Pensieri da pausa caffè

Posted on 16 marzo, 2009

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Approfitto della pausa che mi sono concessa mentre le scadenze ringhiano sul desktop, per buttare giù due pensieri provocati dal post di Andreas sul “come scrivere i post” (appunto), relativo alle indicazioni/regole che un docente così folle da mettersi a leggere centinaia di blog deve pur dare per non fondere totalmente… 😉

Al di là della necessaria sintesi (su cui concordo pienamente), non posso non riconoscere che molte delle altre regole da lui citate le avrei rifiutate in toto. O meglio, le ho già rifiutate in toto quando mi sono state proposte.

Sono sempre stata un’accanita lettrice, fin dalla III elementare credo. Da quel momento ho divorato come un panzer qualsiasi testo scritto mi capitasse a tiro, anche quelli che non capivo totalmente. Parimenti, non ho mai avuto la sindrome del foglio bianco: la penna è sempre stata un’appendice della mia mano, più o meno come adesso lo è la mia tastiera.

Ricordo la prof di lettere delle medie che raccomandava alla classe di non leggere velocemente perché “è così che si fa” e di non fare periodi lunghi ma frasi brevi e concise. Addirittura pretendeva che il libro di narrativa, destinato alla lettura collettiva in aula UNA VOLTA A SETTIMANA, restasse lì nel mio zaino, tranquillino tranquillino, senza che io continuassi a leggerlo per i fatti miei.

Ed io me ne sono sempre fregata. Soprattutto sullo stile di scrittura, la sentivo come un’ingerenza insopportabile. Ho sempre amato lo stile forbito (lo confesso) e non scorderò mai un tema delle elementari (III o IV, non ricordo) che cominciava con “E’ una brumosa giornata d’autunno…”. Se me l’avesse scritto un mio alunno, mi sarebbe venuto un colpo apoplettico 😀 Ma avevo scoperto questo termine così… palpabile, così sensoriale e non mi era sembrato vero di poterlo usare subito.

Se c’è una cosa che devo riconoscere al web è quella di avermi restituito una spontaneità che avevo perso con l’abbandono della mia fida agenda. E dunque, ho imparato anche a “sciogliere” quei periodi ricamati di punteggiatura con cui mi sono spesso dilettata a dare forma ai pensieri. Possiamo dire che sono un po’ meno ciceroniana 😉

Ma le metafore… guai a chi me le tocca!

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