Riturnella
29 08 2009Commenti : Lascia un commento »
Tag: Eugenio Bennato, Riturnella
Categorie : intervallo musicale, sud
L’esperienza non insegna
28 08 2009Da Repubblica Bari:
«Se non arrivano le certificazioni sulla sicurezza, sono pronto a invitare i dirigenti a tenere chiusi gli istituti». Alla vigilia del nuovo anno scolastico, il provveditore agli studi di Bari Giovanni Lacoppola lancia un nuovo allarme sullo stato di salute di aule e cattedre in tutta la provincia.[...]L´allarme lanciato dal provveditore Lacoppola è una nuova voce che si aggiunge ai cahiers de doléances sulla scuola. «Nelle prossime ore pubblicherò una circolare sulla questione – spiega il dirigente dell´Ufficio scolastico provinciale – La stragrande maggioranza delle scuole non ha le certificazioni necessarie per aprire». Ma non solo: ci sono aule che rischiano di scoppiare «in alcuni casi addirittura 40 alunni per classe, una situazione insostenibile»…Ma le certificazioni non sono solo pezzi di carta. «I disastri accaduti altrove non sono di insegnamento: si piange il morto per tre giorni e poi tutto torna come prima» tuona Lacoppola.«Se non arrivano le certificazioni sulla sicurezza, sono pronto a invitare i dirigenti a tenere chiusi gli istituti». Alla vigilia del nuovo anno scolastico, il provveditore agli studi di Bari Giovanni Lacoppola lancia un nuovo allarme sullo stato di salute di aule e cattedre in tutta la provincia…
L´allarme lanciato dal provveditore Lacoppola è una nuova voce che si aggiunge ai cahiers de doléances sulla scuola. «Nelle prossime ore pubblicherò una circolare sulla questione – spiega il dirigente dell´Ufficio scolastico provinciale – La stragrande maggioranza delle scuole non ha le certificazioni necessarie per aprire». Ma non solo: ci sono aule che rischiano di scoppiare «in alcuni casi addirittura 40 alunni per classe, una situazione insostenibile»…
Ma le certificazioni non sono solo pezzi di carta. «I disastri accaduti altrove non sono di insegnamento: si piange il morto per tre giorni e poi tutto torna come prima» tuona Lacoppola.
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Tag: tagli alla scuola
Categorie : ltever, scuola, sud
Italiani, brava gente
14 05 2009Il mio amico Davide, intervenendo nei commenti del post dedicato all’ennesima figura barbina dell’Italia a livello internazionale, sostiene che il detto di cui sopra non valga più e che ci stiamo rivelando per quello che siamo.
Beh, a leggere i commenti sul Corriere all’articolo che riporta la denuncia di Napolitano sull’eccesso di retorica xenofoba, non è che il quadro si riveli così rassicurante.
C’è chi propone di cambiare la definizione di razzista sul vocabolario
è vero, se essere razzisti significa non poterne più del caos, del non rispetto, dell’aperura indiscriminata a chiunque venga nel nostro paese a pretendere senza nulla dare allora siam un popolo di razzisti. Però bisogna chiedere ai linguisti di cambiare il significato della parola razzisti sui vocabolari…
Chi si dichiara tale perché…
amo l’Italia; perchè sogno un paese in cui si parli per sempre la lingua di Dante; perchè credo nel principio della Legge uguale per tutti e onoro il Diritto che si fonda sulle nostre radici latine…
Chi si indigna perché
Era ora, a mio avviso, che si facesse qualcosa contro questa invasione e dico INVASIONE, senza regole, e sopratutto a spese degli Italiani. Io posso capire le necessità dei disperati che approdano sulle nostre coste, ma proprio per poter offrire un’accolienza dignitosa, bisogna che ci siano rsgole. Qunto alle critiche della Chiesa (CEI E Pontefice), il Vaticano è libero di dire tutto quello che vuole, gli altri sono liberi di ascoltare oppure no. Il Vaticano è anche libero di accogliere chi vuole, ovviamente, ma nello Stato del Vaticano.
Ma c’è anche chi prova a riproporre la questione in questi termini
Ritengo quello che sta succedendo una cosa gravissima e indegna. Credo che di questo, se resterà un’umanità, ci verrà (a tutti) chiesto conto. La legge è solo un granello (Maroni, almeno questo gli va riconosciuto, non fa mistero di quello che è). direi che oggi il dibattito si incentra sulla “utilità” degli immigrati, che equivale a ritenerli “merce”. Ciò di cui non ci si rende conto è che questo modo di pensare declassa anche noi al rango di merce, semplicemente trattata un po’ meglio. In altre parole: negare i diritti ai migranti comporta, ci piaccia o no, negarli prima o poi a noi stessi.
