E io che gli rispondo? Dubbi di un insegnante nel “ciclone della riforma”

18 09 2009

Sa poi qual è il problema? Che i giornali scrivono cose, che i giornalisti sono convinti di sapere cose. Cose che nessuno ha mai messo nero su bianco a noi, eppure loro le sanno già. Per esempio l’altro giorno il Corriere scriveva che dal prossimo libro della II classeanno non sarebbe più bastata la media del sei per essere promossi. Dieci righe sotto dicevano che educazione fisica e condotta avrebbero fatto media. A quel punto io che sono del settore mi domando: quale media? Se la media non c’è più, cosa mi stai dicendo esattamente, giornalista? La stessa cosa che si sapeva all’inizio dell’anno scorso, e che poi è stata smentita da una circolare all’ultimo momento?A proposito, quali circolari mi stai citando? Perché io fino a dicembre mi rifiuto di leggerne, anzi aspetto che ne arrivi una a marzo che contraddica quella di febbraio, mi risparmio un bel po’ di fatica e di fegato. Ma la cosa tremenda è che invece il genitore ci crede, a quello che scrivi, e poi viene da me a farmi delle domande strutturate così: ma è vero che non c’è più la media del sei però condotta fa media? E io che gli rispondo?

C’è chi mi dice: racconta la verità. La verità non è di sinistra né di destra. Come no, certo. Quindi, cari padri e madri, è inutile che mi chiediate che novità rappresenta il “potenziamento dell’italiano” da un punto di vista didattico, perché dietro non c’è nessuna innovativa idea didattica, ma una semplice trovata per tagliare una cattedra di italiano su quattro alle scuole medie. Insomma mi hanno tolto un’ora di italiano e l’hanno dato a un altro prof di italiano che ha perso la cattedra, capito? Senza dargli nessuna programmazione, non è nemmeno chiaro se debba fare per forza italiano o altre cose (Storia, geografica, civica). Non si sa nemmeno se valuterà o no i vs figli perché non si sono ancora posti il problema al Minis… ops.

tratto da Considerazioni di un impolitico di Leonardo (scoperto via Mamma!)

PS: consiglio vivamente la lettura dell’intero post :-)

Immagine: sempre tratta dal post di Leonardo





Questione di stile

15 09 2009

Messaggi a Fini? Ma le pare che un bergamasco come me possa mai sognarsi di mandare messaggi mafiosi?

V. Feltri

Tratto dal vocabolario online Treccani:

mafioso
mafióso agg. e s. m. (f. -a) [der. di mafia]. – 1. a. Che appartiene alla mafia o ne ha i caratteri:cosche m.; metodi m.; intimidazioni mafiose…  b. estens. Che, o chi, al potere della legge tende a sostituire il potere o l’autorità o il prestigio personale, imponendo gli interessi proprî o di un gruppo ristretto e difendendo a oltranza i proprî amici, a danno d’altre persone…Avv.mafiosaménte, in modo mafioso, con modi tipici della mafia.

Dalla definizione sembrerebbe evincersi che si può adottare uno stile mafioso a prescindere dalla provenienza geografica…





La fine dello Stato di diritto in Italia

6 02 2009

Comunque la si pensi sul caso Englaro, sia chiaro a tutti, anche ai più esaltati (quelli che descrivono una Eluana che si addormenta, si sveglia, sorride e così via), che questa ignobile farsa ipocrita ha portato – con il decreto odierno – ad un conflitto istituzionale senza precedenti, che viola quel fondamentale pilastro su cui si basa lo stato di diritto: la separazione dei poteri.

Con questo decreto, il potere esecutivo si scontra apertamente con quello giudiziario, grazie ad un atto che decide di bloccare una sentenza passata in giudicato. E’ l’inizio della fine della democrazia, grazie ad un governo che non ha il coraggio di essere laico. Buona fortuna a tutti noi.





