Il valore della scuola? 7,8 miliardi di euro

Posted on 24 giugno, 2008

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Complice il caldo, la stanchezza di fine anno, gli esami o che so io, probabilmente non tutti i docenti (o più correttamente la maggior parte) si stanno rendendo conto dello tsunami che si sta per abbattere sulla scuola pubblica ad opera del Ministero dell’Economia (consiglio una breve lettura qui e qui).

Con il famigerato decreto fiscale che approderà a brevissimo in Parlamento, in primo luogo si istituisce una “piramide di controllo” con al vertice “una task force tecnico-finanziaria” che controllerà che la Gelmini faccia ciò che le si dice di fare (ossia tagliare – in 3 anni – 47.000 posti A.T.A. e circa 100.000 cattedre).

Per non farla sfigurare e spianarle un po’ la strada in quest’opera di smontaggio dell’apparato scolastico nazionale, sottolinea Italia Oggi,

per evitare che ci siano intralci nel percorso attuativo, il governo le assegna anche un potere sanzionatorio nei confronti dei dirigenti ministeriali e scolastici: chi non dovesse essere ligio nel fare i tagli di spesa, potrà essere richiamato, poi potrà vedersi sospendere l’indennità di risultato, in terza battuta essere trasferito e, nei casi estremi, anche licenziato. Un sistema di valutazione dell’operato dei manager della scuola, quello richiamato dal dl, che è previsto dal contratto dei dirigenti in vigore ma che ad oggi non è mai stato applicato.

Finalmente un po’ di chiarezza nella valutazione dei dirigenti ministeriali e scolastici: più tagliate, più siete bravi. Anche questo è merito.

Il 30% dei risparmi (reali e adeguatamente certificati, ricorda Tremonti) saranno destinati a docenti meritevoli: su come saranno scelti non è ancora dato sapere. Cosa dovranno tagliare per risultare tali? E l’altro 70% dei risparmi, scusate la curiosità, dove andrà a finire?

Ovviamente, anche un inesperto di scuola (per fortuna che in Italia ce ne sono veramente pochi…) riesce ad intuire che qualcosa cambierà: avremo meno insegnanti di sostegno, meno Centri per l’Istruzione degli Adulti (vi sembra questo il momento di parlare di integrazione in Italia?), meno maestri (finalmente ritorna la maestrina dalla penna rossa, che tanto ci mancava), meno tempo pieno (o niente del tutto?), meno ore di scuola ai professionali, meno collaboratori scolastici e personale di segreteria…

Forse ci sarà meno qualità (lì dove c’era, ovviamente) e forse avremo meno voglia di far parte di questa scuola e di sentirci parte di questa nazione, ma cosa volete che sia di fronte alla prospettiva di essere considerati finalmente dei PROFESSIONISTI?

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