…Didasfera, appunto!!!! Con le mani ancora sporche di grasso, la nostra Noa Carpignano annuncia l’apertura dell’officina
Io riporto qui la fantastica infografica da lei preparata per l’avvenimento. Ne riparliamo più tardi.

Pubblicato il 6 gennaio, 2012
…Didasfera, appunto!!!! Con le mani ancora sporche di grasso, la nostra Noa Carpignano annuncia l’apertura dell’officina
Io riporto qui la fantastica infografica da lei preparata per l’avvenimento. Ne riparliamo più tardi.

Claude Almansi
11 gennaio, 2012
Interessante, però mi lasciano perplessa alcune cose:
La licenza Didasfera completa didasfera.it/uploads/DScontratto_licenza_uso.pdf ma anche la sua versione ridotta didasfera.it/licenza-utilizzo dicono:
Nemmeno gli editori tradizionali più sfruttatori rivendicano la proprietà del copyright: chiedono la cessione, di solito per una durata determinata, dello sfruttamento dei diritti patrimoniali – ammettendo che con “copyright” quelli di Didasfera intendano i diritti patrimoniali, poiché riconoscono nella pagina su Creative Commons che i diritti morali non si possono cedere.
Altro problema: la scelta, per i contenuti sotto licenza Creative Commons, di una licenza con clausola “Non opere derivate”, quando la licenza Didasfera completa dice che i docenti sono liberi:
Infine, non sono quasi mai indicati in modo testuale i nomi degli autori, nemmeno nella finestra d’informazioni sul libro, salvo per la sezione Umanistica > Biblioteca, per i libri in lingue straniere e per alcuni – ma non tutti – i testi sotto licenza CC, come la tua tabellina cinese (dove bisogna cliccare su “credits” per vederlo). E questo è anche un problema rispetto al diritto d’autore.
noa
11 gennaio, 2012
Ciao Claude,
hai ragione a sollevare questi dubbi, qui in italia si confonde spesso il copyright con il diritto l’autore, o si pensa che le licenze creative commons siano un’alternativa al copyright.
Infatti può sembrare assurdo mettere il copyright su opere creative commons, ma le due cose non vanno in conflitto. Se condideriamo che il copyright (giurisprudenza degli stati uniti) tutela solo i diritti patrimoniali intesi come diritto di copia-riproduzione-diffusione, ma non i diritti patrimoniali intesi come diritto di rettifica o di ritiro dell’opera, o quelli morali dell’autore, acquista più senso. Bisogna tenere presente che le licenze Creative commons non sono assolutamente una rinuncia al copyright, ma sono una concessione di utilizzo.
Copio da wikipedia: “Le licenze di tipo Creative Commons permettono a quanti detengono dei diritti di copyright di trasmettere alcuni di questi diritti al pubblico e di conservare gli altri”
Quindi l’autore ha concesso i diritti di copia e di sfruttamento economico all’editore, il quale, in accordo con l’autore, rinuncia alla vendita dell’opera e la distribuisce con licenza CC, permettendone la copia e la diffusione con una licenza che prevede la citazione della fonte.
Non importante ai fini di questa discussione, ma per chiarire meglio la nostra posizione, specifico che per la pubblicazione dei contenuti rilasciati CC, qualora siano opere inedite, l’editore riconosce comunque una quota di diritto d’autore, per quanto inferiore a quella dei contenuti posti nella zona in abbonamento. È ovvio che una volta pubblicate da noi, queste opere possono poi essere riprese e ripubblicate altrove, ma si spera che chi ripubblica rispetti la licenza e piazzi un link a DIdaSfera
Detto questo però mi rileggerò con attenzione la licenza per vedere se si può rendere più chiaro quel punto, non mi piace che le cose vengano fraintese!
Il secondo punto, abbiamo scelto la CC 2.5 proprio per evitare che un’opera a firma, ad esempio, di Maria Grazia Fiore
, siano distorta maldestramente e ripubblicata sempre con la sua firma. Conoscendola si arrabbierebbe tantissimo 
con il nostro materiale o con altre fonti. Quindi noi incoraggiamo gli insegnanti a utilizzare i nostri contenuti tagliaincollandoli, miscelandoli ecc.. sapendo che faranno (quasi) tutti un ottimo lavoro. Ma nello stesso tempo, se questi contenuti vengono ripubblicati, devono rimanere integri, perché è l’unico modo per tutelare la qualità e la scientificità del lavoro nostro e degli autori che pubblicano con noi.
