Anche domani

1 11 2009
Gli echi della tua voce si disperdono.
ioete
Cerchi
concentrici
in
un
fondo
senza
tempo
futuro.
Anche domani mi aspetterai invano.
Dov’è il tuo profumo?




Qualcosa che graffia il cuore

29 10 2009





Come sono andate le cose lassù?

27 08 2009

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“Come sono andate le cose lassù, figlia?” domandò la grande foca argentea.

La donna-foca guardò in lontananza e disse: “Ho ferito un essere umano… un uomo che ha dato tutto per avermi. Ma non posso tornare da lui, perché se lo facessi resterei prigioniera”.

da Donne che corrono coi lupi, p.275

Immagine: larosadeisensi (tutti i diritti riservati)





Anno domini 2009: il tempo interrotto

27 06 2009

Vi segnalo l’ultimo scritto dalla maestra Claudia Fanti (a cui sono veramente grata per le profonde riflessioni), che ripercorre le sue tappe professionali per diventar maestra ed insieme ad esse il mutamento di un segmento scolastico oggi colpito a morte tra l’indifferenza dei più.

Ora è una guerra in cui apparentemente non ci sono vincitori e vinti, è una guerra trasparente come il vetro che sto strofinando in questa domenica di giugno. C’è il sole che splende, il mio vetro è talmente pulito che sembra non esserci, fuori c’è silenzio…Ogni tanto do un’occhiata a internet per sapere cosa succede nel mondo, per incontrare altre teste pensanti…
Ormai, penso, soltanto internet fa comunità, è triste, ma non vedo altri modi efficaci affinché ci si senta comunità…Vorrei regalare a tutte e a tutti l’opportunità di incontrarsi in una rete di idee, opinioni, pensieri… ma costa anche la tecnologia…
Tutto altrimenti è piani di silenzi ronzanti, la politica più che “ascoltare” annusa l’aria che tira, è demagogia. Tutto è silenzio e muore intellettualmente… I silenzi dei figli degli altri fanno comodo. Do not disturb i leoni!

Le riviste pedagogiche, i libri sono lì, sparpagliati sul solito tavolino, la mia mente lavora, va avanti e indietro nel tempo, così vede sì un gran lavorio delle maestre per fare ricerca, per cambiare le cose… eppure vede anche, con grande preoccupazione, quanto sia inutile, senza il Potere, incidere, segnare le scelte politiche affinché la pedagogia sia di nuovo arte e artigianato, sfida alla “filosofia” di chi considera la scuola un corpo da agghindare, da imbellettare, da vestire e, soprattutto, svestire per renderlo ogni volta più esposto, più vecchio, più imbalsamato di prima…

E non ci sono vincitori e vinti fra politici e pedagogisti, perché essi vivono proprio in mondi paralleli, e i mondi loro non si incontrano e non si scontrano realmente, si ignorano sdegnosamente. Fra i due mondi c’è il sottile e schiacciatissimo piano della scuola della quotidianità che vive con le regole che cambiano ogni anno e si arrangia a fare, si arrangia per sopravvivere, dentro le aule ci sono insegnanti che cercano di resistere, altri che si adeguano, altri che sbandano…e ci sono le alunne e gli alunni che, inconsapevoli delle scelte al ribasso della politica, vivono il loro tempo…e ci sono le famiglie che sperano, che vogliono credere in un futuro luminoso…per lo meno dignitoso, per i figli…





Ciao Enrico

11 06 2009

Enrico Berlinguer (Sassari, 25 maggio 1922 – Padova, 11 giugno 1984)





La piramide

28 03 2009

Io, di mestiere, faccio la maestra. Il mio lavoro consiste nel vivere esperienze di apprendimento significative con i miei bambini, accompagnando al tempo stesso i loro genitori alla scoperta dell’individualità dei propri figli.

Se dovessi utilizzare il metro della relazione educativa, allora la mia “posizione istituzionale” di docente si rivela una posizione di potere rispetto al discente, grazie a quella asimmetria strutturale del processo di insegnamento/apprendimento scolastico che passa attraverso il dato dell’autorità [Iori], affondando le sue radici nella disparità di esperienze vitali e di conoscenze che c’è tra me e i miei alunni. Ciò mi permette di decidere i contenuti e le esperienze di apprendimento che sostanziano il mio e il loro lavoro.