Interventi come questi sono ovviamente minoritari (del resto si vocifera che il 75% degli italiani sia d’accordo, o no?), perché poi – alla fin fine – non siamo noi che siamo razzisti ma sono loro che sono extra-comunitari e clandestini. Che ci possiamo fare?
Poi, ti ritrovi a leggere che alla fine del 2008 qualcuno si rammaricava che
«Certi meridionali non possono essere espulsi perché italiani, ma, se si potesse fare una bella barca, sopra ci metterei i meridionali che non lavorano e gli extracomunitari, che sono più bastardi dei meridionali».
Insomma, una bella gara di bastardaggine… Del resto, come dimenticare la fatidica sortita della Gelmini?
Chiudo questa aberrante rassegna (uscita fuori involontariamente) con l’intento principale con cui l’avevo cominciata: segnalare/ricordare i dati del rapporto 2008 della Unioncamere che individua nel 9% la quota di PIL creata dagli stranieri in Italia, che fa quasi l’11% (disaggregando i dati in macroaree) nel Nord-Est e Nord-Ovest del Paese.
Certo che è una bella fetta…
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Tag: PIL stranieri, razzismo, unioncamere
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Il futuro radioso dell’istruzione in Puglia
7 05 2009Duemila 107 docenti in meno nelle scuole medie di primo e secondo grado. Sale a 3mila 337 il numero totale di cattedre che l´anno prossimo spariranno dagli istituti pugliesi; dopo i mille e 230 maestri in meno nelle elementari, ieri l´ufficio scolastico regionale ha definito in un vertice con i sindacati gli ultimi tagli in organico. Le scuole medie inferiori, che perderanno 1120 iscritti, pagheranno il prezzo maggiore: mille e 109 i posti tagliati, a fronte di una previsione iniziale di 864 docenti in meno.
«Un sacrificio insostenibile» si ribella la Flc Cgil che con Gilda si è opposta all´operazione disposta dalla direzione scolastica. «Una manovra necessaria» per la dirigente Lucrezia Stellacci: il decreto interministeriale sugli organici imponeva un taglio complessivo di 2mila 170 cattedre suddividendolo in 864 per le medie inferiori e 1243 per le superiori, nelle quali la fuga di alunni era più consistente con 2mila 164 studenti in meno. La riduzione di professori avrebbe però messo a rischio «le attività didattiche minime e la stessa esistenza degli istituti di secondo grado»: così la direzione dell´Usr ha disposto lo slittamento di 245 tagli dagli istituti superiori, che ne perderanno “solo” 998, alle medie inferiori. [Repubblica via Rassegna Stampa Flc]
Secondo voi, nel momento in cui si mette a rischio la stessa sopravvivenza degli istituti scolastici, vi sembra serio discutere degli incomparabili benefici che deriveranno dagli e-book alla didattica?
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Tag: tagli alla scuola
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Solo testo
20 04 2009Sarà stato il primo post della giornata a farmelo notare ma al blog di Dario D’Angelo forse non ne ho mai dedicato uno. Perdono per la dimenticanza (e onore alla scrittura).
Dedicato. Polvere
Gli oggetti appicca appica si coprono di polvere sottile e se fai passari assai tempo quella prende tutto e ammuccia ogni cosa. Faccie grigie sopra alla carta delle fotografie e vecchi dischi sintuti una volta sola. Chiavi che non hai mai saputo cosa rapunu e minuzzagghie. Cose grandi e cose niche.
La polvere non sei tu che la chiami. Lei arriva e non ne fa distinzioni che per idda tutto è uguali. Certo ogni tanto ti può veniri la vogghia di pigghiari una pezza per pulizziari però quasi sempre finisci che rimandi e rimandi e non se ne fa chiù nenti che di sicuro poi te lo scordi.
La polvere a volte chiovi chiossai e sono tanti i motivi. Chenesò qualcuno qualcuna che per spazzare le sue cianfrusaglie ti inchi attia o il vento che spinge e colpisce lì dove non ci sù difisi.
