Crisi della scuola, didattica scientifica, ricerca educativa

31 07 2008

Segnalo la recensione di Antonio Calvani sul libro di Giorgio Israel, scaricabile dal post omonimo a questo su Ltever. Spero di avere il tempo di commentarlo perché lo merita (che si sia d’accordo o meno). Per ora l’ho stampato e me lo porto in treno per quel di Foggia…





A proposito di crediti…

9 06 2008

Anch’io, come Andreas

non sono un fan del sistema dei crediti perché è fondato sul tempo di lavoro anziché sulle cose realmente accadute nella testa degli studenti; un’approssimazione imbarazzante da quanto è grezza. Trovo invece condivisibile il concetto di gradazione pensato per poter confrontare risultati conseguiti in scuole e paesi diversi.

Per cui vi consiglio di leggere il suo post relativo al metodo messo a punto per dare i voti alla blogoclasse ma anche l’interessante intervista a Salvatore Settis su Repubblica di oggi in cui si afferma

«È stato detto che la dichiarazione di Bologna rappresentava un’imposizione dell’Unione Europea; in realtà era un patto tra atenei di vari Paesi, che si poteva seguire o meno. La Gran Bretagna, per dire, non ha certo modificato il proprio sistema per adeguarsi a noi. Ma l’aspetto più negativo è l’interpretazione “all’italiana” dei crediti: un gioco puramente al ribasso».
Vale a dire?
«Da noi sono diventati una misura quantitativa del lavoro; si suppone che a 10 o a 50 pagine di un certo libro debba corrispondere un credito formativo. Una stupidaggine. Che ha portato varie facoltà, in modo scandalosamente diffuso, a fare qualcosa che la legge non imponeva: individuare per ogni materia un tetto massimo di pagine. Anziché creare un limite minimo per spingere a superarlo, si è fatto il contrario».

Sarà il caso di ripensare a quanto fatto?





La scuola nell’immaginario collettivo

13 05 2008

pagellaDato che c’è sempre bisogno di dare un segnale forte di trasformazione ad ogni cambio di governo, dopo aver oculatamente scelto Ministro e Sottosegretario all’Istruzione, il primo annuncio bomba all’insegna delle 3i: la guerra alla documentazione cartacea nella PA.

Di conseguenza, entro un anno, un anno e mezzo massimo, le pagelle “dovranno essere lette su Internet”.

Suggerendo la lettura dell’articolo di Reginaldo Palermo relativamente alle condizioni di fattibilità della cosa, vorrei far notare giusto due cose all’articolista di Repubblica che ha scritto sulla notizia:

1) il termine e lo strumento pagella è in disuso da quando io facevo la II elementare. Ho 39 anni e sono andata a scuola in anticipo.

2) Forse la pagella riportata qui sopra (datata 1954) e tratta dall’articolo in questione è un suo ricordo d’infanzia, quindi – per dovere di cronaca – informo i lettori che questo modello è stato sostituito a partire dall’anno scolastico 1977/78 con una scheda di valutazione, prevista dalla legge n° 517 del 1977. Una legge lungimirante, sottolinea Umberto Tenuta, anche se “tradita” nel suo “spirito animatore”, sull’onda lunga della pagella scolastica e della valutazione selettiva. Ovviamente, il tutto valido solo per la scuola di base.

3) La scelta, da qualche anno, di confezionarsi “autonomamente” la propria “pagella” è una necessità dovuta allo stato di deregulation totale in materia e ad una scelta ben precisa dell’ex ministro Moratti, profonda sostenitrice della validità della mano invisibile di smithiana memoria anche nel mercato scolastico.

Insieme alla pagella, almeno nella scuola elementare/primaria, sono andati in disuso: i grembiuli neri e fiocconi annessi, i banchi con il foro per il calamaio, le orecchie d’asino, le maestrine dalla penna rossa. Giusto per la cronaca.





Università: riforme apparenti e miti sulla qualità dell’insegnamento

16 02 2008

Pur rispondendo alla istanze provenienti dal cosiddetto “Bologna Process”, non va dimenticato che la riforma universitaria si colloca in un più ampio processo di riforma dello Stato e delle Istituzioni, che “ha introdotto nelle unità pubbliche valori e strumenti in aperto contrasto rispetto all’ortodossia burocratica della pubblica amministrazione classica”, il che spiega la denuncia di Bezzi [pdf] (2005) relativamente a “l’interesse spesso superficiale o di facciata delle Amministrazioni pubbliche” per la valutazione del risultato dell’azione amministrativa.

E questo nonostante ci sia in gioco la costruzione di un rapporto diverso tra istituzioni e cittadini, improntato sulla credibilità e l’affidabilità, attraverso cui passa il processo di legittimazione delle istituzioni stesse, in un sistema sociale basato non più sulla norma ma sul risultato.

Ma

il nostro Paese […] e’ rinomato per l’introduzione di profonde riforme che poi, nella sostanza, portano modifiche di scarso rilievo… Talora i cambiamenti introdotti consentono di portare ad effettivi miglioramenti nei servizi offerti, a volte invece causano pericolose distorsioni, a volte, infine, le modificazioni si rivelano meramente simboliche. (Riccaboni, n.d.) [doc]

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