in seguito creato albergava in nuce nelle nostre menti. Sogni coltivati in lunghe gestazioni. Prodigi ai quali tutte le generazioni passate hanno sempre pensato. Credo anch’io che la reticoarità del nostro pensiero venisse in qualche modo forzata, limitata dalla linearità libresca. E’ solo adesso, dopo una naturale evoluzione, che la mente trova uno spazio in cui liberare il suo potenziale in una forma più consona e rispondente.

5 05 2009
enrico sitta

Ancora idee…
aiutare a recuperare la dimensione della riflessività; i nostri alunni consumano velocemente tecnologie, programmi, film… a noi il compito di aiutarli a recuperare la dimensione e l’uso riflessivo dei mezzi.
Concordo pienamente: occorre far risvegliare il “digitale” che è in noi, ciò quella capacità di pensare e piegare le nuove tecnologie alle noste esigenze; usarle per potenziare al massimo la riflessione metacognitiva, sui processi, sui meccanismi: della scrittura, della composizione di un testo, della lettura approfondita di una immagine e di un documento.
le trecnologie (o ad esempio la LIM) per imparare a riassumere, a prendere note, a fare mappe concettuali, a condividere ciò che nel piccolo gruppo viene prodotto, insegnare ad argomentare, ampliare un testo, porsi domande, fare previsioni, fare inferenze… e tanto altro.
Più che di tecnologie, occorre parlare di didattica,
e poi è sempre vero che se una cosa ci prende, ci piace facciamo presto a diventare digitali (altro che immigrati)

ciao ciao
es

11 05 2009
Emanuela

Ho provato a rispondere alle tue sollecitazioni…

• Come hai fronteggiato (e continui a fronteggiare quotidianamente) il passaggio dal mondo della carta a quello dei bit?
Senza ansie, devo dire, ma con la curiosità che mi contraddistingue, con la voglia di mettermi in gioco e di interagire con altre persone. Questo mi ha dato la spinta a superare i timori, le incertezze, il senso di inadeguatezza che, a volte, ancora oggi, mi prende. La rete per me è stata ed è tuttora una grande “palestra” di vita, mi ha reso più sicura di me stessa soprattutto nella vita quotidiana e nel rapporto con gli altri, anche se rimane ancora in me un fondo di timidezza.

• Quando ti senti fuori posto?
Quando entro in contatto con persone molto competenti e con un grande bagaglio culturale, con persone che parlano di specifiche tecniche che non conosco, quando ho a che fare con documenti in inglese… sigh… mi sento proprio esclusa!

•E quando un drago?
Quando riesco in qualcosa di nuovo, per esempio quando ho imparato a usare Dramweaver e a costruire il sito della classe; quando mi oriento senza difficoltà in un nuovo ambiente; quando vedo apprezzato il mio lavoro.

• In che cosa trovi più difficoltà?
A seguire il filo dei discorsi che si snocciolano in rete senza sosta; a inserirmi in comunità nuove.

• E cosa, invece, ha potenziato il tuo pensare, il tuo comunicare, il tuo studiare, lavorare, ecc.?
I numerosi corsi a distanza che ho seguito hanno arricchito moltissimo il mio bagaglio culturale e professionale, oltre che umano. Ho capito che non si finisce mai di imparare, che le conoscenze non hanno mai fine e si costruiscono nella mente con una struttura reticolare che va al di là delle discipline. Tutto è connesso e si connette all’infinito. L’incontro con gli altri ha innescato in me una riflessione più profonda e continua che ha prodotto una maggiore consapevolezza dei miei pensieri. Ciò che ho appreso ha avuto ripercussioni anche sul mio essere insegnante: più spazio alle relazioni con ciascuno dei miei alunni, una maggiore attenzione ai segnali di disagio, più ascolto delle diverse esigenze, la ricerca di strategie e stili di insegnamento più consoni ai bambini di oggi, il “coraggio” di cambiare.

• E cosa ti fa “soffrire” , cosa ti manca in quella parte di mondo dove è collocata la tua tastiera che invece nella Rete c’è?
La mancanza di entusiasmo e di aprirsi al nuovo dei colleghi; il non avvertire la necessità dell’aggiornamento; il non volersi mettere in discussione; la “routine didattica” che contraddistingue la quasi totalità dei colleghi; il fatto che solo pochissimi siano interessati alle esperienze altrui e disponibili alla condivisione e al confronto; il senso di solitudine e di chiusura che domina nel mio ambiente di lavoro.

ciao
Emanuela

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