La qualità dell’integrazione scolastica

11 11 2009

Sono in pieno caos organizzativo per la partenza di domani… Lasciare una casa e tre figli in balìa di un marito solo (pur bravissimo) :-D è un’operazione che richiede il massimo impegno.

E così, mentre faccio anticipare un po’ di compiti ad Aurora, mi arrabatto tra carte e software da portarmi dietro. Perché io sono una che si porta dietro un intero corredo di Linus – in termini di cose da fare/studiare – quando parte. E’ spesso peso inutile ma non ne posso fare a meno. Un po’ del mio studio deve rimanere con me ;-)

Questa volta poi, inaugurerò il mio nuovo eePC (che ritirerò stasera) nella prospettiva di realizzare una web-cronaca o – più verosimilmente – di buttare giù due appunti da condividere sul blog.

Comincio quindi dall’inizio, condividendo il programma. Ci leggiamo al mio ritorno :-)





Su sostegno, paritarie e amenità varie

29 10 2009

Nel mio “giro-stampa” mattutino circa l’avanzare della trionfale macchina da guerra riformatrice Gelmini-Tremonti, mi sono soffermata su alcuni articoli che, se non fossero seri, si potrebbe sperare di aver capito male…

Su La Tecnica della Scuola, ad esempio, leggo che le associazioni cattoliche stanno perdendo la pazienza, dato che nella prossima Finanziaria la “scure” del Mef non risparmierà le scuole cattoliche, che si vedranno sottrarre una cospicua quota di finanziamenti.

Dalle associazioni giunge ora un vero e proprio un appello ai più alti rappresentanti della maggioranza in Parlamento, che sia in campagna elettorale sia nelle uscite pubbliche, hanno continuato a parlare di effettiva equiparazione. Salvo poi contraddirsi in sede di approvazione legislativa. Un atteggiamento che, fanno intendere le associazioni, potrebbe avere un peso non indifferente anche in sede di preferenza elettorale.

Paura, eh? Roba da far tremare le vene ai polsi! Insomma, la solita storia del tu dai una cosa a me ed io una cosa a te. Siamo sicuri che il grido di dolore non rimarrà inascoltato.

In effetti, con una scuola pubblica messa in ginocchio, in attesa del colpo di grazia dei prossimi due anni, avere la faccia tosta di pretendere di non essere toccati dai tagli renderebbe auspicabile “l’equipollenza del trattamento” tra studenti delle paritarie e quelli delle statali: ovviamente dell’era Gelmini.

Saltando di fiore in fiore, giungiamo poi all’articolo relativo alla denuncia dell’Anffas (rivolta soprattutto alle scuole siciliane) circa

le situazioni in cui gli alunni disabili verrebbero allontanati dalle classi di appartenenza durante le ore di lezione

adombrando il timore (che con l’andar del tempo, gioco forza, diventerà certezza) di un ritorno alle classi speciali. Eppure non ce ne sarebbe motivo (sembra intendersi tra le righe) data l’esistenza al Sud  (vedi apposita tabella relativa all’anno 2008/2009) di un rapporto alunni/posti è molto più favorevole rispetto ad altre aree del territorio nazionale.

Anzi (e qui tiriamo fuori la perla di saggezza)

se poi si tiene conto che nelle regioni del nord il tempo-scuola è in genere più esteso che al sud, risulta evidente che al sud gli alunni disabili godono di una “copertura” più ampia rispetto agli alunni del centro-nord.

Traduzione: dato che al centro-nord gli studenti stanno a scuola più tempo, quelli del sud sono più fortunati perché la proporzione è a loro vantaggio.

Se poi ci aggiungiamo la povertà della rete associazionistica e socio-sanitaria del territorio, la scarsità territoriale di centri specializzati nella riabilitazione, lo squilibrio (facilmente accertabile) tra la possibilità di intervento e di scelta date alle famiglie del centro-nord rispetto a quelle del sud, l’impreparazione di quei docenti che transitano sul sostegno solo per entrare di ruolo e che vengono chiamati a far sostegno anche senza uno straccio di preparazione…

potremmo addirittura aggiungere che i disabili del sud sono avvantaggiati anche perché trascorrono molto più tempo con mamma e papà a differenza dei loro coetanei del centro-nord.

Non è una fortuna?