Le parole come pietre

2 11 2008

Nella sua relazione alla Camera sui tafferugli di piazza Navona, Francesco Nitto Palma ha fatto una «dimenticanza». «Sarebbe stato più opportuno da parte sua sottolineare di più l´atteggiamento provocatorio dei ragazzi del Blocco studentesco». A criticare la relazione del sottosegretario dell´Interno al Parlamento è stato Enzo Letizia, segretario dell´Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp). Per il segretario Letizia, resta scontato che «la maggior responsabilità delle violenze ricadono sul gruppetto di trecento ragazzi dei Collettivi che hanno attaccato l´ultradestra». «Ma si tratta – ha aggiunto – di due gruppi di imbecilli, uno più numeroso, l´altro meno». Per il responsabile del sindacato Anfp, «sarebbe il caso di valutare se introdurre anche in questi casi, come avviene negli stadi, l´arresto differito dei manifestanti, visto che portare mazze in piazza è un reato punito con l´arresto da 2 a 18 mesi». Travisarsi i volti con i caschi, ricorda, «è una violazione del codice penale che prevede una pena da 6 a 10 mesi». Enzo Letizia lancia infine un appello ai politici: «Moderate i toni, perché le vostre parole rischiano di diventare pietre che poi ci vengono lanciate addosso nelle piazze».

da Repubblica via Rassegna stampa FLC





Se volessimo dare i numeri…

31 10 2008

…dovremmo calcolare quante persone c’entrano in Piazza del Popolo, quante in Piazza della Repubblica e quante riempivano tutto il percorso che idealmente avrebbe unito le due piazze.

“Impressionante il numero dei partecipanti alla manifestazione romana”, scrive il Sole24Ore

Ma ancora non basterebbe, perché bisognerebbe calcolare anche tutte quelle decine di pullman “spiaggiati”, come balene, sul Grande Raccordo, le cui migliaia di occupanti – informa Repubblica -  nell’impossibilità di raggiungere il centro storico, se ne sono andati in processione, allegri e rumorosi, lungo l’anello autostradale, alla Magliana.

E poi ancora tutte quelle che continuavano ad arrivare a manifestazione finita…

Ma noi, popolo indistinto, rumoroso e colorato dell’opposizione civile a chi fa parti uguali tra disuguali (se non peggio), non abbiamo bisogno delle cifre a scopi propagandistici.

Essere lì in tanti, stretti in una piazza come in un autobus affollato nell’ora di punta, era importante per guardarci in faccia, per ridere e urlare insieme, per ricordarci che i chilometri fatti per arrivare lì ci uniscono invece di dividerci e per tessere reti comunicative che ci continuino a tenere uniti e propositivi.

Perché aver manifestato dopo i tentativi di intimidazione del giorno precedente e, ancor di più, dopo la tracotante votazione del 28 ottobre, è una grande dimostrazione di forza e civiltà. Significa che questo è solo l’inizio. Continueremo a far sentire la nostra voce. E non ci saranno sondaggi che tengano.





A proposito di buoni consigli

31 10 2008

Giusto per dovere di cronaca, invito a vedervi questo video a completamento di quanto riportato delle parole di Cossiga.





Ieri, al Senato

29 10 2008

Dentro…

Fuori…





Bossi jr e il figlio del calzolaio

5 10 2008

«Perché non interessa che ci sia di mezzo il figlio di un leader politico – sottolinea Anna Maria Dominici -. Si trattasse anche del figlio di un calzolaio saremmo tenuti a garantire un esame serio con una valutazione equa».

da Il Giornale

Senza bisogno di commenti (né miei, né vostri).





Coerenza

22 09 2008




Ma il progetto culturale per la scuola dov’è?

15 09 2008

I nuovi programmi sono una parte essenziale dell’operazione di riforma della scuola elementare, ma non la esauriscono… Tuttavia [...] costituiscono senza dubbio il cuore del nuovo organismo. In tal senso, l’aver preceduto alla definizione dei programmi prima che a quella delle forme istituzionali può essere stato un rischio calcolato non privo di qualche vantaggio.

Senza dubbio, ha significato affermare il primato del pedagogico sull’amministrativo o in generale sull’esecutivo: prima si è voluto disegnare un nuovo modello di scuola, e poi decidere gli aspetti strutturali da esso richiesti. A sua volta, il legislativo dovrebbe inquadrare e raccordare la nuova realtà con l’ordinamento generale.

