Compagni di viaggio

28 09 2009

Andrea Bigalli, Luigi Verdi, Alessandro Santoro…

Tre uomini impegnati a costruire relazioni e spazi di autenticità dove l’ascolto assume un valore centrale.

Preti che cercano il volto di Dio in ogni persona e che reclamano assunzioni di responsabilità individuale e collettiva.

Uomini dell’utopia che leggono il mondo all’insegna della fantasia.

Il ricavato dalla vendita del DVD sostiene il reinserimento socio/lavorativo di detenuti del carcere di Sollicciano (Firenze) seguiti dalla Comunità di Base delle Piagge.
il DVD completo (durata 58′) lo si può acquistare contattando i seguenti siti:
www.edizionipiagge.it
www.romena.it

Il ricavato dalla vendita del DVD sostiene il reinserimento socio/lavorativo di detenuti del carcere di Sollicciano (Firenze) seguiti dalla Comunità di Base delle Piagge.

Il DVD completo (durata 58′) lo si può acquistare contattando i seguenti siti:

www.edizionipiagge.it

www.romena.it





La coscienza “esternalizzata”

30 08 2009
Quel che è profondamente incrinato, se non spezzato, è il rapporto che gli italiani – cominciando da chi oggi pretende di governarli – hanno con la legge. Quale che sia la legge, nazionale o internazionale, essa è vista come qualcosa di esterno al singolo, allontanata dalla nostra coscienza. È come se la coscienza nazionale e dell’individuo avesse preso le sembianze e il lessico di un’azienda. Nelle aziende si usa esternalizzare a imprese terze la gestione di alcune operazioni che non fanno parte del core business. Così la coscienza: dal suo core business, dalla sua principale attività, il senso della legge viene scacciato in terre aliene.
Questo allontanamento non è in verità nuovo. Piero Calamandrei lo smascherò, il 30 marzo 1956, quando pronunciò a Palermo la sua ultima arringa in tribunale, in difesa di Danilo Dolci e della sua protesta…
Diceva ancora Calamandrei che democrazia è innanzitutto «fiducia del popolo nelle sue leggi»: leggi che il popolo sente «come le sue leggi, come scaturite dalla sua coscienza, non come imposte dall’alto. Affinché la legalità discenda dai codici nel costume, bisogna che le leggi vengano dal di dentro, non dal di fuori: le leggi che il popolo rispetta, perché esso stesso le ha volute così»…
La maledizione antica si è fatta più spavalda, nei 15 anni passati. Non solo manca la fierezza della legge. C’è una sorta di fierezza dell’illegalità, ci sono tabù di civiltà fatti cadere con spocchia. Il degrado non è avvenuto con lo sdoganamento di Alleanza Nazionale, come si credette nei primi anni ‘90, ma con lo sdoganamento delle idee, degli atti, delle parole della Lega. E di questo affrancamento non è responsabile solo Berlusconi. È responsabile anche la sinistra, incurante dei principi quando è in gioco il potere (D’Alema parlò dei leghisti come di una «costola della sinistra», negli anni ‘90). Lo è ancor più da quando il Nord leghista si è ulteriormente disinibito. In ben 17 comuni del Veneto, il Partito democratico governa oggi con la Lega, senza rimorsi…

Quel che è profondamente incrinato, se non spezzato, è il rapporto che gli italiani – cominciando da chi oggi pretende di governarli – hanno con la legge. Quale che sia la legge, nazionale o internazionale, essa è vista come qualcosa di esterno al singolo, allontanata dalla nostra coscienza. È come se la coscienza nazionale e dell’individuo avesse preso le sembianze e il lessico di un’azienda. Nelle aziende si usa esternalizzare a imprese terze la gestione di alcune operazioni che non fanno parte del core business. Così la coscienza: dal suo core business, dalla sua principale attività, il senso della legge viene scacciato in terre aliene.

