La parola alle maestre

Posted on 8 ottobre, 2008

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Sto per partire (ma torno presto, non vi preoccupate 🙂 quindi vi lascio qualcosa da leggere con calma 😉 …

Attorno alla scuola elementare ed al suo futuro, problema legittimo e sensato (ma non si capisce perché ad ogni cambio di legislatura si debba “riformare” per prima sempre la scuola elementare), si è sviluppato una sorta di psicodramma sociale ove tutto e tutti si sono sentiti in dovere di intervenire, dalla reginetta dei concorsi di bellezza all’austero Ministro dell’Economia. Solo le maestre elementari hanno stentato ad ottenere un doveroso “diritto di tribuna”, se non altro per spiegare cos’è oggi la scuola elementare, quanto sia diventato complesso il rapporto con bambini così diversi, colorati, curiosi, ma immersi in una permanente vetrina di immagini, spot, schermi televisivi, stili di vita…, come non sia scontato attribuire un significato condiviso (da parte di insegnanti, bambini e genitori) all’andare a scuola ogni mattina, come sia difficile dialogare con genitori con aspettative spesso contraddittorie. [continua]

G. Cerini

Voglio dire semplicemente, qui e adesso, in quel modo che si usa quando ci si vuole liberare da un peso a lungo trattenuto, che nauseaaaaaa!
Ne abbiamo viste tante di robacce, e questa non sarà l’ultima…che nauseaaaaa ugualmente! [continua]

C. Fanti

Sono almeno 10 anni che, cambiando il Governo, i Ministeri dell’Istruzione si arrabattano ad inventare modifiche “creative” alla scuola (soprattutto elementare) con l’intento di passare alla storia come grandi innovatori o salvatrici delle giovani generazioni.

Ad ogni minimo cambiamento, all’interno delle scuole i dirigenti più zelanti, riuniscono immediatamente Collegi per apportare cambiamenti, istituiscono Dipartimenti per far ricadere nella quotidianità dell’operato delle scuole quello che altri partoriscono nel chiuso delle aule parlamentari.

Ed ecco che rivediamo i nostri curricoli adattandoli alle Indicazioni Nazionali , poi l’anno dopo escono le UdA e allora tutte a programmare per unità di apprendimento con uno spreco inverecondo di energie e tempi. Ci inventano poi il portfolio e facciamo a gara a chi lo inventa più adeguato alla realtà della propria scuola. Poi le Indicazioni non vanno più bene e ci inventano le Indicazioni per i curricoli e i Piani si studio e allora, da capo tutto, quello che abbiamo fatto non va più bene, si ricomincia.
Tagliano il tempo scuola? Mettono le ore opzionali? E noi subito pronti a trovare strategie più o meno efficaci per tamponare il tamponabile.
Modificano geneticamente la nostra pratica valutativa ( che gli Ogm non sono niente in confronto!!) da un giorno con l’altro? Ecco che subito i collegi sono chiamati a prendere decisioni su come organizzare questo cambiamento adattandolo ai nostri alunni e alunne ignari di tutto. [continua]

M. Gatti

È per tutto questo che ci sentiamo offese dalle Sue parole e rivendichiamo rispetto!
Il nostro è un lavoro complesso e siamo orgogliose della nostra professionalità, ci riconosca questo termine e non parli soltanto di “missione” .
Nella Sua lettera dice: “…Noi vogliamo una scuola che insegni a leggere, a scrivere e far di conto. Una scuola in cui si torni a leggere I promessi Sposi e dove non si dica più che lo studente dovrà <>.
Leggere, scrivere, far di conto. Signor Ministro, noi tutti lo facciamo sempre per almeno cinque ore al giorno, tutti i giorni, ma per “costruire il futuro” non basta; questa dimensione è riduttiva; noi pensiamo che la scuola abbia anche un compito più alto, quello di formare degli allievi che pensino con la loro testa che sappiano ipotizzare, essere creativi, dialogare, usare linguaggi diversi, stabilire relazioni significative e trovare soluzioni pacifiche ai conflitti perché per combattere il bullismo non è sufficiente il 5 in condotta. [continua]

X° Circolo Didattico Ponte Pattoli (PG)
CODAD (Coordinamento Docenti Anti Decreto)

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