Se però facessi mie una di quelle metafore organizzative tanto care a Morgan e considerassi la mia posizione all’interno dell’istituzione-scuola come sistema culturale e politico, non potrei ignorare (tanto per ciò che riguarda la strutturazione del corpo docente quanto per ciò che concerne le possibilità di partecipazione ai processi decisionali relativi alle più generali politiche formative) la persistenza di un modello di tipo gerarchico, all’interno del quale vengo collocata, in quanto maestra, tra i gradini più bassi della piramide.

Il senso relazionale dell’insegnamento si stempera sempre più man mano che si sale nei diversi ordini di scuola, sempre più su fino ai gradi accademici e istituzionali più alti, dove chi insegna pedagogia i  ragazzi non ha bisogno di guardarli. Li sa tutti a mente come noi si sa le tabelline [Scuola di Barbiana]; dove si gioca il valore supremo del sapere ma si guarda ai processi formativi solo attraverso le lenti di fantomatici modelli di progettazione degli stessi; dove si elaborano sigle ed acronimi di cui spesso sfugge il senso pedagogico, costringendo i docenti a camuffare il loro fare-scuola quotidiano per fare “come se…”, ad imbellettare il proprio lavoro come da normativa per accontentare dirigenti, ispettori, genitori…

da Quando parliamo di innovazioni pedagogiche





Amara terra mia

25 03 2009

Guarda caso ci sono andata ad inciampare proprio stamattina… Bellissima.





Partorire una stella danzante

5 03 2009

Insegnandosi le cose a vicenda. Così come dice Andreas nel video è cominciata l’amicizia web 2.0 tra Speculum Maius e Iamarf. Con la curiosità reciproca per cosa stava facendo l’altro e la voglia di imparare a farlo.

MG: Ehi, mi piace questo corso… Dove ci si iscrive? ;-)

A: Mi pare che tu sia già iscritta di fatto … come io sono iscritto al tuo “corso” …

Interessante quest’annotazione sull’iscrizione. Di fatto, sto spingendo questo corsetto verso la non iscrizione, verso le Open Education Resources che sto studiando con quegli altri pazzi (mi sembra proprio che si sia un gruppetto di pazzi, tutti fatti diversi ma che si divertono di molto.) di OpenEd, qui dentro.

I ragazzi lo vivono come un corso ma per me è ricerca pura. Ripeterò presto l’esperimento in altri laboratori. Li descriverò tutti qui perché anche questo fa parte dell’esperimento.

MG: Occorre avere un po’ di caos in sé per partorire una stella danzante. Friedrich Nietzsche

E’ vero. C’è bisogno di un po’ di caos, di amore per l’imprevedibile e per quella leggendaria :-) “didattica dell’imprevisto” di cui parla Vanna Iori per “partorire” costellazioni di blog con un semplice post e due-tre palle lanciate per aria (e chi c’era sa a cosa mi riferisco).

C’è bisogno di docenti che abbiano voglia di imparare e studenti che abbiano voglia di insegnare per la meravigliosa gratuità del farlo.

C’è bisogno di quelle emozioni che, se esplicitamente espresse, sembrano segnare ineludibilmente il tuo lavoro come “poco scientifico”.

Qualche anno fa, scrivevo:

Provo emozioni quando la fitta e invisibile trama del mio lavoro quotidiano si rivela nell’osservazione di un bambino. Provo emozioni quando ho la fortuna di partecipare alla lezione di una collega o quando cerco insieme a lei di colmare quella distanza che ci separa dalla soluzione di un problema. Provo emozioni quando la stanchezza non riesce a spegnere la felicità di aver, anche quel giorno, imparato qualcosa. Provo emozioni quando una “visita d’istruzione” si trasforma in poesia e le mani si impiastricciano di colla e colori mentre diamo forma al ricordo. Ma non so a chi parlarne. C’è sempre meno spazio e voglia di parlare di emozioni all’interno della scuola dell’autonomia.

E allora capisco Andreas quando scrive:

dopo avere lavorato per circa sei anni cercando di trasformare il mio ruolo di insegnante in una cosa nella quale potessi credere, mi sentivo terribilmente solo. Non trovavo interlocutori.

E capisco perché gli interlocutori te li vieni a cercare in Rete: incontri un sacco di gente con il tuo stesso bisogno.





