Lezioni di democrazia

Posted on 28 gennaio, 2009

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Prima di questa nuova era berlusconiana –  indubbiamente la più devastante e incisiva a vederla con gli occhi del futuro, data anche la polverizzazione dell’opposizione parlamentare – leggevo abbastanza di rado giornali come l’Unità o il Manifesto. Ora mi capita di consultarli più spesso, anche perché ho riscontrato la presenza di notizie che vengono ignorate da Repubblica o dal Corriere (o, nella migliore delle ipotesi, fortemente edulcorate).

Sedia-inginocchiatoio riservata ai rappresentanti dei lavoratori quando vanno a firmare gli accordi con il Governo e Confindustria

Sedia-inginocchiatoio riservata ai rappresentanti dei lavoratori quando vanno a firmare gli accordi con il Governo e Confindustria (immagine: http://www.tuttoantiquariato.com)

Prendiamo questa faccenda del nuovo modello contrattuale che è stato varato senza la firma della CGIL, con grande soddisfazione di tutta la compagine governativa (per tacer di Confindustria e dei sindacati firmatari che sperano di ottenere finalmente anche loro uno sgabellino alla corte del re invece che l’usuale inginocchiatoio riservato ai rappresentanti dei lavoratori). Repubblica non ha certo sprecato parole in merito, limitandosi a sottolineare il futuro sciopero del 13 febbraio e la decisione del referendum consultivo per il 9 e 10 febbraio

tra i lavoratori dei ministeri, delle agenzie fiscali e degli enti pubblici non economici sulle ipotesi di contratto e sul contratto stipulato oggi.

Secondo l’Unità, infatti, per i dipendenti pubblici le norme sono molto peggiorative e  minacciano la tenuta reale del potere d’acquisto, riportando il comparto nella mani della politica (stile anni ’80). Ovviamente Confindustria non è d’accordo (e questo già dovrebbe far sorgere qualche sospetto). Leggo infatti sul Manifesto che

il contendere sono i calcoli presentati dalla Cgil secondo la quale se l’intesa siglata da Cisl e Uil fosse stata in vigore già negli ultimi 5 anni (tra il 2004 il 2008 ) «i lavoratori – come sostiene Agostino Megale, segretario confederale Cgil – avrebbero perso in media 1.352 euro, mentre per il sistema delle imprese ci sarebbe stato un guadagno di 15-16 miliardi». Falso, replica il CsC, cioè il Centro studi degli industriali. Per i tecnici di Viale dell’Astronomia ci sarebbe, al contrario, un aumento di 1.031 euro. Megale, commentando la ricerca presentata ieri dalle imprese, ha replicato che «la Cgil è pronta a un confronto pubblico».

Cavolo! 1031 euro in più! Ma quant’è buona Confindustria! Ma perché, allora, questi docenti sono così arrabbiati coi sindacati concertativi, omni-rappresentativi e firmaioli, secondo cui

“è sempre facile giocare ad alzare la posta, ma non è con un referendum bluff, che si può ottenere un contratto migliore”.

Per questi “campioni di democrazia” – continuano sempre più arrabbiati – il coinvolgimento diretto dei lavoratori è un banale referendum “bluff”, ma se sono veramente convinti della condivisione del loro operato da parte della maggioranza dei lavoratori, perché non ne supportano lo svolgimento?

I lavoratori e le lavoratrici non hanno, per Angeletti e Bonanni, diritto di parola sul sistema di regole ed è per questo che qualcuno ti tira fuori addirittura l’articolo 32 del regolamento nazionale dei metalmeccanici varato da Fi, Fiom e Uilm che riconosce il diritto a ricorrere alla consultazione generale dei lavoratori sugli accordi, con voto vincolante, anche qualora a chiedere il referendum sia una sola delle tre organizzazioni.

Ma che noia questa democrazia! Dobbiamo evolverci, guardare a modelli più moderni ed efficienti, sottolinea Sacconi che – intervistato da Repubblica circa il referendum incriminato – sottolinea:

“In generale credo che si debbano superare tutte le forme di democrazia diretta. Ormai ci confrontiamo con paesi che hanno processi decisionali velocissimi, penso al Brasile, alla Cina, alla Russia”
Le sembrano tutti modelli di democrazia?
“No, però è così. Per questo dico che non c’è tempo per le decisioni assembleari, tanto più per le relazioni industriali”.

E il buon Walter che ha da dire a quelli della CGIL? “Non siate settari!”. Mi chiedo perché, giacché c’era, non li abbia invitati ad andare a giocare in cortile con gli altri confederali “che i grandi hanno da lavorare”…

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