E’ comunque importante che siano le esigenze educative a pilotare l’impianto della scuola, e non viceversa.

Mauro Laeng

Venerdì prossimo la Gelmini presenterà il Piano di razionalizzazione che snellirà il nostro sistema scolastico nazionale fino a farlo diventare inesistente. Poco più di un parcheggio ad ore. Perché sono le ore quelle che contano e i numeri sono portatori intrinseci di verità. Ce lo ha insegnato Tremonti.

Ciò che mi spaventa, in tutto questo tagliare, accorpare, riconvertire, è il caos che ci aspetterà nei prossimi anni, quando un progetto culturale per il nostro lavoro ce lo dovremo inventare. Perché non c’è.

Poiché, a un certo punto, ci si è resi conto che occorreva dare una parvenza pseudo-pedagogica al tutto, si stanno andando a recuperare pezzi di riforma Moratti per modificare qui e lì l’organizzazione oraria, non preoccupandosi minimamente dei contenuti che dovranno riempire le ore che generosamente ci verranno lasciate.

Quando si parla della riforma che ha introdotto il modulo nell’allora scuola elementare, ci si dimentica che essa fu addirittura preceduta da una coerente modifica dei programmi nazionali, fatta da una commissione di cui erano noti i componenti e le loro qualifiche (a differenza di quei deprimenti “elenchi della spesa” chiamati Indicazioni, che ai tempi della Moratti sono usciti fuori dagli oscuri meandri ministeriali senza che fosse ritenuto necessario comunicarci chi fossero i loro estensori). E parlo come cittadina, prima ancora che come insegnante.

In questa scuola “light”, i contenuti verranno decisi dalle esternazioni del prossimo ministro in cerca di visibilità o coinvolgeremo l’elettorato entusiasta nella loro stesura, magari con qualche chiosco piazzato negli ipermercati?

E quali contenuti dovranno padroneggiare i docenti la cui flessibilità verrà imposta dalle richieste dell’utenza (“No, scusi io preferirei un maestro a 24 ore mentre la mia amica ne vorrebbe uno a 27, possibilmente inglese madrelingua e con portamento atletico. Siete attrezzati in questa scuola o dobbiamo rivolgerci altrove?”) o decisa dall’accorpamento delle classi di concorso, previste nel piano di razionalizzazione?

Come si fa a parlare di flessibilità dei docenti, di riconversione, come se si trattasse di operai da adibire a nuove mansioni, da spostare qui e lì lungo la catena di montaggio? Quale formazione è prevista in merito?

O forse è meglio che non padroneggino proprio niente per avvalorare l’immagine di una scuola pubblica degradata, inadeguata anche come parcheggio (non è un caso che il taglio orario generalizzato nella scuola di base ne ridurrà ulteriormente l’offerta formativa, favorendo le scuole private a cui le mamme lavoratrici saranno costrette a rivolgersi).

Il problema reale è che si è persa la progettualità culturale che sostanzia un sistema di istruzione nazionale. Da qualunque parte politica si guardi.

E’ ineludibile che si apra un dibattito serio e costruttivo sulle reali necessità di cambiamento della e nella scuola, in cui le posizioni di tutti vengano rese chiare e limpide e in cui i docenti si comincino a far carico di una riflessione responsabile, come suggerisce l’episodio piemontese:

Da uno dei gruppi di lavoro del convegno arriva infatti una considerazione che fa riflettere: “Ci siamo chiesti, all’inizio, se ci sono responsabilità attribuibili ad errori politico/sindacali che hanno contribuito a determinare la situazione attuale in cui le politiche messe in atto dal governo sembrano avere, anche per effetto della propaganda dei media, un forte consenso nella società”.
E, entrando nel merito della questione i docenti della secondaria di I grado che hanno partecipato al convegno si chiedono anche “se alcune delle scelte adottate dai collegi docenti nella “scuola dell’autonomia” (es.: riduzione del tempo scuola rispetto al tempo prolungato, riduzione dell’ora di lezione in moduli di 50 minuti, ecc.) non siano stati “nostri errori” su cui la riforma Moratti e gli attuali decreti della Gelmini hanno creato i disastri che si profilano”.

E’ un primo passo ma non può essere l’unico.