Il mondo rimescolato: pensieri sparsi e confusi

9 01 2009

Certo che leggere di Pacifici che fa shopping con Alemanno per il centro di Roma deve dare proprio l’idea del nuovo che avanza, finalmente, dopo decenni di dittatura comunista. La pacificazione è compiuta. Ciò che è stato, è stato e non ci pensiamo più. Anzi, giacché ci siamo sono, facciamo fanno una bella legge (consiglio Solotesto per approfondire) xmasche metta tutti in un bel calderone e dia un vitalizio anche a quelli che stavano da parte dei nazisti e delle simpatiche comunità messe su in giro per l’Europa per far sì che gli ebrei stessero tutti insieme e non si perdessero di vista.

E pensare che se avessero vinto i tedeschi (e chi in Italia li ha continuati a sostenere), magari Pacifici non sarebbe mai nato. O no?

Appendici:

1) In questi giorni ho letto questa notizia, pubblicata solo dal Manifesto, ma non mi pareva il caso di linkarla perché non avevo altri riscontri (che invece sono poi arrivati implicitamente ed esplicitamente).

Ciò che onestamente mi ha colpito è la “necessità mediatica” che sta dietro l’operazione. Se sostieni il tuo diritto a difenderti, se affermi che non c’è alcuna crisi umanitaria, che bisogno c’è di questa sceneggiata? O è solo a uso e consumo di noi poveri italioti?

2) Per quanto riguarda l’iniziativa di boicottaggio da cui nasce lo shopping di cui sopra, mi sento in dovere di evidenziare, come già fatto in un commento all’articolo che ne parla, che il messaggio della FLAICA riportato qui parla di prodotti israeliani, quello riportato da Repubblica di negozi DEL COMMERCIO A ROMA che si rifanno alla Comunità Israelitica romana.  Qual è la versione giusta? Mi piacerebbe che Repubblica si pronunciasse anche perché la FLAICA parla di linciaggio mediatico. E’ vero o no? Mi sembra una domanda lecita.

Update: questo video sembra avvalorare l’esistenza di due versioni del comunicato, che sembrerebbe stato corretto. Non ho parole per… l’avventatezza (e voglio fermarmi a questo termine) che caratterizza la vicenda.

Immagine: Solotesto





Quanto vale la Memoria?

5 07 2008

Ludovico Geymonat ci ricorda come “nel De Cive e nel Leviathan (1651) Hobbes elevò una poderosa costruzione a sostegno dello stato centralizzato, assoluto, efficiente e retto da criteri esclusivamente utilitaristici”.

Copertina del Leviatano di HobbesImmagine: Wikipedia

La furia iconoclasta con cui il nuovo governo si sta scagliando contro tutto ciò che è pubblico in nome della sua inefficienza (ovunque e comunque), sembra far derivare l’efficienza/utilità di un’organizzazione, di un ente o di un servizio direttamente dal numero di persone impiegate e/o dal numero di ore lavorate. Il tutto, potremmo dire, alla cieca (almeno apparentemente).

Interessante, quindi, soffermarsi su uno degli effetti dell’art.26 del famigerato DL Brunetta [pdf] (elevato a Verbo del novello Leviatano), che prevede la soppressione entro 60 giorni degli enti pubblici non economici con organico inferiore a 50 persone:

la chiusura del Museo storico della Liberazione di via Tasso (che ha sede nell’edificio che fu prigione della Gestapo a Roma) e la sua “sostituzione” con un organo ministeriale.

A prescindere dal valore simbolico (e politico) che avrebbe questo atto, mi sembra giusto riportare quanto sottolineato sul sito del Museo a questo proposito:

  • il Museo grava sul bilancio dello Stato solo per un contributo ordinario di circa 51.000 € annui previsti per legge e per il trattamento economico dell’unico dipendente comandato (dei 2 previsti); si sostiene quasi per intero grazie al lavoro di collaboratori volontari o remunerati occasionalmente.
  • il Museo svolge una fervente attività didattica e storica nei locali dell’ex-carcere nazista; nell’anno scolastico appena concluso vi è stato un boom di visite scolastiche con ben oltre 13.000 presenze; in alcuni giorni si sono registrati picchi di 125 studenti.
  • Da ottobre 2007 la stazione metro “Manzoni” di Roma reca indicazione Museo Storico della Liberazione, ciò ha fatto crescere le visite di ospiti internazionali. Scorrendo il registro delle presenze si incontrano con elevata frequenza, quali luoghi di provenienza dei visitatori, i paesi più diversi di Europa (Finlandia, Olanda, Croazia, Polonia, oltre che Germania, Svizzera, Spagna, ecc.), ma anche Usa, Canada, Messico, Argentina, ecc. fino a Benin, Burkina Faso ed altri paesi africani e asiatici.

Non mi sembra il caso di dover aggiungere altro.