Nostalgie

Posted on 22 settembre, 2008

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Mi scusi, ministro, ma secondo lei come sono i bambini di oggi? (La ministra pare un po’ perplessa). Lo sa che la definizione del bambino, il modo in cui la società se lo rappresenta, i suoi bisogni formativi, sociali sono determinanti ai fini della costruzione dei Programmi di studio e quindi determinanti per il modello, anche organizzativo, di scuola? La ministra risponde sì, certo che lo sa.

Bene, allora mi dica: come definivano il bambino i Programmi Ermini del ’55? […] Volendo aiutarla, le suggerisco: “fanciullo, tutto intuizione, fantasia, sentimento”. Un fanciullo così pensato (non lo chiama più nessuno fanciullo, soprattutto quando gioca con la play station, ascolta gli mp3 sugli ipod, conversa in videochiamata, scambia clip filmate su YouTube ecc.) naturalmente imparava a leggere su libri come “Il mio sentiero”, e aveva un maestro unico.

L’analfabetismo agli inizi degli anni ’50, col “miracolo economico” alle porte, era tale che bastava “saper leggere, scrivere e far di conto” per essere considerati alfabeti, mentre oggi, per i bisogni della società attuale, si direbbe che coloro che sanno leggere, scrivere e far di conto sono solo degli alfabeti strumentali, in pratica semianalfabeti.

Cosimo De Nitto

Non so se emerge o no un’idea culturale forte di scuola. Ma può esistere oggi un’idea forte di scuola, se non esiste un’idea forte del mondo, della società, della vita e della morte? Certo a me piacerebbe che spuntasse da qualche parte un novello Giovanni Gentile, un singolo con idee nuovissime, adatte ai tempi, dirompenti, qualcuno in grado di rivoluzionare la scuola tutto da solo, con la sola forzadel suo pensiero. Ma sarebbe possibile oggi? E se anche esistesse codesto Gentile number two, lo ascolteremmo? Non credo. Siamo in una società pluralistica, e nulla può più essere imposto. E’ il bello della democrazia…

Paola Mastrocola

Consiglio la lettura di entrambi i “colloqui” con la nostra ministra: non si riesce a distinguere quello reale da quello immaginario. Perché se quello “reale” è avvenuto veramente nei termini in cui è stato descritto, sorge spontanea la domanda: ma che ci è andata a fare la Mastrocola ad intervistare la Gelmini?

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Posted in: maestre, scuola