Scuola: dal dire al fare…

Posted on 8 luglio, 2008

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Dato che l’argomento tagli-a-scuola-a-più-non-posso, sembra abbastanza gettonato, a chi fosse interessato, segnalo in primo luogo che, in questo articolo de La tecnica della scuola si può trovare una tabella riassuntiva dei dati (al momento) certi, estratta dalla relazione tecnica allegata al decreto legge 112. Se gli alunni dovessero aumentare, si ridimensioneranno un po’, in caso contrario (più probabile) la situazione peggiorerà…

Segnalo inoltre anche l’ultimo articolo di Reginaldo Palermo, in cui si sottolineano le prevedibili difficoltà di rispettare i tempi per la messa a punto del piano (che dovrà essere firmato dai Ministri Gelmini e Tremonti entro il 10 agosto), in primo luogo perché la materia della razionalizzazione della rete scolastica è competenza tipicamente regionale (e quindi è con Regioni e Comuni che bisognerà discuterlo).

Dati questi vincoli, non sarà per nulla facile mettere a punto un Piano per il taglio di 42mila posti per il 2009/2010 come previsto dalla relazione tecnica allegata al decreto legge 112.

Tra le “strade strette” indicate nell’articolo, c’è ovviamente quella dell’innalzamento degli alunni per classe che però si scontra con le leggi in materia di sicurezza che prevedono precisi parametri per la dimensione delle classi in base al numero di studenti e docenti ospitati (giusto per non fare la fine dei topi in caso di evacuazione di emergenza).

Per tacere, ovviamente, della normativa (negli ultimi anni spesso elusa) relativa alla presenza di alunni disabili, che ipotizzerebbe un numero inferiore di alunni in quella classe. Essendo (finalmente!) finita l’era dei fannulloni, è chiaro che è ora di finirla anche con certi “privilegi”. Taciamo, ovviamente, su quelle conferenze di servizio in cui è già stato comunicato che anche in caso di handicap grave per cui è previsto il rapporto 1:1, il rapporto docente di sostegno-disabili dovrà essere almeno di 1:2. I diritti sono una cosa, i risparmi sono un’altra.

C’è chi si lamenta già ma è ovviamente di parte

Poi c’è la chiusura dei plessi con pochi alunni, situati in realtà soprattutto in montagna e nelle piccole isole. E che problema c’è? La famiglia si trasferisce (se proprio ci tiene a far studiare suo figlio) e il problema è risolto.

Non bisogna disperare, però. A tutto c’è rimedio, anche a questo “eccesso di statalismo” che si è ostinato a sparpagliare scuole dappertutto.

Citando il discorso di insediamento (pdf) di Valentina Aprea alla VII commissione , Salvo Intravaia sottolinea come

se una fetta di alunni attualmente in carico alle scuole pubbliche si trasferisse nelle scuole private, sostenute (le stesse scuole o le famiglie) da adeguati finanziamenti, sarebbe possibile in pochi anni tagliare migliaia di classi e di posti, risparmiare miliardi di euro (sono 8 quelli che prevede di recuperare il decreto Tremonti sulla scuola) e rilanciare la scuola privata: richiesta avanzata anche dal Santo Padre.

Tenendo conto che, almeno per la realtà che io conosco, le scuole private “decenti” di solito rifiutano i bambini con problemi (vari ed eventuali), finalmente gli svantaggiati e i disabili – stretti, stretti nelle loro piccole ma affollatissime classi – avranno una scuola tutta per loro: quella pubblica. Non è meraviglioso?

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