Mens sana in corpore sano

23 10 2009

Tratto dall’Unità:

Sbigottito e dispiaciuto» – testuale – perché molti suoi amministrati «devono andare a Sorrento per curare il fisico», Gennaro Cinque, sindaco Pdl di Vico Equense, ha pensato di accorrere in loro soccorso. Basta, dunque, ai penosi e defatiganti pellegrinaggi lungo i tornanti della Penisola sorrentina: i massaggi, il bagno turco e i trattamenti viso-corpo i cittadini di Vico li faranno in casa. Più precisamente nella frazione Montechiaro, terrazza a 600 metri sul livello del mare…

Provate ad indovinare chi è stato sfrattato per garantire la beauty farm agli amministrati sofferenti del nostro premuroso sindaco?





Un emendamento del PDL alla norma sui precari nella scuola

22 10 2009

Tratto dal Corriere della Sera:

MINI SANATORIA PER PRESIDI SICILIA – Via libera a una mini sanatoria per i presidi siciliani. Grazie a un emendamento del Pdl, l’annullamento degli atti delle procedure concorsuali ordinarie e riservate a posti di dirigente scolastico indette prima dell’emanazione del decreto 140/2008, non andrà a incidere sulle posizioni giuridiche acquisite dai candidati dei concorsi che in quanto vincitori o idonei sono stati assunti in servizio.





La scuola infelice ovvero l’infelicità di fare scuola

19 10 2009

Con un certo raccapriccio, vi segnalo l’episodio e l’annessa discussione online tra… docenti, su cui riflette Antonio Vigilante (via Fuoriregistro).

Un episodio di violenza contro uno studente è commentato dai docenti con parole non troppo diverse da quelle che gli studenti userebbero per commentare un episodio di violenza di uno di loro contro un docente. E’ evidente che c’è un conflitto. La scuola è il luogo in cui i docenti odiano – o sopportano, accumulando rancore e frustrazione – gli studenti, e lo stesso avviene agli studenti. La pretesa assurda è che questo luogo, in cui ci si odia, sia al tempo stesso il luogo dell’educazione…

Preferisco non aggiungere altro.





Dall’Atto d’indirizzo del primo ciclo: leggere per credere

17 09 2009

L’ultima perla in materia di scuola dell’obbligo, è il cosiddetto Atto d’indirizzo del I ciclo che dovrebbe illuminare noi poveri operatori del settore, su come far emergere le straordinarie potenzialità di rinnovamento del sistema da quello che rimarrà quando la mannaia si sarà fermata.

Vi invito a leggere la serie di banalità (certo che sarà costato fatica scriverle!) che dovrebbero dirci qualcosa ma che, onestamente, solo di fumo negli occhi danno.

Un esempio per tutti (maestre e maestri tenetevi forte), le priorità per la scuola primaria:

Il quinquennio della scuola primaria costituisce l’arco temporale entro cui si pongono le basi – decisive ai fini dell’ulteriore sviluppo dell’itinerario formativo dei giovanissimi allievi – dell’alfabetizzazione. In tale ottica, nell’ampio ed articolato quadro di un percorso curricolare caratterizzato da pluralità ed integrazione di linguaggi, contenuti, tecniche ed attività, costituiscono priorità irrinunciabili:

a) assicurare al termine della scuola primaria l’apertura ai valori della cittadinanza e al senso della storicità e della fenomenologia sociale;

E cosa significa? Mi date un’interpretazione del “senso della storicità e della fenomenologia sociale”??? La storia e la geografia (le educazioni, vabbè, sono un di più) le buttiamo nel water???

b) garantire, pur nel rispetto dell’unitarietà del percorso di crescita e di formazione, un coerente livello delle competenze in italiano, in matematica, in inglese e in scienze, in modo da consentire all’alunno il padroneggiamento teorico e pratico delle relative conoscenze.

La “coerenza” a cosa si riferisce? Cos’è il “padroneggiamento teorico e pratico”? Cosa c’è nella parola “competenza” che spaventa tanto? Ma, soprattutto, come dovremmo valutarlo questo padroneggiamento? In inglese, poi, dove volete mettere le docenti a insegnare dopo un corso coatto di 150 ore? Toglietela proprio la lingua straniera che ci facciamo miglior figura!!!

E’ in un tale contesto e in vista del raggiungimento dei traguardi essenziali sopra indicati che, in considerazione delle complesse esigenze del mondo attuale, va attualizzata ed innovata la tradizionale definizione della scuola primaria come quella del “leggere, scrivere e far di conto”.

Ma la tradizionale per chi? Per la casalinga di Voghera? O avete consultato il libro Cuore per trovare ispirazione adeguata? E quella che volete voi cos’è? L’università per piccoli geni? Ma vi rendete contoooooooo?





