Cenni di federalismo equo e solidale

Posted on 25 marzo, 2009

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L’ho fatto. Di nuovo. Come ogni mattina. Ho letto i giornali. Ma non mi è bastato. Ho letto anche un paio di rassegne dedicate alla scuola. Perché continuo? Non sarebbe stato meglio aprire il mio file e continuare a scrivere di didattica, tecnologie e dispositivi pedagogici? Sì, lo sarebbe stato ma non avrebbe cambiato le cose. Dunque, un breve sunto che poi mi metto a lavorare.

Mentre il PD faceva compromessi (a proposito, complimenti! Dio ve ne renderà merito!) con la Lega per fare l’occhiolino agli sceriffi e vice-sceriffi (sindaci e non), democratici o pseudotali che inseguono il bacino elettorale dei verde-vestiti, il macello si andava compiendo.

I bene informati sapevano già della strage sociale che nelle stanze degli smiley ci si apprestava a varare ma oggi è lì, a lettere cubitali, su tutti i giornali:

37.000 cattedre in meno

di cui 50% nel Sud

E subito lì la Bastico a stracciarsi le vesti e ad “insorgere” a nome del PD ad ulteriore difesa della scuola (del Nord)

«Questi non sono tagli, è una devastazione inattuabile – afferma Mariangela Bastico, viceministro all´Istruzione con Fioroni e responsabile scuola del Pd – chiediamo al governo di fermarsi perché i parametri scelti per decidere i tagli sono oscuri e non è vero che massacrano solo le Regioni del Sud. Tutto è stato deciso a Roma senza un confronto con le Regioni, un metodo incoerente con il tanto sbandierato federalismo del governo».

Infatti. Che se ci si mettevano anche la Bastico e gli amici suoi (a cui consiglio la lettura e il confronto di queste percentuali prima di parlare), magari qui le chiudevamo subito tutte le scuole, con i bambini a lavorare nelle campagne e un po’ di campi di concentramento in montagna dove internare docenti e dirigenti meridionali, in maniera che non scappino e servano (nei modi e nelle forme padane adeguate) il federalismo scolastico nel migliore dei modi possibili.

Perché delle due, l’una: o si deportano gli insegnanti meridionali costringendoli a rimanere al nord in maniera da sopperire alla cronica mancanza di “lavoratori della conoscenza” in questa zona del Paese (perché non sperimentare il braccialetto elettronico?), o si mandano in giro un po’ di ronde per stanare – casa per casa – i nativi laureati per costringerli a fare il concorso (tanto la residenza è divenuto criterio preferenziale nei concorsi pubblici).

Ma torniamo a chi toglie a chi ha di meno per salvaguardare il più possibile chi ha di più (un tempo qualcuno parlava di fare parti uguali tra disuguali ma ora non ci si limita più a questo perché l’impunità – anche morale – è garantita).

Mi limiterò a far spiegare la situazione a Salvo Intravaia:

Ed è il Sud che, soprattutto nella scuola primaria, viene penalizzato due volte: per la mancanza di servizi e per i posti che perde. Il tutto a prescindere dal calo degli alunni, che pure c’è.
Ma andiamo con ordine. Più di metà degli oltre 37 mila posti che svaniranno dal prossimo settembre verranno tagliati nelle regioni meridionali. Il dato diventa imbarazzante nella scuola elementare, dove due cattedre su tre salteranno proprio al Sud. Da mesi i sindacati parlavano di accanimento verso la scuola nel Sud.
Il taglio all’organico nella scuola primaria, che incide per quasi un terzo del taglio complessivo, colpirà soprattutto il cosiddetto tempo normale: le 24, 27 e 30 ore settimanali. Il tempo pieno di 40 ore viene risparmiato. A pagarne le conseguenze saranno quindi le realtà del Paese dove le lezioni pomeridiane alle elementari sono una specie di miraggio. Gli addetti ai lavori sapevano già che le classi di scuola elementare a tempo pieno al Sud sono soltanto otto su 100 mentre al Nord sono il 36 per cento. Stornare dai tagli le classi a tempo normale sarebbe equivalso a penalizzare le regioni del Sud. Ed è proprio quello che è avvenuto.

Dunque, in parole povere, dall’anno prossimo i bambini del Sud saranno costretti ad andare a scuola di meno per garantire a quelli del Nord (o al maggior numero possibile di loro) frequentare il tempo pieno. di stare a scuola 40 ore a settimana.

Il federalismo solidale si impara fin da piccoli.

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