Chi comanda sul Titanic?

Posted on 12 maggio, 2008

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Premessa

Parlare di merito in Italia, serve semplicemente ad alzare una cortina fumogena sulla realtà, tenendo conto che noi viviamo nell’unico Paese in cui si può essere ghettizzati per eccesso di competenza. A scuola come all’università.

Con la differenza che a scuola, se ti chiudi nella tua “cameretta” e non dai troppo nell’occhio, alla fin fine le tue “competenze” puoi anche metterle in atto. All’università, invece, nella cameretta ti ci murano viva (metaforicamente parlando, ovviamente). Poiché solo chiacchiere da bar si fanno sull’argomento, aggiungerò anche le mie ad un dibattito che diventerà presto rovente.

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Il disegno di legge proposto dalla Gelmini (scaricabile qui in formato pdf per chi fosse interessato) è ovviamente demagogico anche se, in un certo senso, disarmante nella sua semplificazione di questioni complesse che si ripercuotono sulla tenuta civile e culturale del nostro Paese.

Molto si potrebbe dire e controbattere a lei e ai novelli profeti che pontificano dalle varie testate giornalistiche su come risalire la china, a partire proprio dalle teorie manageriali circa la gestione del cambiamento nelle organizzazioni.

E poiché si tratta di argomenti di cui si discute da almeno un decennio, mi sorge il dubbio che tutti questi manager italiani che si avvicendano all’istruzione abbiano bisogno di un bel corso di aggiornamento o almeno di qualcuno che spieghi loro che il modello taylorista-fordista è ormai considerato fuori moda da tempo.

Mi viene da sorridere, quindi, nel momento in cui, sic et simpliciter, all’art.2 c.1 della proposta di legge si propone

il rafforzamento dei poteri organizzativi e disciplinari dei dirigenti scolastici e degli organismi di amministrazione che li adiuvano, con compiti di gestione amministrativa e di reclutamento del corpo docente

chiedendomi se la Gelmini sa come sono diventati tali i dirigenti scolastici.

Io credo di no, ricordandole con Gandola che

dopo l’approvazione della normativa sulla dirigenza scolastica, direttori didattici e presidi sono divenuti dirigenti scolastici solo per avere frequentato un corso di formazione (presso varie agenzie, dall’Ibm alla Bocconi, ecc.). Non c’è stata alcuna selezione: di fatto tutti quanti sono diventati dirigenti scolastici. Questo ci sembra del tutto insufficiente.

O no? Quindi, prima di far diventare questi pseudo dirigenti dei veri e propri datori di lavoro, non sarà il caso di valutare anche loro? E lo dico in un’ottica puramente “aziendalistica”, tralasciando ogni specificità del sistema scuola.

Mi sembra quindi utile ed interessante, riproporre la lettura di un articolo di Simone Brero (Chi comanda sul Titanic? – Una nuova leadership per le organizzazioni che apprendono), apparso sul n°1 di Ticonzero del 1998, di cui riporto uno stralcio significativo:

Il mare e’ piatto come una tavola. Il mitico e inaffondabile transatlantico della White Star fila liscio e veloce verso l’America. Tra i suoi passeggeri si consumano amori e tradimenti, gioie e dolori, paure e speranze. Il gelido iceberg attende immobile, nell’oscurita’ della notte.

Chi comanda sul Titanic? Immaginate che la vostra organizzazione sia una nave di linea transoceanica e che voi siate il capo. Qual’e’ il vostro ruolo? Alcune frequenti risposte di dirigenti: “Il capitano”, “L’ufficiale di rotta”, “Il timoniere”, “Il macchinista”. In effetti molte di queste risposte sono in linea con le concezioni tradizionali dei leader, radicate in una visione del mondo individualista e non sistemica. “La visione tradizionale della leadership si basa sui presupposti dell’incompetenza dei singoli, della loro mancanza di visione personale e della loro incapacita’ di padroneggiare le forze del cambiamento, carenze che possono essere ovviate soltanto da alcuni grandi leader” (P.M.Senge, La quinta disciplina). Le organizzazioni che apprendono, tuttavia, impongono un nuovo modo di guardare alla leadership.

Torniamo sul Titanic (in senso metaforico, non preoccupatevi). Quando l’iceberg viene avvistato, il capitano esercita la sua presunta leadership ordinando una virata secca (al timoniere) e l’inversione di marcia (alla sala macchine). L’ampiezza della virata e la velocita’ dell’ inversione (presumibilmente le massime tecnicamente possibili) non sono sufficienti. La chiglia della nave urta la parte sommersa dell’ iceberg. Il Titanic impiega circa due ore per affondare completamente. Le vittime sono circa 1500.

A cosa serve al capitano ordinare una virata di emergenza, o al timoniere e al macchinista eseguire l’ordine, se la nave non e’ progettata per effettuare una simile operazione in tempo utile? Esiste un ruolo di leadership, tanto importante quanto trascurato dai dirigenti: quello del leader come progettista. Del resto, nell’ultimo costoso film di James Cameron dedicato alla tragedia del Titanic, il progettista riconosce le proprie responsabilita’, affondando volontariamente insieme alla nave…

Peccato che, nella realtà, i progettisti si salvino sempre.

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