L’insegnante in classe può fare quello che vuole, e se il materiale rimane in classe rimane sotto la sua responsabilità. Voglio dire che qualsiasi insegnante può raccontare bufale ai suoi allievi, e nessuno di noi può controllare o impedirlo
E veniamo al terzo punto. Sì, hai ragione. Gli autori, i redattori, gli illustratori ecc.. compaiono solo nei crediti di ciascuna unità.
però sì, è scomodo perché bisogna cliccare sui credits..
Se paragonato a un testo tradizionale, a stampa o digitale che sia, compaiono molto più spesso, praticamente ad ogni paragrafo
Proprio in questi giorni abbiamo parlato di questo problema fra noi, poi altre cose più urgenti hanno fatto cadere il discorso, il tuo commento lo riporta sul tappeto: penso proprio che metteremo il nome dell’autore nella pagina di copertina dei testi
Anche qui approfitto per specificare che i crediti attribuiti in ogni unità hanno una loro ragione di essere: c’è un software che raccoglie i credits da ogni unità e li restituisce in un database che serve per la gestione collettiva dei diritti d’autore (anche quelli CC, come dicevo prima).
Grazie Claude, per l’attenzione che hai riposto nell’esaminare DidaSfera, per avermi dato la possibilità di chiarire qualche punto e… di correggerne qualche altro
Claude Almansi
13 gennaio, 2012
Grazie della risposta, Noa. Però rimane il problema che voi rivendicate la proprietà del copyright – e non il diritto a sfruttare i profitti derivanti dal copyright come avviene di solito. E questo ha un effetto particolarmente grave per le opere che mettete sotto una licenza creative commons vostra anziché degli autori, basandovi sul fatto che siete proprietari del copyright. Tu scrivi:
Ma non è affatto il senso della clausola Niente usi commerciali (NC) della licenza, che significa anzi che l’avente diritto non concede ad altri il diritto di farne un uso commerciale, però ovviamente questo diritto l’avente diritto lo conserva. Il problema è che nel caso dei contributi a Didasfera, l’autore perde questo diritto, mentre voi lo conservate.
Poi quando scrivi:
suppongo che tu alluda alla clausola Niente opere derivate (ND). Ma la clausola ND non è necessaria per questo: i diritti morali – conservati dall’autore in ogni caso – bastano. E in effetti tutte le licenze Creative Commons specificano, per la clausola “Attribuzione” (BY):
Quanto ai credit, il problema è che non compaiono sempre, come dicevo prima.
Infine un punto che non avevo sollevato prima: voi mettete sotto licenza CC BY-NC-ND parti di testi che sono nel pubblico dominio. Vedi il testo integrale della Vita Nuova dove il nome di Dante Alighieri non compare mai in forma testuale: per trovare i credits bisogna andare in ciascuno sotto-file… e dicono soltanto: “Metaredazione: ADVidea”.
È un po’ come se recintaste un pezzo di un parco nazionale e vi lasciaste sì passare i visitatori, ma vietando loro di pubblicare gli schizzi o le descrizioni verbali che ne potrebbero fare, visto che queste cose sarebbero opere derivate, e imponendo loro di aggiungere “Parco privato Didasfera” nelle didascalie delle fotografie se le mettono online.
Certo, in questo caso, ci sono tante altre versioni digitali della Vita Nuova che riconoscono correttamente che è nel pubblico dominio. Quindi la gente userà una di quelle e ignorerà quella che pretendete di recintare.
Però potrebbe darsi che qualcuno reperisca una copia di un’opera nel pubblico dominio, della quale rimangono poche copie stampate, la scandisca, ve la proponga e voi la pubblichiate sotto quella licenza BY-NC-ND.
