Di deroga in deroga… fino all’oblio?

Posted on 27 giugno, 2008

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Cliccando sui risultati del sondaggio (senza valore statistico 😉 ) del Corriere sul tema del prendere le impronte ai bambini dei campi nomadi, l’immagine che vi appare è questa:

sondaggio Corriere

Ciò significa che la maggior parte delle persone che ha risposto è preoccupata, almeno quanto il ministro Maroni, di proteggere i minori rom da genitori criminali e irresponsabili.

Da una parte all’altra della Rete, rimbalzano articoli in cui il suddetto ministro si preoccupa di sottolineare che si tratta di un censimento e non di una schedatura etnica, anche se in deroga a un articolo del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza che prevede la rilevazione delle impronte solo oltre un certo limite di età.

C’è però un piccolo problema: in Italia la popolazione Rom è di circa 152mila persone di cui 70mila sono italiani e circa il 55% del totale ha meno di 18 anni (e se si conoscono questi dati, qualche tipo di censimento ci sarà stato ANCHE SENZA IMPRONTE DIGITALI).
La domanda sorge spontanea: se prendo le impronte a minori rom italiani, non è una schedatura (pardon censimento) su base etnica?

Ma andiamo avanti. Se si gratta un po’ sotto la vernice buonista e si va a leggere una delle Ordinanze relative all’emergenza rom come ha fatto Federico Niccoli per la Lombardia, andiamo a scoprire che questo superprefetto ha potere di deroga “sulle disposizioni vigenti in materia ambientale, paesaggistico territoriale, igienico-sanitaria, di pianificazione del territorio, di polizia locale, viabilita’ e circolazione stradale” (art. 1, c.2) (oltre che almeno su una quindicina di decreti e leggi indicate all’art.3) e che la sua approvazione ai suoi progetti “sostituisce, ad ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di competenza di organi statali, regionali, provinciali e comunali” (art.1, c.3).

Insomma, una riproduzione sociologica dell’uomo della provvidenza in chiave federalista.

Sembra però che in tutto questo derogare a leggi e diritti, quella sulla rilevazione delle impronte ai minori rischi di delinearsi come una pericolosa discriminazione secondo il Garante della privacy, secondo l’Unicef e secondo le norme UE (“A chi ha quindi chiesto se in base alle regole Ue questa ipotesi sia possibile, il portavoce ha replicato: “La risposta è no. Pensavo fosse chiaro implicitamente”.).

Ipotizziamo, però, che questa “cosa” si faccia oggi per i minori italiani rom: perché, domani, non la si potrebbe applicare anche ad altri minori italiani? Che ne so, mi viene da pensare a tutti quei minori di 14 anni che invece di andare a scuola vanno a lavorare.

Perché non prelevarli sul posto di lavoro, schedarli censirli e toglierli alle loro famiglie? Sarebbe per il loro bene, dopotutto. E con le impronte digitali eviteremmo il rischio di perderceli una volta che i tribunali minorili hanno fatto il loro dovere.

Ma non è che, di deroga in deroga, rischiamo di dimenticarci a cosa stiamo derogando?

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