Tagli alla scuola? Sì, al Sud

Posted on 14 giugno, 2008

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Con mio grosso dispiacere, stamattina mi sono ritrovata a leggere l’articolo di Gianni Gandola e Federico Niccoli su Scuolaoggi in cui il mors tua, vita mea (che ormai sembra imperare nel nostro “senso civico”), la fa ancora una volta da padrone.

Sono dispiaciuta perché, di solito, apprezzo gli scritti di questi uomini di scuola che parlano con una certa cognizione di causa sui problemi del comparto scuola (come dicono i sindacalisti).

Proprio per questo motivo, non posso non denunciare la malafede di affermazioni di questo tipo:

Ora, a nostro avviso, i problemi sono di due ordini. Il primo riguarda gli organici. In questi anni vi sono stati tagli “indiscriminati”. Noi non neghiamo che si possa procedere a riduzioni di organico in alcuni casi, purché questo avvenga in maniera selettiva, mirata.
Facciamo un esempio per quanto riguarda la scuola primaria (la fetta più grossa del nostro sistema di istruzione). Nelle grandi città del nord (Milano, Torino, Bologna, ecc.) le classi sono prevalentemente a tempo pieno e la presenza di due docenti per classe, per poter garantire le 40 ore di lezione, è assolutamente indispensabile. Nella maggior parte del paese, al sud in particolare, le classi sono organizzate a modulo (tre docenti ogni due classi). In alcuni casi con qualche rientro pomeridiano in altri no. Ora, dove l’orario scolastico è concentrato al mattino tre insegnanti ogni due classi forse sono troppi (infatti si verifica un numero molto elevato di ore di “compresenza”).

In questa prospettiva, il discrimine sarebbe quindi: al Nord il tempo pieno ce l’abbiamo e ce lo dovete lasciare, mentre al Sud no e quindi possono anche tornare alla maestra unica.

A prescindere dal fatto che l’elevato numero di compresenze non esiste perché sono sistematicamente azzerate dalle supplenze e dall’intervento delle docenti in altre classi per coprire l’insegnamento dell’inglese et similia, vorrei ricordare a lor signori che la struttura a modulo è un modello pedagogico di pari dignità a quello del tempo pieno e che, viceversa, gli insegnanti possono fare un lavoro discutibile tanto con l’uno quanto con l’altro perché non è il modello da solo che garantisce la qualità.

E, ammesso e non concesso, che queste compresenze venissero utilizzate per ciò per cui erano state pensate (attività laboratoriali, di recupero e di consolidamento), perché i bambini del Nord ne avrebbero più diritto di quelli del Sud? Solo perché la Lega è al Governo?

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