Veramente è successo un caso del genere in Svizzera: a marzo 2010, diverse biblioteche pubbliche avevano creato la piattaforma e-rara,ch, per depositare versioni digitali di opere stampate antiche e rare che avevano nei loro fondi. All’inizio, anche loro avevano messo questi testi sotto una licenza creative commons – BY-NC-SA in quel caso – nelle loro Norme per l’uso. Il team Creative Commons Svizzera ha chiesto loro di toglierla, visto che il suo uso era improprio per opere nel pubblico dominio, e dopo aver nicchiato un po’, hanno ottemperato (1).
Forse vi converrebbe consultare il team Creative Commons Italia su questo punto.
(1) Vedi E-rara.ch: Ancient Books, Public Domain and Moral Barriers. Tra i mezzi utilizzati dal team CC Svizzera per convincere quelli di e-rara di togliere questa licenza, Hartwig Thomas ed io avevamo fatto in gibbs-architecture.wikispaces.com/ una versione digitale (scan fotografici e testi digitali) di “A book of architecture containing designs of buildings and ornaments” di J. Gibbs a partire della versione e-rara: poiché wikispaces.com è una piattaforma commerciale questo avrebbe violato la clausola NC della licenza CC e-rara se questa licenza avesse avuto la minima validità.
Maria Grazia
14 gennaio, 2012
care ragazze,
seguo con interesse la vostra discussione ma la mole di lavoro che mi sommerge non mi permette di rispondere così approfonditamente. Ho letto e riletto l’articolata lista di osservazioni di Claude. La questione dei credits in Didasfera è molto complessa, anche perché tutta la retribuzione delle persone che ci lavorano si basa su questa. Qualche annotazione qui e lì… Claude scrive:
No. Non è così. Del resto Noa ha scritto:
Pubblicare sotto CC significa, per Didasfera, investire probabilmente più di quanto si guadagna, almeno nell’immediato. L’autore viene comunque retribuito, anche se in proporzione minore rispetto ad un’opera destinata alla vendita, e l’editore si sobbarca della curatela e del lavoro redazionale e metaredazionale (incluso tutto il lavoro di descrizione delle immagini) così come in qualsiasi altra opera. Se poi l’autore decide di ripubblicare a pagamento lo stesso contenuto sapendo che la gente lo può leggere da qualche altra parte senza pagare niente e c’è un editore disposto a pubblicarlo, mi sembra che l’autore debba cambiare commercialista! Le tue osservazioni sono comunque preziose per analizzare anche scenari diversi e comprendere meglio quali strumenti usare per una distribuzione che, per molti versi, non ha precedenti (nell’editoria scolastica sicuramente).
Leggo inoltre che ce l’hai
spesso con i credits che devono essere letti unità per unità e non in maniera testuale. Qual è il punto critico esattamente? La non uniformità dipende dai lavori in corso che procedono in maniera parallela e che sono destinati a rivedere scelte editoriali fatte inizialmente: le versioni beta nascono per questo e, in effetti, al di là delle idee che uno ha in testa inizialmente, la messa in pratica richiede sempre ripensamenti e aggiustamenti. Le opere di pubblico dominio sono tra queste e sicuramente ne riparleremo.
Ora devo scappare perché ho una riunione alle 11.00 e non ho ancora pronto il materiale su cui dobbiamo discutere però ci tengo ad evidenziare una cosa: in Didasfera bisogna ragionare per “unità minime”. Queste unità possono essere “legate” tra loro in un insieme che normalmente chiamiamo testo ma anche essere “attraversate” e riassemblate seguendo interessi di lettura, di studio e di ricerca diversi. E’ questo l’enorme lavoro che stiamo facendo. Ed è per questo che, ad esempio, i credits possono cambiare da un’unità all’altra. Dunque, credo che questa discussione possa essere ancora più proficua se ragioniamo in questi termini invece che in quelli di testi comunemente intesi. Altrimenti, rischiamo di ridurla ad un repository o ad una semplice piattaforma per l’upload e il download, come ha pensato qualcuno
Ok. Riprendete il vostro scambio che io vi leggo
E vi ringrazio per l’arricchimento dei contenuti del mio blog: diventerà una piccola Treccani ^___^
Claude Almansi
14 gennaio, 2012
Ciao Maria Grazia,
A proposito di:
Eppure Cory Doctorow ha potuto rinunciare al suo lavoro alimentare fisso presso la Electronic Frontier Foundation proprio da quando ha deciso di offrire i suoi racconti e romanzi gratuitamente sotto licenza Creative Commons con clausola NC in forma digitale, e di pubblicarli in modo tradizionale a pagamento. Vedi il suo articolo per la rivista Locus, Think Like a Dandelion. Cfr. anche l’ormai classico The Wealth of Networks di Yochai Benkler, pubblicato simultaneamente nel 2008 in forma digitale su un wiki dell’Università di Harvard e sotto licenza CC-NC-SA sul come libro stampato a $20 da Yale University Press (però ormai fuori stampa).
