Un pesce fuor d’acqua

Posted on 18 ottobre 2007

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Ebbene sì. Certe volte mi sento un pesce fuor d’acqua….

Quando? Mah, sicuramente quando il mio umore è sul grigiolino.

Perché? Perché nonostante tutti i paroloni che si sprecano sulla complessità, sulla transdisciplinarità, sulla necessità di superamento e di fecondazione reciproca dei tradizionali ambiti in cui è suddiviso in realtà… pochi si sforzano di mettere il naso al di fuori dei territori del sapere che sono loro familiari.

Io sono invece una che ficca fin troppo il naso nelle lande sconosciute. Ti permettono di cambiare il tuo punto di vista e guardare l’oggetto del tuo studio in una luce totalmente nuova. Così lo capisci meglio.

Prendiamo, ad esempio, Albert O. Hirschmann.

Un elemento cardine del suo pensiero è quella che egli definisce la prospettiva exit/voice, che getta “un ponte” tra la sfera politica e quella economica.

Secondo gli economisti classici, l’homo oeconomicus è quello che agisce sempre in nome della massimizzazione dell’utilità individuale. Dunque, se una scelta non lo porta ad il massimo profitto per sè allora la abbandona (opzione exit) per cercare un’alternativa che glielo garantisca.

Questo in un mercato a concorrenza perfetta, ipotizzando che egli abbia tutte le necessarie informazioni, ecc. ecc.

Ma l’homo oeconomicus è quello che Weber definirebbe un idealtipo, cioè un modello di lavoro per lo scienziato sociale che non ha un corrispondente nella realtà.

Nella realtà, dice Hirschmann, gli uomini fanno scelte che talvolta non portano loro alcuna utilità o che possono addirittura danneggiarli solo perché rispondono ad un ideale. Oppure, se qualcosa non funziona, possono decidere di utilizzare l’opzione voice per cercare di cambiare le cose che non vanno invece di abbandonarle a se stesse.

Per riportare il tutto al punto di partenza, mi chiedo quando qualcuno aprirà veramente un collegamento tra la tecnologia e la riflessione sul suo utilizzo.

Gli umanisti (che si interessano dell’argomento, ovviamente, perché gli altri rimangono arroccati nella loro torre d’avorio ben protetta) si sforzano di padroneggiare ciò che, inizialmente, non faceva parte del loro background ma l’homo informaticus resiste maggiormente a farsi coinvolgere dall’aspetto più nascosto del tutto, quale ad esempio, la comprensione delle “resistenze” allo strumento.

E così c’è gente che continua a fare “corsi base” senza imparare niente. E senza che nessuno si chieda il perché.

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