Il problema del giorno dopo

Posted on 31 ottobre, 2008

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Il successo della manifestazione di Milano, come di quella, gigantesca, di Roma e delle altre decine in tutta Italia, dimostra chiaramente che la fretta con cui il governo ha convertito in legge il decreto Gelmini, non gli è servita a niente. Speravano di demoralizzarci: beh, eravamo tanti il 17 e ora siamo ancora di più. Si sbagliavano e dobbiamo continuare a farli sbagliare.

Ma la responsabilità che ci è piovuta sulle spalle è enorme. Una bella manifestazione è una bella manifestazione, ma tante manifestazioni e tutte di proporzioni inusitate prendono un altro nome: rivolta. Il popolo della scuola è in rivolta contro i decreti governativi. Allora ognuno di noi deve essere cosciente che siamo entrati in un’altra fase. La gente ha detto: non ci diamo per vinti. Agli attivisti che da tempo si occupano di scuola, a quelli che si stanno formando in questi momenti, deve essere chiaro che questa nuova fase richiederà un salto di qualità di intelligenza e di strategia. Non possiamo più permetterci, credo, di essere una confusa e allegra ed enorme massa di gente che protesta. Dobbiamo mettere a punto il nostro sistema di comunicazione, dobbiamo consolidare i comitati e i collettivi, promuoverne di nuovi dove non ci sono, collegarli tra loro, dobbiamo condividere sempre più un calendario di iniziative che siano il più possibile “sincronizzate”, dobbiamo trovare forme di lotta che portino la resistenza dentro ogni singola scuola nei mesi a venire, dobbiamo trovare il modo di coinvolgere i settori per ora un po’ distanti: i prof di medie e superiori. […]

Dobbiamo riuscire a fare tutto questo gestendo saggiamente le nostre energie, perché si deve durare per vincere, cioé per eliminare due numeri dalla faccia della terra: il 133 e il 137. E oggi quelle centinaia di migliaia di persone che sono scese per strada hanno detto che non si accontenteranno di nulla di meno.

Michele Corsi su ReteScuole

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