E lo stesso sistema di distribuzione gratuita sotto licenza CC con NC del testo digitale abbinata alla vendita tradizionale del libro stampato è quello scelto dall’editore Guaraldi di Firenze, che mi pare di aver visto menzionato come fonte alcune volte in Didasfera.
Altro esempio, questa volta in campo multimediale: il cartone animato Sita Sings the Blue di Nina Paley. Lei è andata oltre, scegliendo la licenza CC-BY-SA. I soldi li fa con i prodotti derivati e dalle copie 35mm per la proiezione in sala.
Questa doppia pubblicazione a pagamento e sotto licenza CC è anche il modello riconosciuto per la pubblicazione Open Access di opere accademiche, obbligatoria in molti paesi se le opere sono basate su un lavoro finanziato totalmente o in parte da denari pubblici (eseguito nel contesto della professione universitaria, con finanziamenti da enti tipo CNRS ecc).
Sui credits: non ho mai detto che non sono testuali: lo sono. Ma ci vogliono diversi click per giungere alla sottoparte dell’opera dove sono presenti. E per chi non è ancora abbonato, sono visibili soltanto per le opere sotto licenza CC. Questo significa che chi esplora il sito prima di decidere se abbonarsi o meno non può farsi un idea di chi siano gli autori delle altre risorse – mentre persino in una libreria che vende libri sotto plastica, il nome dell’autore si può vedere.
noa
14 gennaio, 2012
Eccomi, ho diviso per praticità la risposta in due parti, la prima: CC su opere originali, inedite.
Perché dici che noi rivendichiamo il copyright, e non il diritto a sfruttare i profitti derivanti dal copyright? Cos’altro rappresenta il copyright se non questo diritto?
Se tu prendi un qualsiasi libro a stampa trovi ©editore – anno di edizione, non trovi ©autore + editore si riserva i profitti.
Se poi noi rinunciamo a un incasso non è un vantaggio di tutti? Soprattutto dell’autore direi che, in questo modo, viene tutelato e pure retribuito per qualcosa che viene distribuito gratuitamente.
Ed è vero che l’autore perde il diritto allo sfruttamento commerciale dell’opera, qualsiasi contratto editoriale è basato sulla cessione dei diritti di tipo commerciale all’editore che – giusto per dire – investe comunque delle risorse nella pubblicazione.
Insomma, a livello “temporale”, PRIMA viene il contratto editoriale. Si decide di pubblicare l’opera, e questo nel nostro caso comporta:
Revisione stilistica, correzione di bozze, scelta delle immagini e/o creazione delle stesse, scrittura dei testi alternativi per i non vedenti, destrutturazione del testo originale e riorganizzazione a mappa della struttura, implementazione sulla piattaforma, scelta dei tag per ogni unità di lavoro, ricerca dei suggerimenti di percorso interni ed esterni alla piattaforma ecc.
E poi DOPO, si decide di rilasciare l’opera gratuitamente. Se l’autore non avesse ceduto i diritti dell’opera, col cavolo che ci avremmo investito centinaia di ore uomo per lavorarla, non credi? Per poi distribuirla gratuitamente, oltretutto.
Quindi, quando dici
dici il vero, ma nello stesso tempo ma sbagli a far coincidere “per principio” il detentore del copyright con l’autore. L’avente diritto, in questo caso come in molti altri (non siamo gli unici editori a pubblicare con licenza creative commons) è l’editore.