Questo allontanamento non è in verità nuovo. Piero Calamandrei lo smascherò, il 30 marzo 1956, quando pronunciò a Palermo la sua ultima arringa in tribunale, in difesa di Danilo Dolci e della sua protesta

Se si esclude il dramma degli immigrati, la legalità e la battaglia alla corruzione non sono prioritarie neppure per alti esponenti della Chiesa, che pur di ottenere favori e pubblicità accettano di compromettersi…

Diceva ancora Calamandrei che democrazia è innanzitutto «fiducia del popolo nelle sue leggi»: leggi che il popolo sente «come le sue leggi, come scaturite dalla sua coscienza, non come imposte dall’alto. Affinché la legalità discenda dai codici nel costume, bisogna che le leggi vengano dal di dentro, non dal di fuori: le leggi che il popolo rispetta, perché esso stesso le ha volute così»…

La maledizione antica si è fatta più spavalda, nei 15 anni passati. Non solo manca la fierezza della legge. C’è una sorta di fierezza dell’illegalità, ci sono tabù di civiltà fatti cadere con spocchia. Il degrado non è avvenuto con lo sdoganamento di Alleanza Nazionale, come si credette nei primi anni ‘90, ma con lo sdoganamento delle idee, degli atti, delle parole della Lega. E di questo affrancamento non è responsabile solo Berlusconi. È responsabile anche la sinistra, incurante dei principi quando è in gioco il potere (D’Alema parlò dei leghisti come di una «costola della sinistra», negli anni ‘90). Lo è ancor più da quando il Nord leghista si è ulteriormente disinibito. In ben 17 comuni del Veneto, il Partito democratico governa oggi con la Lega, senza rimorsi…

da La coscienza orfana della legge [Barbara Spinelli - La Stampa]





Non mettete i fiorellini sul davanzale della vostra cella

5 06 2009





Un’offerta da non perdere…

1 06 2009





Lezione alla politica. «Non dobbiamo far perdere la fiducia nello studio»

27 05 2009

La scuola che sogno per i nostri figli è essenzialmente equilibrata e partecipata. Dove sia possibile una mediazione fra l’autoritarismo senza autorevolezza propagandato dalla grancassa dei neoconservatori e la strafottenza culturale brandita dai neodisimpegnati.

I primi sostengono che c’è necessità di ripristinare un ordine sconvolto dalle follìe del ‘68. I secondi, semplicemente, hanno gettato la spugna.

Ne consegue un progressivo smottamento della scuola pubblica (l’unica che mi stia veramente a cuore) verso l’ineluttabile dissoluzione: a chi serve un carrozzone che forma pochi, e male, quando le élites seguono già da decenni percorsi alternativi, e in giro senti dire che il destino delle nuove «classi pericolose» è segnato dalla culla?

Una scuola eccessivamente autoritaria forma coscienze gregarie, incapaci di spirito critico. Una scuola che non trasmette né nozioni né valori è una non-scuola. Stretti fra lo stupido bastone della repressione e la carota avvelenata dell’ignoranza, i nostri ragazzi sono sempre più lontani dalla cultura.

Si illudono che la vita sia un affare di palestre e di veline. Ogni giorno perdono un pezzetto di fiducia nei valori del merito, dell’esperienza, della dura fatica.

Occorre un grande sforzo collettivo: che la scuola, la società e la famiglia tornino a parlarsi.

Giancarlo De Cataldo

La scuola che sogno per i nostri figli è essenzialmente equilibrata e partecipata. Dove sia possibile una mediazione fra l’autoritarismo senza autorevolezza propagandato dalla grancassa dei neoconservatori e la strafottenza culturale brandita dai neodisimpegnati. I primi sostengono che c’è necessità di ripristinare un ordine sconvolto dalle follìe del ‘68. I secondi, semplicemente, hanno gettato la spugna. Ne consegue un progressivo smottamento della scuola pubblica (l’unica che mi stia veramente a cuore) verso l’ineluttabile dissoluzione: a chi serve un carrozzone che forma pochi, e male, quando le élites seguono già da decenni percorsi alternativi, e in giro senti dire che il destino delle nuove «classi pericolose» è segnato dalla culla? Una scuola eccessivamente autoritaria forma coscienze gregarie, incapaci di spirito critico. Una scuola che non trasmette né nozioni né valori è una non-scuola. Stretti fra lo stupido bastone della repressione e la carota avvelenata dell’ignoranza, i nostri ragazzi sono sempre più lontani dalla cultura. Si illudono che la vita sia un affare di palestre e di veline. Ogni giorno perdono un pezzetto di fiducia nei valori del merito, dell’esperienza, della dura fatica. Occorre un grande sforzo collettivo: che la scuola, la società e la famiglia tornino a parlarsi.




