Il centauro Chirone e le professioni della cura

Posted on 19 aprile, 2008

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Riprendendo una citazione di Friedrich Dürrenmatt cara ad Angelo Franza:

L’università non dovrebbe essere il luogo dove il sapere viene tesaurizzato, bensì il luogo dove il sapere viene compreso.

In questa prospettiva, trovo particolarmente affascinante il Compito 8 proposto da Andreas Formiconi, in cui non posso non ascoltare gli echi delle parole del mio maestro quando affermava (cito dai miei appunti del Master in Clinica della Formazione durante l’incontro con Giorgio Cosmacini dell’11/05/2002):

Ci si rivolge ora allo studio teorico del metodo clinico ed in particolare all’approfondimento delle “professioni della cura”. La cura sembra essere vicino alla pratica dell’insegnante, come insieme di gesti e procedure necessarie per accudire qualcosa o qualcuno. Il significato emerge chiaramente dall’analisi di quest’area semantica.
Sacerdote, tutore, magistrato, medico, pedagogo sono accomunati da una paternità putativa. Nell’antichità, il pedagogo sostituiva il padre, si prendeva cura totalmente del soggetto…

Emerge così, emblematica, la figura mitologica del centauro Chirone, collegata strettamente al mondo dell’educazione e della medicina.

 

Chirone con Achille

Immagine: Wikipedia

Franza fece notare quel giorno come

tutti gli allievi di Chirone sono accomunati da un destino terribile, quasi che la conoscenza implichi necessariamente il venire a contatto con il dolore. Questo prendersi cura ha a che fare con il potere dell’uomo sull’uomo.

Indirizzare il futuro della medicina comporta una formidabile responsabilità, che è soprattutto etica. In prima istanza, essa significa la salvaguardia di quel contatto umano, che fu il dovere essenziale del medico ippocratico: “La mente e la mano guidate da ragione scientifica, ma anche da altre ragioni che tengano conto della nostra natura, dei nostri limiti, delle forze primordiali della vita e della morte”.

Il che vale, off course, anche per il futuro dell’educazione.