Anch’io – come il mio amico Antonio Fini – sono stata invitata a suo tempo a partecipare alla redazione del Manifesto degli insegnanti ed anch’io me ne sono tenuta fuori, in parte per quella stessa “allergia” alla retorica delle “solenni dichiarazioni”.
Il che, come ho già scritto, non esclude la condivisione dei principi che sono stati così ben sintetizzati da Andreas Formiconi e Antonio Saccoccio, a nome della community de La scuola che funziona. Anch’io però
penso che non dovrebbero servire, che non si dovrebbe mai “giurare” perché i giuramenti tutto sommato sono fatti più per essere infranti che osservati, che si dovrebbe semmai agire senza “dichiarare”…
Oppure “dichiararlo” lì dove invece crea un certo “imbarazzo accademico” mostrare l’amore per il proprio mestiere e attenzione e cura per quell’umanità che – volente o nolente – “segneremo” con il nostro passaggio nella loro vita.
L’esperienza che stiamo descrivendo [pdf] è fondata sull’idea che l’apprendimento dello studente sia una trasformazione interiore che il docente deve guidare con attenzione e affetto e che quindi l’efficacia della comunicazione didattica si fondi sul pensiero dell’altro, inteso come pre-occupazione di comprendere il suo stile, i suoi interessi, i suoi punti di partenza prima di mettere (eventualmente) mano al variegato strumentario didattico e tecnologico così rassicurante ma così inutile se usato senza cognizione di causa o come mero esercizio di vanità del docente.
Ricordi, Andreas? Discutemmo molto al telefono proprio su questo passaggio. Non ho firmato (ancora?) però reputo importante che il documento venga letto e soprattutto discusso in giro, anche dai non addetti ai lavori. Sono convinta che, paradossalmente, i più critici – su alcuni punti – possano essere proprio alcuni genitori (i colleghi seguaci del Mastrocola/Israel pensiero si danno per scontati
).
Buona lettura!




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iamarf
5 luglio, 2010
ricordo bene e con piacere
avevo appena commentato da Antonio
che anch’io
ho una specie di allergia per la retorica delle “solenni dichiarazioni”, per i giuramenti, le promesse, le “buone intenzioni”.
e che, penso, non dovrebbero servire, che non si dovrebbe mai “giurare” perché i giuramenti tutto sommato sono fatti più per essere infranti che osservati, che si dovrebbe semmai agire senza “dichiarare”…
ma non ho mai riscontrato i propositi riportati in quel manifesto
né quando andavo a scuola né ora
alla riprova dei fatti
e quindi mi piace l’idea di “urlarli”
e mentre l’idea del giuramento m’andava giù poco bene quella del manifesto l’ho caldeggiata parecchio
Maria Grazia
5 luglio, 2010
E’ stata in effetti una piacevole sorpresa trovare un manifesto al posto del giuramento iniziale che mi aveva lasciata un po’ perplessa… Sottoscrivo la tua/vostra scelta
anto
7 luglio, 2010
Grazie MG e Andreas (andreas, ti ringrazio qui, va bene lo stesso?). E’ sempre bello non ..sentirsi soli
Però, allora MANIFESTiamo!!!
iamarf
7 luglio, 2010
certo