Il Vangelo che abbiamo ricevuto: voci

18 05 2009

Qualche tempo fa, avevo segnalato anche su questo blog l’invito ai Cristiani che si è tenuto a Firenze sabato scorso. Qualche stralcio di riflessione dai contributi pervenuti prima dell’incontro…

da Chicco di Senape

Vorrei che guardaste intorno a voi.
Noi, noi non esistiamo.
Questo ci dicono i nostri amici non credenti: i cattolici critici non esistono perché è una contraddizione in termini. Questo forse spera qualche altro amico, episcopo: i cattolici critici si portano fuori dalla comunione diocesana.
Eppure siamo qui… e quindi forse dovremmo cercare di far vedere che esistiamo.

da Statusecclesiae.net

Il Vangelo venga fatto percepire come il Manifesto pedagogico del Regno di Dio e non come il codice penale del cristiano.

Comunità parrocchiale S. Pietro in Modica

Suscita perplessità e scandalo il fatto che spesso ci si trovi allineati con le posizioni, le forze e le decisioni oggettivamente rispondenti agli interessi dei soggetti forti della società.

Comunità di base di Busto Arsizio

Il punto è come dare voce e forza a questa componente del Popolo di Dio. Credo che un ruolo molto importante lo svolga Internet le cui potenzialità non sono ancora state pienamente sfruttate. La mia personale esperienza di gestione di un blog, molto artigianale, dal punto di vista dei riscontri e delle relazioni ha avuto degli esiti sorprendenti.

Christian Albini

L’atteggiamento interventista di oggi della gerarchia, esprime in realtà una vistosa contraddizione. Da un lato essa, non manca di manifestare un giudizio, esplicito e implicito, negativo sulla politica, sulla sua capacità di dare risposte coerenti con i principi cristiani, e, di riflesso, sulla carente qualità della testimonianza dei cristiani che vi militano. Contemporaneamente assume la politica, nella dimensione legislativa e istituzionale, come ambito nettamente privilegiato di attenzione e di intervento, quasi che da essa dipendesse la qualità cristiana della vita del nostro popolo, e lo stesso futuro della Chiesa.

Luigi Viviani





In scienza e coscienza

4 04 2009

Appunti sull’ennesima violenza che si sta perpetrando nella carne viva del nostro tessuto civile: il DDl sul testamento biologico.

Come cristiana inorridisco davanti a coloro i quali si ammantano della Parola per perseguire biechi interessi di bottega. Vorrei ricordare loro che anche questo è scritto nel Vangelo:

Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.

Forse la vostra ricompensa l’avete già avuta, voi che sbandierate a destra e a manca la vostra fede, come se ciò vi rendesse superiori agli altri. Quegli altri in cui dovreste vedere il Suo volto e invece vengono violentati dalla vostra tracotanza. Che Dio vi perdoni perché io non ci riesco.dearh

Come cittadina sono esterefatta per essere stata espropriata per Legge della mia volontà. Io non voglio l’eutanasia ma voglio poter decidere che nessuno si accanisca a volermi tenere in vita quando è giunto il mio momento. Credo sia nel diritto di ognuno.

Come credo sia diritto e dovere dei medici esprimersi chiaramente – in scienza e coscienza – sulle responsabilità che cadranno sulle loro spalle, quando si troveranno ad essere gli unici padroni della nostra sofferenza, senza che gli ipocriti li accusino di ideologizzazione.

Ho selezionato degli stralci di informazione. Il post è un po’ lungo ma credo meritino di essere letti perché non abbiamo altra scelta che essere consapevoli di quello che ci aspetta.

****

Ruolo del medico. L’articolo 7 prevede che le volontà espresse nelle Dat “sono prese in considerazione dal medico curante”. Il medico, infatti, “non può prendere in considerazione indicazioni orientate a cagionare la morte del paziente” e “in contrasto con le norme giuridiche o la deontologia medica”. Nel caso di controversia tra fiduciario ed il medico curante, la questione è sottoposta alla valutazione di un collegio di medici. Nonostante tutto, il parere espresso dal collegio “non è vincolante per il medico curante, il quale non è tenuto a porre in essere prestazioni contrarie alle sue convinzioni di carattere scientifico e deontologico”.

