El etnografo

Posted on 19 novembre, 2008

0


… Previó, sin duda, las dificultades que lo aguardaban; tenía que lograr que los hombres rojos lo aceptaran como a uno de los suyos. Emprendió la larga aventura. Más de dos años habitó en la pradera, bajo toldos de cuero o a la intemperie.

Se levantaba antes del alba, se acostaba al anochecer, llegó a soñar en un idioma que no era el de sus padres. Acostumbró su paladar a sabores ásperos, se cubrió con ropas extrañas, olvidó los amigos y la ciudad, llegó a pensar de una manera que su lógica rechazaba.

Durante los primeros meses de aprendizaje tomaba notas sigilosas, que rompería después, acaso para no despertar la suspicacia de los otros, acaso porque ya no las precisaba.

Al término de un plazo prefijado por ciertos ejercicios, de índole moral y de índole física, el sacerdote le ordenó que fuera recordando sus sueños

Immagine di Elogio dell'ombra

y que se los confiara al clarear el día. Comprobó que en las noches de luna llena soñaba con bisontes. Confió estos sueños repetidos a su maestro; éste acabó por revelarle su doctrina secreta. Una mañana, sin haberse despedido de nadie, Murdock se fue. [continua a leggere in spagnolo…]

[…oppure passa all’italiano] In città, sentì la nostalgia di quelle prime sere nella prateria in cui aveva sentito, un tempo, la nostalgia della città. Si recò nello studio del professore e gli disse che conosceva il segreto e che aveva deciso di non palesarlo.
— La lega un giuramento? — domandò l’altro.
— Non è questa la ragione, — disse Murdock. — In quelle terre remote ho imparato qualcosa che non posso dire.
— Forse l’idioma inglese non basta a esprimerlo? — osservò l’altro.
— Non si tratta di questo. Ora che possiedo il segreto, potrei enunciarlo in cento modi diversi e anche contraddittori. Non so come dirle che il segreto è prezioso e che ora la scienza, la nostra scienza, mi sembra nient’altro che futile.
Aggiunse dopo una pausa:
— Il segreto, d’altronde, vale meno delle vie che mi hanno condotto ad esso. Codeste vie bisogna averle percorse.
Il professore gli disse con freddezza:
— Comunicherè la sua decisione al Consiglio. Lei pensa di vivere tra gli indi?
Murdock gli rispose:
— No. Forse non tornerò nella prateria. Ciò che mi hanno insegnato i suoi uomini vale per qualunque luogo e per qualunque circostanza. Tale fu, in essenza, il dialogo.
Fred si sposò, divorziò, ed è ora uno dei bibliotecari di Yale.

——————–

Questo è il tipo di etnografia perfetta. L’etnografo di Borges, racconta Piasere nell’Epilogo, “non è l’anti-etnografo e neppure l’etnografo mancato, è l’etnografo perfetto. L’etnografo che si è talmente impregnato di cultura altrui da non avere nessuna interpretazione da proporne (…) Più si impregnava dei suoi ‘indiani’, meno aveva da dirne. Immagine di L'Etnografo Imperfetto
L’etnografo che scrive è l’etnografo incompleto, che per colmare le sue lacune (allora interpretate come conoscenze) ha bisogno di fare interpretazioni e di proporle ai suoi lettori e, se mira in alto, ha bisogno di cercare la gloria, che è una forma di incomprensione, forse la peggiore, diceva Borges” (p. 188).
La perduzione totale nel processo etnografico diviene una perdizione riguardo al prodotto etnografico, che si scioglie in autismo. “Solo colui al quale fa difetto la perfezione dell’esperimento di esperienza vissuta la intacca mettendosi a narrarlo” (ibid.).

[da Recensioni Filosofiche di Alessandra Guigoni]

Annunci