Progetto Elementi: lato informatico della progettazione e Spazio di Vita

Posted on 9 dicembre, 2007

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PROLOGO:
poiché non mi piace scrivere per leggermi e capirmi solo io, questo post sarà un po’ teorico ma poiché Lewin è un autore molto spesso più citato che conosciuto ho ritenuto importante offrire qualche informazione in più al nutrito gruppetto di lettori che si sta interessando all’argomento. :-*

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La ricerca di determinismo insita in una interpretazione della motivazione troppo riduttiva paga il prezzo di non saper spiegare la complessità di comportamenti tipici dell’essere umano come soggetto sociale, culturale e alla ricerca di auto-realizzazione. In altre parole, in certi casi, a parità di stimolo o di privazione non si spiegano in modo univoco la varietà di comportamenti messi in atto, adottando solo una prospettiva fisiologica e omeostatica.

Da Elementi teorici per la progettazione dei social network, p.12

E’ per questo che, quando ho letto il documento di Gian e Folletto ho pensato a Lewin e alla sua Teoria del Campo, su cui continuo la mia argomentazione.

1) Ma di che “campo” stiamo parlando, direte voi? 🙂

Il Campo che noi dobbiamo considerare quando conduciamo un’analisi di tipo psicologico è definito da Lewin

SPAZIO DI VITA

=

totalità dei fatti che determinano il comportamento (C) di un individuo in un momento determinato
=
totalità degli eventi possibili
=
Sv =P+A => C=f(P,A)=f(Sv)

 

Da questo giochetto 🙂 ne deriva che C – ossia il comportamento – è definibile come ogni cambiamento nello Sv che è soggetto a leggi psicologiche.

2) Di che ambiente stiamo parlando?

Secondo Lewin, ogni individuo vive, da un punto di vista psicologico, all’interno di un proprio AMBIENTE COMPORTAMENTISTICO che comprende sia gli oggetti e gli eventi direttamente percepiti (ambiente percettivo), sia le conoscenze assimilate (ambiente cognitivo), sia tutte quelle caratteristiche che ci inducono a comportarci in un certo modo (derivanti dall’esperienza pregressa e dalle speranze, dai timori e dalle aspettative per il futuro).

E’ ovvio quindi che l’ambiente psicologico costituisce qualcosa di molto diverso dall’ambiente fisico, in particolare perché i suoi elementi possiedono qualcosa che gli elementi dell’ambiente fisico non hanno:

una valenza positiva o negativa

=

potere di attrarre o respingere l’individuo, di indurlo a compiere una certa azione o di astenersene

Il valore che un oggetto, una persona una situazione può avere per un individuo è in rapporto con i BISOGNI della personalità interna che possono essere indipendenti da ogni atto volontario (ad es. bisogni ciclici come il dormire o permanenti come l’affetto, la stima, la protezione) o relativi alle condizioni necessarie a soddisfare un bisogno o a un particolare atto di volontà relativo al futuro (per questo definiti quasi bisogni).

Posto ciò mi fermo qui (per fortuna, direte voi) e vado a continuare gli addobbi natalizi, lasciando un prima ipotesi per i progettisti e non di social network:

il lato informatico della progettazione, in questa prospettiva, è quello che definisce e realizza l’ambiente percettivo dell’individuo e quindi può influenzare la forza di attrazione/repulsione verso l’ambiente/l’applicativo, anche a prescindere dalle motivazioni che mi hanno portato ad utilizzarlo.

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