Ragionare per metafore…

Posted on 21 maggio, 2009

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“La nostra tesi è che se il vocabolario e l’analisi logico-semantica non sono in grado di dirimere la confusione e la commistione tra educare e istruire (spesso i due termini sono usati come sinonimi), bisogna cercarne le ragioni in un ordine di difficoltà più riposto, forse al di sotto della stessa soglia del linguaggio.

Bisognerebbe cioè ripensare alle pratiche in uso cui il linguaggio poteva riferirsi nel momento in cui ha cominciato a produrre il discorso circa l’educare e l’istruire: la coltivazione delle piante, l’allevamento degli animali, la canalizzazione delle acque…

Ma quali sono dunque le pratiche di riferimento e le conseguenti metafore, prodotte dal linguaggio nel discorso, relativamente all’educazione ed all’istruzione? Essenzialmente due, a nostro parere, che, come si vedrà, godono della caratteristica di essere al contempo tropi del linguaggio e pratiche extralinguistiche: l’addomesticamento e l’addestramento.

L’addomesticare (e-ducere) segna il passaggio dal mondo della natura al mondo della cultura, dalla campagna alla stalla, dalla physis alla pòlis. L’addestrare (in-struere) indica la somministrazione di gesti e regole per l’esecuzione pratica di compiti: si ammaestrano falchi, si addestrano cani, fanti e cavalieri.

Anche la direttrice del movimento è diversa, per non dire opposta, l’educere è un tirar fuori, l’instruere è un entrare, un immettere dentro. Il primo inaugura quel processo di allontanamento del sé da sé condotto dall’abile mano dell’educatore che ne permetterà la crescita… La freccia del secondo, l’istruire, indica l’indirizzo e l’accesso al magazzino, demarca l’input secondo il modello cibernetico-informazionale.”

A. Franza (1988), Retorica e metaforica in pedagogia – Quell’oscuro oggetto della “formazione”, Milano, Edizioni Unicopli, pp.80-82

A margine di queste parole mi chiedo dunque a quali pratiche extralinguistiche ci riferiamo inconsapevolmente quando – oggi – produciamo discorsi circa l’educare e l’istruire. Quali discorsi produciamo? Qual è la loro grana qualitativa? Quanto incidono sulla pratica “in carne ed ossa”? E, soprattutto, quanto e che cosa incidono sulla nostra carne e su quella dei nostri studenti?

Mi preparo a partire per il SchoolBookcamp e mi porto dietro anche questa riflessione.

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