Le ragioni dell’Altro

Posted on 5 gennaio, 2009

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godiswithusA proposito della stupefacente opera di macelleria umana che si sta compiendo in questi giorni nella striscia di Gaza, pur volendo abbracciare del tutto acriticamente la versione edulcorata e minimizzante dei media nostrani (e quindi sostenendo senza tentennamenti di sorta il diritto di Israele all’autodifesa anche a costo di colpire soprattutto la popolazione civile), la sproporzione delle perdite sui due fronti qualche dubbio lo comincia a far sorgere. O almeno dovrebbe.

Il Corriere, i cui articoli sull’argomento brillano per la descrizione quasi “asettica” degli avvenimenti, è comunque costretto a riferire (quasi “tra le righe”) che

finora i raid aerei, che hanno provocato almeno 457 vittime e oltre 2.300 feriti (secondo l’ultimo bilancio diffuso da Al Jazira), non sono riusciti a bloccare il lancio di razzi verso Israele

e che

dall’inizio dell’offensiva sono stati uccisi quattro israeliani.

Gennaro Carotenuto, sottolinea come sia

necessario sempre uno sforzo grande per capire le ragioni di Israele e sarà necessario compierlo anche domani e dopodomani. Bisogna sforzarsi di capire l’ebreo di Masada e separarlo da un impresentabile espansionismo colonialista decimononico e dalla follia del voler essere l’ultimo avamposto d’Occidente (e dell’imperialismo statunitense) invece di essere il cuore del Medio Oriente. E’ ben difficile anche aver simpatia per Hamas, trogloditi razzisti e sessisti, e solo dei folli possono scambiare le sue organizzazioni clientelar-caritatevoli come progressiste.

Detto questo abbiamo ancora occhi per vedere. E vediamo la scientifica volontà di torturare un milione e mezzo di persone a Gaza fino a renderle pazze di disperazione, di odio, di fame. E prima ancora abbiamo visto la scientifica delegittimazione di Fatah e Arafat proprio per favorire la consegna dei palestinesi ai loro peggiori umori, rappresentati da Hamas.

Se riduci un popolo di un milione e mezzo di abitanti a cercare da mangiare nella spazzatura rinchiudendolo nel più rigido embargo della storia per dare una spallata di più alla classe dirigente di questo e renderlo pronto all’esodo, alla diaspora come liberazione, non sei la vittima del lancio di razzi, per quanto folli essi siano, ma sei il carnefice.

Sono così andata a cercare un po’ di informazioni sulla vita nella striscia di Gaza già prima di quella che sembra la “soluzione finale” al problema di Hamas.

Volendo tralasciare i bombardamenti del 2006, un’interessante panoramica la trovate sul sito dell’UNICEF… Così, per farsi un’idea, prima del prossimo veto USA a qualsiasi risoluzione che obblighi Israele a cessare il fuoco.

Foto: The Daily Banter

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