Linee di fuga

Posted on 21 aprile, 2008

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Poiché, nonostante un bel po’ di lavoro in attesa, non riesco a concentrarmi e a non pensare al seminario di domani, sono partita dal brogliaccio di Andreas e ho cominciato a leggere e ri-leggere un po’ dei commenti degli studenti (ma quanti sono????) al seminario.

Ciò che viene narrato è portatore di uno specifico punto di vista, di una storia personale e formativa unica. Anche se tutti i post parlano dello stesso avvenimento, ognuno dice una cosa diversa, coglie il “suo” significato, interpreta i segni attraverso il proprio universo simbolico.

Essere su di una linea diversa, dovuta “forse” ad una “sensibilità eccessiva per il vuoto dietro al lieve” ma che riconosce “il riso” come “un’esperienza ambigua, tesa” è essere sulla propria linea.

Nell’indubbiamente coinvolgente articolo di Benedetto de Bernard (pdf), anch’io sono su una linea diversa. Non contraria ma diversa. Forse perché è la mia… Il carattere costitutivamente seduttivo della formazione – come direbbe Massa – viene esaltato, evidenziandone il lato migliore. Ma non c’è solo quello.

E gli studenti, come i loro docenti, non sono sempre innocenti perché il sistema culturale in cui vivono non lo è. E questo richiede loro un grosso sforzo di volontà e ribellione ad un sistema in cui l’interesse personale è elevato a valore e l’immagine tende a svuotare ogni sostanza.

Ora vado a preparare il bagaglio. Magari, domani, in aereo, continuo a pensarci su…

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Posted in: ltever, università