Il problema dei credits che non compaiono sempre, a parte la questione di aggiungerli a livello di testo e non solo di unità, come si diceva nel commento precedente, è semplicemente che ci stiamo ancora lavorando. I credits vengono aggiunti pian piano dai metaredattori e oltretutto i primi che sono stati inseriti, in fase di prova del software di rilascio del database, sono stati messi, appunto, per prova, quindi sono ancora da correggere.
La piattaforma è in versione beta mica per niente
stiamo lavorando a pieno ritmo su tutti i fronti e raccogliendo tutte le segnalazioni che ci vengono fatte, contando di riuscire a rilasciare più materiale possibile (revisionato e corretto) per l’inizio di settembre.
La seconda parte: CC su opere di pubblico dominio.
Nell’esempio che tu fai della Vita Nuova, ma vale anche per altri classici, non compare il nome di Dante nei credits proprio perché non possiamo mettere Dante nel database di coloro che hanno lavorato alla piattaforma (e neppure Dickens o Wilde…), ed è proprio questo il motivo per cui si discuteva di inserire gli autori a livello di testo – e torniamo di nuovo al commento precedente, dacci tempo.
L’esempio che fai della biblioteca Svizzera penso non sia pertinente, perché un conto è pubblicare un’opera “as is”, per esempio delle illustrazioni di pubblico dominio, o un testo preso da liber liber, scansioni varie, altro conto è prendere un’opera, lavorarla e dare una veste editoriale. Della Vita Nuova noi abbiamo pubblicato due versioni, la prima è una versione commentata, e l’altra è la versione originale, quest’ultima, anche se impaginata con cura e copertinata è distribuita gratuitamente (ci sono editori che fanno pagare..)
Ovviamente la licenza CC è per il testo impaginato, con tanto di illustrazione (del nostro illustratore) di copertina ecc… quindi, in questo specifico caso, per il file pdf e non per l’opera testuale che è, ovviamente di pubblico dominio e reperibile in vari luoghi della rete.
Esattamente come qualsiasi editore ti fa pagare, nell’acquisto di un classico del quale sono scaduti i diritti, non solo i costi di stampa e distribuzione, ma anche i costi di impaginazione e redazione, noi ci teniamo i diritti sul nostro lavoro, pur distribuendolo gratuitamente.
Epperò la licenza la mettiamo, perché se un altro editore decidesse di stampare e vendere il nostro testo perché se lo trova corretto, impaginato e copertinato… non ci piacerebbe.
Altre differenze tra noi e “e-rara.ch”
Leggo nel sito che mi hai segnalato:
Noi non impediamo a nessuno, e nessuno deve chiederci il permesso, per pubblicare su altri server questi contenuti. Dove c’è licenza creative commons si può ripubblicare ovunque.
Inoltre:
Noi non utilizziamo fondi pubblici ma investiamo il nostro (tanto) tempo e i nostri (pochi) soldi.
E infine:
Noi stiamo gettando sangue (ore, ore e ancora ore di lavoro) per cercare di rendere tutto accessibile ai non vedenti (e non solo), e non lo facciamo solo per le opere in abbonamento, ma anche per quelle rilasciate con CC. E ti assicuro che anche solo il testo alternativo, se si decide di farlo bene, con un testo pertinente e veramente descrittivo, è una rogna colossale.
Maria Grazia
14 gennaio, 2012
@Claude
per editore intendevo un editore… “digitale”. La formula CC online (gratuita) e a stampa (a pagamento) è altro rispetto a ciò che stavo pensando. La mia visione si riferiva esclusivamente a testi distribuiti in formato digitale.
@Noa
però avere Dante tra gli autori sarebbe stato una gran figata!!!!