Ricercatori in Italia

29 06 2009

Dal Corriere:

Caro presidente Napolitano, chi le scrive è una non più giovane ricercatrice precaria che ha deciso di andarsene dal suo Paese portando con sé tre figli nella speranza che un’altra nazione possa garantire loro una vita migliore di quanto lo Stato italiano abbia garantito al­la loro madre. Vado via con rab­bia, con la sensazione che la mia abnegazione e la mia dedi­zione non siano servite a nulla. Vado via con l’intento di chie­dere la cittadinanza dello Stato che vorrà ospitarmi, rinuncian­do ad essere italiana.

Signor presidente, la ricerca in questo Paese è ammalata. La cronaca parla chiaro, ma oltre alla cronaca ci sono tantissime realtà che non vengono denun­ciate per paura di ritorsione perché, spesso, chi fa ricerca da precario, se denuncia è auto­maticamente espulso dal «siste­ma » indipendentemente dai ri­sultati ottenuti. Chi fa ricerca da precario non può «solo» contare sui risultati che ottie­ne, poiché in Italia la benevo­lenza dei propri referenti è una variabile indipendente dalla qualità del lavoro. Chi fa ricer­ca da precario deve fare i conti con il rinnovo della borsa o del contratto che gli consentirà di mantenersi senza pesare sulla propria famiglia. Non può per­mettersi ricorsi costosi e che molto spesso finiscono nel nul­la. E poi, perché dovrebbe adi­re le vie legali se docenti dichia­rati colpevoli sino all’ultimo grado di giudizio per aver con­dotto concorsi universitari vio­lando le norme non sono mai stati rimossi e hanno continua­to a essere eletti (dai loro colle­ghi!) commissari in nuovi con­corsi?

Io, laureata nel 1990 in Medi­cina e Chirurgia all’Università di Pavia, con due specialità, in Pediatria e in Genetica medica, conseguite nella medesima Uni­versità, nel 2004 ho avuto l’onore di pubblicare con pri­mo nome un articolo sul New England Journal of Medicine i risultati della mia scoperta e cioè che alcune forme di linfo­ma maligno possono avere un’origine genetica e che è dun­que possibile ereditare dai geni­tori la predisposizione a svilup­pare questa forma tumorale. Ta­le scoperta è stata fatta oggetto di brevetto poi lasciato decade­re non essendo stato ritenuto abbastanza interessante dalle istituzioni presso cui lavoravo. Di contro, illustri gruppi di ri­cerca stranieri hanno conferma­to la mia tesi che è diventata ora parte integrante dei loro progetti: ma, si sa, nemo profe­ta in Patria.

Ottenere questi risultati mi è costato impegno e sacrifici: mettevo i bambini a dormire e di notte tornavo in laboratorio, non c’erano sabati o domeni­che…

Lavoravo, come tutti i precari, senza versamenti pen­sionistici, ferie, malattia. Ho avuto contratti di tutti i tipi: borse di studio, co-co-co, con­tratti di consulenza… Come ul­timo un contratto a progetto presso l’Istituto di Genetica me­dica dell’Università di Pavia, fi­nanziato dal Policlinico San Matteo di Pavia.

Sia chiaro: nessuno mi impo­neva questi orari. Ero spinta dal mio senso del dovere e dal­la forte motivazione di aiutare chi era ammalato. Nel febbraio 2005 mi sono vista costretta a interrompere la ricerca: mi era stato detto che non avrei avuto un futuro. Ho interrotto una ri­cerca che molti hanno giudica­to promettente, e che avrebbe potuto aggiungere una tessera al puzzle che in tutto il mondo si sta cercando di completare e che potrebbe aiutarci a sconfig­gere il cancro.

Desidero evidenziare pro­prio questo: il sistema antimeri­tocratico danneggia non solo il singolo ricercatore precario, ma soprattutto le persone che vivono in questa Nazione. Una «buona ricerca» può solo aiuta­re a crescere; per questo moti­vo numerosi Stati europei ed extraeuropei, pur in periodo di profonda crisi economica, han­no ritenuto di aumentare i fi­nanziamenti per la ricerca.

È sufficiente, anche in Italia, incrementare gli stanziamenti? Purtroppo no. Se il malcostu­me non verrà interrotto, se chi è colpevole non sarà rimosso, se non si faranno emergere i migliori, gli onesti, dare più soldi avrebbe come unica con­seguenza quella di potenziare le lobby che usano le Universi­tà e gli enti di ricerca come feu­do privato e che così facendo distruggono la ricerca.
Con molta amarezza, signor presidente, la saluto.

