Il motto araldico del nostro Paese, oggi

Posted on 30 marzo, 2009

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“Non capisco. Non è giusto. Perché non si assegna la stessa importanza all’istruzione professionale rispetto a quella che viene attribuita al liceo? Perché oggi, nel 2009, come ai tempi di don Milani, può esistere ancora un rapporto così diretto tra esiti scolastici e professione del padre?”

“Perché dovrebbe essere più significativo tradurre un testo greco rispetto alla conoscenza di una materia pratica? Cosa rende più sublime, più “culturale” un apprendimento rispetto all’altro?”.

Nella scuola degli “sfigati” marce differenti, a seconda della Regione. Perché, dopo aver ipocritamente sbandierato la volontà di non voler sottrarre l’istruzione professionale allo Stato, Gelmini  ha ipotizzato la possibilità di estendere l’esperienza lombarda “anche a livello nazionale”. Erogazione di un diploma regionale al IV anno delle superiori – o meglio di tanti diplomi quante sono le Regioni, differenti, differentemente qualificati, differentemente spendibili; insegnanti per metà statali, per metà regionali.  Rottura delle garanzie di unitarietà proprio in quel segmento della scuola che accoglie le fasce più deboli: il progetto Moratti concretizzato e persino superato quanto a divaricazione del sistema.

Ci risparmiamo almeno la finzione, con buona pace di don Milani: parti diseguali tra diseguali. Che del resto potrebbe essere il motto araldico del nostro Paese, oggi.

da Parzialità di Marina Boscaino

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Posted in: amarezze