Per puro caso, ho incrociato un titolo che mi ha agghiacciato anche se dell’argomento mi è capitato di sentirne parlare – in maniera più o meno esplicita – più di una volta ultimamente…
Il Corriere titola: Scuole speciali: a volte ritornano. E certo. Come negare l’evidenza di esperienze fallimentari dal punto di vista dell’integrazione scolastica? Le responsabilità sono molte e trasversali e vanno dall’utilizzo di docenti non specializzati su sostegno, al taglio delle compresenze e delle risorse (umane e non) a scuola, ad una cultura dell’integrazione che diventa sempre più flebile man mano che si sale su di grado, ad ASL carenti da molti punti di vista, ad una cultura civica in via di dissoluzione che se ne frega della presa in carico della famiglia, talvolta isolata anche nel contesto delle famiglie dei compagni di classe del proprio figlio…
Tutto questo è vero. Ma non c’è solo questo. Ci sono anche storie “finite bene” e ci sono bambini e bambine che hanno bisogno di stare con i “normodotati” perché esiste qualcosa che si chiama “zona di sviluppo prossimale” che va sfruttata appieno e perché l’integrazione scolastica è un traguardo di civiltà.
Capisco i genitori che si arrendono… Ma possiamo arretrare su tutto?




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valeria
15 aprile, 2010
eppure, sapessi i commenti che sento dagli altri genitori su Facebook…ce ne sono moltissimi che sono a favore delle scuole speciali, e comunque molti già le frequentano.Non sapevo che esistessero ancora ….Invece, a scuola è vietato avere le classi speciali, mentre in quelle private, tipo la Don Gnocchi di Milano, esistono e sono molto frequentate….I genitori ne sono anche molto contenti, perchè ovviamente facendo il ocnfronto con quelle scuole che non funzionano, ovviamente lì trovano personale più specializzato.
Però mi dispiace sentire questo…si rischia veramente di tornare indietro…
orsatosta
15 aprile, 2010
io invece i genitori che si arrendono non riesco proprio a capirli…
i nostri figi sono persone che hanno ogni diritto di partecipare alla società invece sono proprio le famiglie che ne fanno dei paria, così come (non capisco) la mentalità che tanto loro rimarranno eterni bambini oppure che non serve insegnare loro a diventare autonomi…… in questo modo rimarranno invalidi davvero! evviva!
timeout
15 aprile, 2010
La mia esperienza di un’integrazione scolastica postiva, costruttiva e di successo ha rafforzato la mia contrarietà alle scuole e classi speciali Non basta la specializzazione dell’insegnante, come insegna Vygostzkjj l’ambiente sociale ha un ruolo fondamentale nella crescita cognitiva dei bambini, soprattutto di quelli con fragilità.
Dani
Maria Grazia
16 aprile, 2010
Allora… Come scrivevo, la faccenda è complessa. Orsatosta ha ragione: il genitore che si arrende alla scuola speciale è un genitore che non lotta più, o meglio, che rimanda la lotta ad un secondo momento. Non siamo tutti uguali e le situazioni che ci troviamo di fronte altrettanto. Nessuno si permette di giudicare nessuno e la paura di non fare abbastanza per il proprio figlio può spingerlo a proteggerlo finché non sarà “pronto” o meglio attrezzato.
Dopo la scuola speciale, però, non c’è un mondo speciale fatto a tua misura, con persone con i tuoi stessi deficit motori, sensoriali e/o le tue “neuroatipicità”. C’è il mondo normale, con i suoi egoismi e le sue generosità, con le sue barriere (di tutti i tipi), con le sue “normalissime-banalissime” esigenze. Ed è importante che tu sia consapevole delle risorse personali a cui puoi attingere in un mondo che “funziona diverso” e che spesso non si sforza di venirti incontro.
Posto ciò, per ciò che concerne la scuola, non si può arretrare ma pretendere una maggior preparazione degli insegnanti (curriculari in primis), anche se professori, perché la disabilità non implica il doversi accontentare del semplice leggere scrivere e fare di conto. Nel contempo, significa anche garantire a questi insegnanti condizioni di lavoro coerenti con i bisogni degli studenti che hanno davanti.
E comunque indietro non si torna.