Claude Almansi
14 gennaio, 2012
Noa, re:
Non ho detto che rivendicate il copyright ma che rivendicate la proprietà del copyright invece di limitarvi, come fanno gli editori persino più duri con gli autori, a richiedere nel contratto la licenza di sfruttarlo per una data durata. In effetti l’anno scorso ho ricevuto diverse lettere di editori italiani che mi chiedevano di rinnovare – contro nuovo compenso – la licenza che avevo loro concessa per contratto anni fa, che era arrivata a termine. Questi libri erano stati pubblicati originalmente con la menzione “©editore – anno di edizione” che menzioni, o variazioni di questa formula, però questo non significava che gli editori erano proprietari del copyright, solo che avevamo concesso loro una licenza di durata limitata per sfruttarlo
Invece ci sono altri libri dove io o mio marito (adesso morto, quindi sono io l’avente diritto su di essi) avevamo stipulato contratti con gli editori dove ci tenevamo noi il copyright, che quindi appare come ©autore + data, autorizzando però nel resto del contratto l’editore a condividere con noi parte dei proventi. È il caso dell’antologia Theatre of Sleep che avevamo pubblicato presso Pan Books, perché volevamo poter negoziare noi i contratti per la pubblicazione in altre lingue.
Ed è quel che è avvenuto con la versione italiana (Teatro del Sonno) pubblicata da Garzanti, con chi abbiamo potuto negoziare direttamente il contratto, proprio perché ci eravamo tenuti il copyright della versione inglese (1).
Per i credit: grazie della spiegazione. Però bisognerebbe avere 2 categorie nel database: per gli autori e per i collaboratori, e se qualcuno rientra nelle 2 categorie, lo si inserisce in entrambe. Per ora, forse sarebbe possibile aggiungere il nome dell’autore nella pagina principale dell’opera? ad es in quella per la Vita nuova, mettere “La vita nuova di Dante Alighieri – modulo unico” invece di “La vita nuova – modulo unico”, e nella pagina dei testi letterari italiani (come avete fatto d’altronde per i testi tedeschi)
Re opere di dominio pubblico e licenze CC, scrivi:
Le opere di e-rara.ch non sono mica presentate “as is”: ognuna è corredata da un apparato critico, e sono inserite in un database molto raffinato che consente ricerche accurate. Però ecco, il problema è che volevano mettere anche gli stessi testi digitalizzazione sotto licenza CC. E non si può perché la digitalizzazione di un testo non è un’opera creativa ai sensi del diritto d’autore. Lo stesso vale per l’impaginazione ecc: tutto lavoro che va remunerato, ma la cui remunerazione non viene protetta dal diritto d’autore, che si applica soltanto al lavoro creativo.
Scrivi anche:
Ovviamente la licenza CC è per il testo impaginato, con tanto di illustrazione (del nostro illustratore) di copertina ecc… quindi, in questo specifico caso, per il file pdf e non per l’opera testuale che è, ovviamente di pubblico dominio e reperibile in vari luoghi della rete.
Allora questo lo dovete spiegare meglio: non risulta affatto chiaro quando si leggono i testi sotto licenza CC sul vostro sito. Ad es. nella pagina dei capitoli I-II della Vita Nuova (e anche in tutti i vostri testi sotto CC) si legge soltanto, sotto “Questo frame didattico”: “Common Creative” che è una dicitura inesatta, e comunque andrebbe linkato alla licenza.
E non risulta chiaro nemmeno dalla vostra pagina Licenze Creative Commons, che non menziona questa distinzione tra il file PDF e la versione testuale. A parte il fatto che per la Vita Nuova, questa versione PDF non l’ho trovata.
Re:
Ci credo: per oltre 2 anni, fino all’agosto scorso, mi sono state affidate dal redattore capo di etcjournal.com “accessibility issues”. Un blog wordpress come questo, dove ogni volta che inserisci un’immagine vieni invitata ad aggiungere il testo alternativo. Non c’era verso di farglielo applicare, né di fargli entrare in testa che i testi presentati come immagini non li leggono né le sintesi vocali dei ciechi né i motori di ricerca, e sono una rottura di palle per chi legge col telefonino. Quindi gli ripassavo dietro, aggiungendo le descrizioni alternative alle immagini, sostituendo le sue immagini di testo con testi veri, sottotitolavo i video inseriti ecc.
Quindi posso ben immaginare quanto ancora più pesante sia il lavoro che fate per rendere i testi accessibili. Però non è un lavoro proteggibile dal diritto d’autore: i commenti, le illustrazioni sì – ma non l’impaginazione e nemmeno il lavoro per renderla accessibile, perché non sono lavori creativi ai sensi della diritto d’autore. Però questi lavori li potete proteggere per contratto di diritto privato .