Mi pari che anche nella testa funziona accussì solo che non cè nessuno che ci ciuscia sopra alle tue cose. Nessuno. Anzi no forse ogni tanto la morti.
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Tag: solo testo
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A proposito di fondi per la ricostruzione in Abruzzo
19 04 2009Mentre il premier ostenta ottimismo e cultura del fare, mi chiedo quali saranno le conseguenze di ciò:
13:49
Bersani: “Così il Sud senza risorse per 7 anni”
“Se i soldi per il post terremoto verranno presi dai fondi accantonati presso la presidenza del consiglio, le risorse nazionali destinate per i prossimi sette anni al Mezzogiorno scompariranno totalmente”. E’ l’allarme lanciato da Pier Luigi Bersani, responsabile economia del Pd.
Ora… Non è che io mi scordi la deriva nordista che ormai caratterizza il Pd (appena attenuata, negli ultimi tempi per strategia elettorale, ma ben conclamata dalla benevola astensione sulla riforma federalista proposta dal governo in carica) però magari sarebbe il caso di chiederglielo dove prenderanno i soldi…
Così. Giusto per sapere.
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Tag: ricostruzione Abruzzo
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Orizzonti di senso
16 04 2009Immagine: Macoring Paolo
Leggendo dei tagli poderosi che si apprestano a mettere in ginocchio la scuola pubblica (e pensate che è solo il primo anno!) e, più specificatamente, a radere al suolo quella meridionale, mi chiedevo in che scuola tornerò una volta finito il dottorato… Ammesso e non concesso che ce l’abbia una scuola dove ritornare, dato che già quest’anno andranno in esubero i docenti di ruolo e se mi salvo quest’anno, dubito di riuscire a farlo per altri due anni di seguito.
Ipotizziamo comunque che io sia fortunata e mi ritrovi a ricominciare, ad esempio, in quelle scuole di frontiera da dove si sono mossi i primi passi, dove magari i problemi scuola-famiglia da affrontare riguardano la detenzione carceraria di uno dei genitori, il lavoro minorile o le regole di un mondo in cui lo Stato sembra confinato in “recinti” (come quello scolastico, appunto) ben definiti.
Credo che per un docente si tratti di una vera e propria opera di mediazione culturale. Almeno io l’ho sempre vista così. In primo luogo perché non puoi giungere come un kamikaze e pensare che tutto ciò che i bambini si portano dietro è sbagliato e da buttare perché, in automatico, loro penseranno la stessa cosa di te. In secondo luogo, devi imparare ad essere elastica, curiosa, sincera ma non ingenua (la storiella dello svantaggio socio-culturale molti di questi bimbi la conoscono meglio di te) e accettare che ci saranno molte più sconfitte di quelle che vorresti, perché il primo sistema che ti rema contro è proprio quello che dovresti rappresentare.
Perché mi sono ritrovata a scrivere di questo? Perché non vorrei che tutto questo parlare di tecnologie per l’apprendimento sia alla fine un baloccarsi di adulti che cercano di salvarsi dalla realtà, eludendola il più possibile. E non sto parlando, ovviamente, di quelli che ci fanno i soldi su questi “infingimenti” ma proprio di noi, dei docenti “illuminati e tecnologici”: quelli sopportati con un certo fastidio dai colleghi – che conducono la loro placida nave per rotte note, pacifiche, noiose e senza sorprese – ma anche silenziosamente tacciati di tradimento da quelli che… “anche tu con quelli che ci vogliono sostituire con il computer?”. Ed in effetti è proprio a questi ultimi a cui ho pensato quando ho letto il post di Mario Agati, in cui si parlava di collaborazionismo…
Guardando però il lato più subdolo e oscuro della annosa questione legata alla bontà dell’insegnamento e a quella delle tecnologie al servizio dell’apprendimento, non ci si può nascondere che il pericolo di essere (anche inconsapevolmente) parte attiva di un’ulteriore mistificazione della portata degli strumenti è dietro l’angolo.
Ed allora ha ragione Antonio Fini quando si chiede se i laboratori informatici vadano smantellati perché sappiamo che la nostra riflessione “teorica” ci porta ad ipotizzare come naturale la necessità e l’esistenza di un PC ad alunno, disponibile direttamente in aula, sul suo banco. Ma non possiamo per questo ignorare che la dotazione media di una scuola ben attrezzata è di 1-2 videoproiettori, una quarantina di PC, un paio di portatili e una rete cablata (per tacere della necessità che i computer siano in un luogo solitamente ben protetto per evitare che li rubino quando non c’è nessuno).
