Università: formato famiglia o formato Bignami?

Posted on 3 maggio, 2008

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Tanto per deprimermi un po’, invece di mettermi subito a lavorare, anche stamattina mi sono dedicata a leggere la mia solita rassegna stampa. Tra calendari con “valenza sociale” e tristi primati accademici (“Ma davvero pensate di fare carriera senza raccomandazioni, senza essere figli di qualcuno?”) mi sono chiesta perché nessuno parli del problema più grave che il regime di malauniversitas ha provocato: il danno strutturale alla ricerca scientifica di intere aree disciplinari, con particolare riferimento all’area umanistica.

Il presidente della Crui, Guido Trombetti, “invita alla cautela” perché “finché si rispetta la legge non vedo quale sia il problema… L’importante è che prevalgano sempre capacità e merito a prescindere dai cognomi”.

Posto che sappiamo benissimo che, in passato (?), la legge non è stata rispettata per favorire parenti e affini nonché per far diventare ordinari professori che mai sarebbero diventati tali, ipotizziamo che quest’ondata di moralizzazione trasformi magicamente il merito in stella polare della selezione accademica. Quali macerie ci lasciamo dietro?

Facciamo un esempio “fantascientifico” e ipotizziamo che, in passato, qualcuno, appena laureato in Astrofisica nucleare (non me ne vogliano gli astrofici…), abbia vinto nello stesso anno un dottorato e una borsa di ricerca in Lingue orientali (ibidem) e dopo una veloce carriera, si ritrovi ad essere oggi almeno associato confermato.

Come sarà la sua produzione scientifica in merito? E quale futuro avrà la ricerca in quelle sedi dove i casi di “carriera fulminante” sono più diffusi?

I codici etici sono iniziative lodevoli ma potranno agire, se funzioneranno, nel futuro. Ma con il passato, come la mettiamo? Per quanti decenni pagheremo il dazio alle indegne politiche clientelari che hanno avvelenato i pozzi della nostra cultura?

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