Un’ultima cosa “licenza CC 2.5″ come c’è nell’infografia e come hai scritto nel commento precedente non vuol dire niente: bisogna specificare le restrizioni scelte (BY-NC-ND) nel vostro caso – poi perché quella 2.5 quando c’è già una versione 3.0 di tutte le licenze CC adattate al diritto italiano?
(1) Nel caso di Garzanti abbiamo dato loro licenza di sfruttare il copyright della versione italiana per una durata limitata perché così non dovevamo sobbarcarci di nuovo la corrispondenza per ottenere i diritti sulle opere citate ancora sotto copyright, come avevamo dovuto fare per l’edizione inglese.
Claude Almansi
14 gennaio, 2012
PS non da pubblicare per Maria Grazia: ho dimenticato il tag dopo “proprietà” nella 1a frase dopo la 1a citazione di Noa. Scusami: lo potresti aggiungere, per favore? Altrimenti tutto il resto appare in grassetto.
Maria Grazia
14 gennaio, 2012
Scusa Claude ma il commento era approvato per default. Quelli che vanno in moderazione è perché sono i primi di quell’autore o contengono più link. Comunque il tag l’ho chiuso
noa
14 gennaio, 2012
sono di corsa e non posso scrivere ora una risposta lunghissima, salto alle licenze 2.5 VS 3.0, abbiamo adottato le 2.5 alcuni anni fa, e non ho ancora trovato il tempo per vedere le traduzioni del 3.0, lo farò quanto prima.
Sarebbe interessate fare una disamina di quello che è il lavoro creativo su didasfera, perché non si parla di impaginazione o redazione così come fino a ora l’abbiano conosciuta…
futre
14 gennaio, 2012
ciao a tutti, sono futre, programmatore della piattaforma, non intervengo in merito alla discussione, è al di fuori delle mie competenze, però mi pare strano che non venga messo in rilievo quello che didasfera propone, una rivoluzione, una rivoluzione dell’editoria scolastica, i contratti si possono riscrivere, non credo sia un problema, ma creare un progetto di rottura totale di quelli che sono i meccanismi attuali delle lobby editoriali…. beh, parliamo di questo?
noa
14 gennaio, 2012
sempre di corsa aggiungo, a proposito di CC (2.5 o 3…) che sono curiosa di vedere se le nuove licenze LL si adatteranno meglio alle nostre sperimentazioni.
http://librarylicense.org/
Claude Almansi
15 gennaio, 2012
@Maria Grazia: Grazie per la correzione!
@futre: scusami: avevo iniziato dicendo che il progetto è interessante, e lo è certamente come piattaforma – ma non mi intendo dell’aspetto programmazione. quindi sono passata alla questione della licenza CC, perché di queste mi occupo come membro esterno del comitato CC svizzero. Vero che i contratti si possono riscrivere, però le licenze CC sono irrevocabili.
@Noa: allora siamo d’accordo se si tratta di cessione dello sfruttamento del copyright, e non di darvene la proprietà. Però sarebbe meglio evitare il termine “proprietà” nei testi sulle licenze.
Grazie per il link al progetto delle licenze LL. Da un lato potrebbe facilitare una pubblicazione semi-aperta,i n quanto certi editori potrebbero essere meglio disposti a concedere l’accesso dopo un lasso di tempo determinato soltanto alle biblioteche pubbliche, o addirittura soltanto a certe biblioteche. Però dall’altro queste restrizioni – soprattutto la seconda cozzano con il principio stesso dell’Open Access com’è definito, ad es., dalla Dichiarazione di Berlino:
(il grassetto è mio … e questa volta ho chiuso il tag)
Quindi mi sembrano probabili obiezioni da parte di Creative Commons e del responsabili di depositi Open Access a queste restrizioni della LL. Soprattutto visto che Jeff Goldenson sembra disposto ad usare protezioni anti-copia (DRM) nei testi per implementarle (vedi la sua risposta a Kåre Fiedler Christiansen).
Ma è vero che voi non siete tenuti a rispettare i criteri dell’Open Access. Domanda, però: com’è l’accesso all’internet nelle biblioteche pubbliche italiane, oggi? C’è l’accesso WiFi? Una buona larghezza di banda?