Rita Clementi





Cara Maria Stella, ride bene…

18 06 2009

…chi ride ultimo, dicevano gli antichi. Ovviamente, qui, da ridere non c’è proprio niente né da essere soddisfatti (come al contrario sembrerebbe la nostra ministra) alla provvidenziale (sempre per lei) bacchettata dell’OCSE alla nostra scuola.

Cruciale la domanda che si pone Dedalus nell’interessante intervento su ScuolaOggi:

che cosa ha fatto il governo – e il duo Gelmini-Tremonti in particolare – per migliorare la qualità del sistema scolastico italiano in questo anno di legislatura?
Quali sono state le scelte di fondo di politica scolastica, le “riforme” messe in atto e la loro ricaduta sulle scuole e sul sistema di istruzione?

Qui, oltre ai tagli, non si è visto nulla… E poi – mi chiedo – se l’OCSE ha la vista così lunga, perché siamo andati a smantellare la scuola primaria, dalla suddetta istituzione indicata proprio a settembre scorso come il segmento scolastico di qualità?





Post…

10 06 2009

Mi chiedevo cosa scrivere in un post post-elezioni in cui il mio impegno civico mi ha portato anche ad affrontare la fatica bestiale (nel senso più pieno del termine) di fare la rappresentante di lista.

Le prime impressioni sono di carattere generale:

1) è allucinante rendere possibile una proliferazione di liste fatte esclusivamente per permettere ai singoli di guadagnarsi un posto ben pagato (31 liste al Comune di Bari, giusto per dare l’idea, con le conseguenze che ben sappiamo);

2) è ancora più assurdo nell’era digitale (o quasi) votare su lenzuoloni la cui metratura quadra supera quella della superficie della cabina elettorale;

3) è impensabile pensare che le operazioni di spoglio possano protrarsi per 16 ore consecutive (a partire dalle 14.00 del lunedì fino alle 6.00 del martedì per quel che mi riguarda, essendo andati a dormire alle 5.00 del lunedì mattina per lo spoglio delle europee) senza che la gente cominci a dare i numeri, come è successo (e questo nelle sezioni dove le cose sono andate a gonfie vele);

4) è raggelante scoprire che la maggior parte dei presidenti e la quasi totalità dei rappresentanti di lista (sulla cui pelle si è fatto un mercimonio terrificante) erano totalmente impreparati al compito che dovevano svolgere e, anche per questo, “sciolti” spesso come cani rabbiosi con il compito di contestare “a prescindere”.

Posto ciò, sarebbe interessante cominciare ad interrogarsi sul funzionamento generale della macchina democratica, se ancora tale la vogliamo chiamare.

Per ciò che riguarda i risultati a sinistra, cosa scrivere che non sia già sotto gli occhi di tutti? Se volete leggere qualcosa al curaro, potete dare uno sguardo qui o qui. Una che ha vissuto le campagne delle sinistre nella terra di Vendola ha già visto e sentito abbastanza…

fondoImmagine: PV





Il futuro radioso dell’istruzione in Puglia

7 05 2009

Duemila 107 docenti in meno nelle scuole medie di primo e secondo grado. Sale a 3mila 337 il numero totale di cattedre che l´anno prossimo spariranno dagli istituti pugliesi; dopo i mille e 230 maestri in meno nelle elementari, ieri l´ufficio scolastico regionale ha definito in un vertice con i sindacati gli ultimi tagli in organico. Le scuole medie inferiori, che perderanno 1120 iscritti, pagheranno il prezzo maggiore: mille e 109 i posti tagliati, a fronte di una previsione iniziale di 864 docenti in meno.

«Un sacrificio insostenibile» si ribella la Flc Cgil che con Gilda si è opposta all´operazione disposta dalla direzione scolastica. «Una manovra necessaria» per la dirigente Lucrezia Stellacci: il decreto interministeriale sugli organici imponeva un taglio complessivo di 2mila 170 cattedre suddividendolo in 864 per le medie inferiori e 1243 per le superiori, nelle quali la fuga di alunni era più consistente con 2mila 164 studenti in meno. La riduzione di professori avrebbe però messo a rischio «le attività didattiche minime e la stessa esistenza degli istituti di secondo grado»: così la direzione dell´Usr ha disposto lo slittamento di 245 tagli dagli istituti superiori, che ne perderanno “solo” 998, alle medie inferiori. [Repubblica via Rassegna Stampa Flc]

Secondo voi, nel momento in cui si mette a rischio la stessa sopravvivenza degli istituti scolastici, vi sembra serio discutere degli incomparabili benefici che deriveranno dagli e-book alla didattica?