Dal Design Thinking a DidaSfera: il pensiero e il prodotto

Pubblicato il 24 ottobre, 2011

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Eccomi qui, a tratteggiare il percorso che ci ha (ri)portato allo SMAU 2011 a lanciare la versione beta di DidaSfera, l’ambiente didattico digitale della BBN, immaginato, sognato, progettato e implementato in questi anni, grazie all’ostinazione di inseguire una visione ;-) e all’aiuto di chi ha creduto nella sua bontà.

Il nostro workshop si è aperto con la mia introduzione, che ha ripreso i contenuti dell’intervento dell’anno precedente (Design Thinking: la mappa come pensiero, strumento, prodotto), dedicato alle caratteristiche della strategia aziendale messa in atto per il ripensamento della forma-libro in un ambiente digitale dedicato all’istruzione e alla formazione.

Il “succo” ;-) del mio incipit, può essere ben sintetizzato con quello dell’articolo scritto per Bricks (Tra fili narrativi e ragnatele editoriali: appunti di viaggio per chi è alla ricerca del testo liquido) , proprio nel periodo in cui preparavo l’abstract per lo SMAU

Ogni oggetto ha un suo universo di riferimento, ci ricorda Tim Brown . Il punto di partenza di un processo di innovazione non può quindi che essere il bisogno umano e le caratteristiche del contesto socio-culturale in cui questo oggetto deve essere utilizzato. La costruzione di prototipi che “aiutano a pensare” e la ricerca di nuove soluzioni insieme alle persone che di questo universo fanno parte sono tappe fondamentali in un tempo di cambiamento, in cui le soluzioni che già abbiamo non bastano più.

Ho continuato con un breve cenno alle mie considerazioni sulla peculiarità del libro di testo nell’universo-libri (che i lettori di questo blog dovrebbero ormai conoscere :-) ) in grado di influenzare la forma-scuola, nonché il ritmo e le modalità dei suoi processi di comunicazione.

A seguire, la mitica fondatrice della BBN editrice, Noa Carpignano – il cui intervento può essere sintetizzato leggendo il post fresco fresco dedicato all’argomento (solo il primo di una serie, dunque se siete interessati rimanete sintonizzati) che ha sottolineato come

Progettare una casa, un business plan o un armadio significa creare uno spazio interno isolando una porzione dello spazio esterno tramite frontiere (confini, muri, numeri) che separano una regione interna da una esterna.

La regione interna può essere ulteriormente suddivisa e, secondo gli obiettivi che ci siamo prefissati ci possono essere dei collegamenti fra questi spazi (una casa avrà le porte, mentre un cassetto è bene non abbia un buco che lo collega a quello sottostante).

Ma spazi interni non vuol dire spazi chiusi o isolati, la continuità spaziale deve comunque essere garantita senza soluzione di continuità, uno spazio di relazione, di comunicazione.

Supponiamo quindi di fare design solo con questo spazio, quello di relazione, e di abitare solo quello. Non abbiamo muri ma solo connessioni…

E a questa storia della connessioni ci crediamo così tanto che anche il nostro ufficio-laboratorio-redazione è un blog privato, in cui ci teniamo aggiornati su ciò che fa l’altro, prendiamo decisioni comuni e così via (qui sotto la testata). :-)

Dulcis in fundo, l’intervento di Maurizio Chatel, nostro direttore editoriale, che si è soffermato più specificatamente sul funzionamento di Didasfera e sulle molteplici possibilità di ricerca e di utilizzo (anche su questo sarete ulteriormente edotti da futuri post).

Da sapere: comincia adesso una fase di stress test della piattaforma a cui saranno invitati un gruppo ristretto di interessati. Ne abbiamo già individuati alcuni ma se la cosa vi interessasse, segnalatemi il vostro nome attraverso la pagina dei contatti, un recapito email e i motivi del vostro interesse. Non essendo solo un testing di tipo tecnico (idee, discussioni, impressioni sono ben accette), vorremmo avere un gruppo eterogeneo di potenziali fruitori anche se non può essere troppo ampio. Scrivetemi e vi farò sapere.

Finita questa prima fase (prevedibilmente entro Natale), con l’anno nuovo si dovrebbe inaugurare la fase di testing più allargata (è una versione beta, non dimenticatelo!) dedicata ai docenti. Nel frattempo, aspettatevi una call tra capo e collo :-) per l’incremento dei contenuti.

Note personali: credo fortemente in questo progetto, in cui l’accessibilità è un riferimento costante del nostro lavoro. Il mio contributo nasce principalmente dagli anni di studio in cui ho dovuto scrivere, riscrivere, ripensare e manipolare testi di studio per renderli accessibili. Ci credo dunque come docente e come genitore.

E’ ora di cominciare a ricordare che, i primi studenti che si avvantaggeranno dei testi digitali sono quelli per cui quelli a stampa non vanno bene, per motivi sensoriali e/o cognitivi. Nessuno ne parla forse anche perché da un lato i “lucchetti” digitali impediscono tecnicamente agli screen reader di leggere i testi (l’accessibilità dei contenuti poi non è minimamente contemplata), dall’altra perché i testi per l’apprendimento vanno ripensati radicalmente nella loro struttura più profonda e non risultare un prodotto riciclato dell’esistente. C’è molto da fare in tal senso. Dateci una mano.

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