E ben venga il parlare e il ragionare sugli aspetti culturali, ergonomici e cognitivi degli e-books purché non si scambino per tali ciò che è finalizzato al contenimento della spesa “per le famiglie” (ma ne siamo proprio sicuri?) e all’aumento dei guadagni delle case editrici compiacenti. Certo che gli e-book saranno l’unica via di scampo in un sistema scolastico in cui ti dovrai sciroppare lo stesso libro di testo per 5 o 6 anni! Ma quelli fatti da noi e non certo quelli racchiusi nei pdf di ordinanza!
E se troverò una LIM in aula la userò ma con quanto costa non credo che saranno poi così diffuse dove normalmente ti compri il materiale di facile consumo di tasca tua.
Allora certo che userò le tecnologie. Userò quello che troverò, al meglio delle possibilità. Mi auguro di avere sempre una connessione a Internet e me la farò bastare. Realizzerò gli artefatti tecnologici con tutto ciò che ho a disposizione, come ho sempre fatto. Sosterrò l’open source e l’open content così come il recupero di tutti quei PC abbandonati, in attesa di rottamazione.
Se non capiamo che l’utilizzo significativo delle tecnologie nella didattica non può che partire da qui, dalla motivazione e dall’iniziativa personale dei singoli (soprattutto nella scuola pubblica, dove nessuno ha intenzione di investire ma solo di lucrare a vantaggio di “altri” e a danno della maggior parte), non ci resta che aspettare tranquilli, governando le greggi ed instradandole verso il loro “naturale” destino.
E’ una storia già vista e sappiamo già come va a finire.
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Tag: adozione libri di testo, e-book, tagli alla scuola
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Amara terra mia
25 03 2009Guarda caso ci sono andata ad inciampare proprio stamattina… Bellissima.
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Tag: Amara terra mia, radiodervish
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Uno smiley e via
24 03 2009Leggo (e vedo) su Repubblica, quella facc…ina di bronzo di Brunetta che fa le prove generali dell’operazione “Mettiamoci la faccia!” (e pensare che credevo ce la fossimo giocata da tempo), rivoluzionaria (perché sperimentata in Cina) metodologia di rilevazione del gradimento dell’utente nella Pubblica Amministrazione. 
Vi ricordate le parole visionarie di novembre:
«Immagino una centrale dove sono conservati tutti gli emoticons per ogni dipendente. E a quel punto si potrebbe premiare chi ha tante faccine sorridenti e intervenire dove le faccine sono tutte negative, magari cambiando i dirigenti»
La centrale degli emoticons! Che originale!
Nel frattempo, cronaca di una morte annunciata, ItaliaOggi annuncia la decimazione delle cattedre a Sud e il fatto che finalmente la Gelmini pareggerà i conti tra Nord e Sud (del resto, questo governo che ci sta a fare?), tanto da mettere a rischio anche i docenti di ruolo (ma questo già si sapeva). Fannullone più, fannullone meno, sempre meglio qui giù che lì su.
Eh sì, perché è una questione di abitudini diverse. Al nord, le scuole hanno il tempo pieno e, compresenze o non compresenze, se ci sono dei posti vanno lì. Poi ci sono gli immigrati ma non più del 30% per classe che ci rovinano l’ambiente (se c’è qualche eccedenza, non si è ancora capito dove la si colloca). E poi con tutto quel lavoro in più dei bambini irregolari da denunciare…
In sovrappiù abbiamo anche i “compagni” del nord (o quelli che un tempo si chiamavano tali), quelli che si occupano di didattica inclusiva, di qualità, del “non uno di meno” con tutte le geremiadi sulle scuole (del sud) che non hanno bisogno delle risorse di cui hanno bisogno loro. E comunque se sono gli iscritti alla FIOM a votare Lega e PdL, perché loro dovrebbero sfuggire alle sirene dell’individualismo più sfrenato?
Del resto, un Governo che sta da tempo saccheggiando i fondi FAS, lasciando il povero Fitto alla mercè dei governatori meridionali a cui non sa dare spiegazioni sui soldi in “bilico”, che visione volete che abbia di questa terra, utile serbatoio di voti e di potere?
Ma sì. Passerà la nottata. Basta uno smiley…
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Tag: Brunetta, decreto Gelmini, faccine, fondi FAS, tagli alla scuola
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