Italiani, brava gente

Posted on 14 maggio, 2009

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Il mio amico Davide, intervenendo nei commenti del post dedicato all’ennesima figura barbina dell’Italia a livello internazionale, sostiene che il detto di cui sopra non valga più e che ci stiamo rivelando per quello che siamo.

Beh, a leggere i commenti sul Corriere all’articolo che riporta la denuncia di Napolitano sull’eccesso di retorica xenofoba, non è che il quadro si riveli così rassicurante.

C’è chi propone di cambiare la definizione di razzista sul vocabolario

è vero, se essere razzisti significa non poterne più del caos, del non rispetto, dell’aperura indiscriminata a chiunque venga nel nostro paese a pretendere senza nulla dare allora siam un popolo di razzisti. Però bisogna chiedere ai linguisti di cambiare il significato della parola razzisti sui vocabolari…

Chi si dichiara tale perché…

amo l’Italia; perchè sogno un paese in cui si parli per sempre la lingua di Dante; perchè credo nel principio della Legge uguale per tutti e onoro il Diritto che si fonda sulle nostre radici latine

Chi si indigna perché

Era ora, a mio avviso, che si facesse qualcosa contro questa invasione e dico INVASIONE, senza regole, e sopratutto a spese degli Italiani. Io posso capire le necessità dei disperati che approdano sulle nostre coste, ma proprio per poter offrire un’accolienza dignitosa, bisogna che ci siano rsgole. Qunto alle critiche della Chiesa (CEI E Pontefice), il Vaticano è libero di dire tutto quello che vuole, gli altri sono liberi di ascoltare oppure no. Il Vaticano è anche libero di accogliere chi vuole, ovviamente, ma nello Stato del Vaticano.

Ma c’è anche chi prova a riproporre la questione in questi termini

Ritengo quello che sta succedendo una cosa gravissima e indegna. Credo che di questo, se resterà un’umanità, ci verrà (a tutti) chiesto conto. La legge è solo un granello (Maroni, almeno questo gli va riconosciuto, non fa mistero di quello che è). direi che oggi il dibattito si incentra sulla “utilità” degli immigrati, che equivale a ritenerli “merce”. Ciò di cui non ci si rende conto è che questo modo di pensare declassa anche noi al rango di merce, semplicemente trattata un po’ meglio. In altre parole: negare i diritti ai migranti comporta, ci piaccia o no, negarli prima o poi a noi stessi.

Interventi come questi sono ovviamente minoritari (del resto si vocifera che il 75% degli italiani sia d’accordo, o no?), perché poi – alla fin fine – non siamo noi che siamo razzisti ma sono loro che sono extra-comunitari e clandestini. Che ci possiamo fare?

Poi, ti ritrovi a leggere che alla fine del 2008 qualcuno si rammaricava che

«Certi meridionali non possono essere espulsi perché italiani, ma, se si potesse fare una bella barca, sopra ci metterei i meridionali che non lavorano e gli extracomunitari, che sono più bastardi dei meridionali».

Insomma, una bella gara di bastardaggine… Del resto, come dimenticare la fatidica sortita della Gelmini?

Chiudo questa aberrante rassegna (uscita fuori involontariamente) con l’intento principale con cui l’avevo cominciata: segnalare/ricordare i dati del rapporto 2008 della Unioncamere che individua nel 9% la quota di PIL creata dagli stranieri in Italia, che fa quasi l’11% (disaggregando i dati in macroaree) nel Nord-Est e Nord-Ovest del Paese.

Certo che è una bella fetta…

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