da SuperAbile

Una contraddizione insanabile. La legge sul testamento biologico appena approvata dal Senato «dice l´esatto contrario di quanto stabilito dal codice deontologico dei medici». A spiegarlo è Antonio Panti, presidente dell´ordine fiorentino: «Il codice prevede che il medico informi il paziente, ne acquisisca il consenso e solo sulla base di questo agisca, somministrando o interrompendo un trattamento. Ora, la legge dice l´esatto contrario, calpestando la volontà del cittadino che non è più giudicato in grado di stabilire da sé quanta sofferenza può sopportare: non è vero che sarà il medico a decidere, ma è il Parlamento che si è arrogato la facoltà di farlo per tutti, in deroga all´articolo 32 della Costituzione».

da la vita ci appartiene

I medici italiani bocciano il Ddl Calabrò sul testamento biologico. Il 55% dei camici bianchi considera infatti “pessimo” il testo sul fine vita, che proprio oggi approda nell’Aula del Senato. E’ quanto emerge da un sondaggio realizzato da ‘Quotivadis’, quotidiano online di informazione medico-scientifica di Univadis.

Se oltre la metà dei medici boccia senza mezzi termini la bozza di legge, un nutrito numero di camici bianchi la ‘rimanda a settembre’. Per il 30%, infatti, il Ddl sul fine vita “va rivisto in alcuni punti”. Piuttosto pochi i consensi. Solo il 3% dei medici considera il testo Calabrò “un’ottima legge”. Ma dal sondaggio emerge anche un altro dato significativo: un nutrito numero di camici bianchi, il 12%, non riesce a prendere una posizione in merito e a domanda risponde “non saprei “. E’ la conferma che l’argomento ’scotta’ e divide.

da IGN

Poi arriva lei, quella bastarda sensazione che ti strappa via i peli dallo stomaco e ti rigira il fegato. Che ti strizza le palle come nessuno e niente ha fatto mai. Che ti riempie gli occhi di lacrime che non sapevi di avere. E allora sei fottuto. perché non sai cosa sia, perché ti hanno detto che non si deve, che un dottore non può. Perché ti hanno detto che sono gli altri a poter stare male e tu mai. E tu ti spaventi, ti senti inadeguato, stupido e infantile.
E il ruolo comincia a franarti sotto i piedi. e ti sei sempre e solo identificato con quello sei solo quello, beh, goodbye dude, proverai la sensazione di chi è uscito di casa e si accorge soltanto sopra l’autobus di avere ancora le ciabatte ai piedi.

da Web Monitor on my Yes/Not Internet

Immagine: vasta.





Il dispositivo

24 03 2009

Quello della scuola è rimasto un dispositivo disciplinare. Nel duplice senso di una strategia complessa – e soprattutto delle sue tattiche – per rendere docili i corpi erogando saperi distinti, in riferimento a norme predeterminate. Immagine di Cambiare la scuola
Ma la macchina, oltre che arrugginita, si è inceppata, come l’erpice di Kafka che, invece di scrivere la colpa e la punizione nella carne del condannato, lo trafigge stupidamente diventando inutile e innocuo, incapace di qualunque lavoro sul corpo e la mente.

R. Massa





I bambini prima di tutto…

20 03 2009

bambini invisibiliVignetta: Mauro Biani

Dire a un bambino che si affaccia alla vita “Tu per me non esisti” è un salto indietro di secoli. E’ un ritorno ai tempi oscuri nei quali le colpe dei padri ricadevano sui figli. E’ un passo verso la barbarie.

Flora Luzzatto





La fine dello Stato di diritto in Italia

6 02 2009

Comunque la si pensi sul caso Englaro, sia chiaro a tutti, anche ai più esaltati (quelli che descrivono una Eluana che si addormenta, si sveglia, sorride e così via), che questa ignobile farsa ipocrita ha portato – con il decreto odierno – ad un conflitto istituzionale senza precedenti, che viola quel fondamentale pilastro su cui si basa lo stato di diritto: la separazione dei poteri.

Con questo decreto, il potere esecutivo si scontra apertamente con quello giudiziario, grazie ad un atto che decide di bloccare una sentenza passata in giudicato. E’ l’inizio della fine della democrazia, grazie ad un governo che non ha il coraggio di essere laico. Buona fortuna a tutti noi.