Viaggio surreale nella politica reale

Posted on 4 giugno, 2009

2


Mi permetto di fare il verso al post di Andreas perché mi ha dato la spinta per buttare giù due pensieri che aspettavano nel mio cervello (e anche un po’ nel mio animo) da tempo.

Anche per spiegare la mia decisione di candidarmi che, forse 🙂 , ha spiazzato un po’ le persone che mi conoscono da più tempo.

Le uniche due volte che mi sono candidata nella mia vita è stato per fare la rappresentante d’istituto alle scuole superiori e la rappresentante dei lavoratori (RSU) nella mia scuola. Mi sembra che questo chiarisca la mia concezione di politica. Quella che si fa concretamente nei posti in cui vivi, studi, lavori e che per questo può anche procurarti qualche fastidio se fai l’intransigente…

Decidere di fare politica (in qualunque modo e a qualsiasi livello) ti costringe però a caricarti di una sorta di “non detto” da parte di chi ti circonda, di quell’alone di sospetto sul fatto che anche tu ci devi guadagnare qualcosa e allora diventerai come gli altri. Quasi che chi si ritiene fuori dalla politica sia più innocente di chi c’è dentro e che il soppesare la convenienza del proprio voto ad un candidato piuttosto che a un altro – in base al proprio esclusivo tornaconto, sempre per l’oggi e mai per il domani – sia più onesto del cercare di convincere qualcuno a votarti per gli stessi motivi.

Non lo è. Siamo tutti collusi – vincitori e vinti, attori e spettatori – in un sistema politico, civile e culturale che ci sta franando addosso per le scelte incoscienti, per quelle senza scrupoli, per quelle superficiali ma anche per le non-scelte di chi si è chiamato fuori.

Abbiamo permesso che il dibattito politico scadesse nel più bieco dei do-ut-des, in cui valori di civiltà e cultura condivisa sono stati barattati per qualsiasi mercanzia (voti, poltrone, avanzamenti di carriera, condoni, soldi, apparizioni TV e chi più ne ha, più ne metta) in quel momento servisse. Nessuno di noi può chiamarsene più fuori né può salvarsi dai suoi effetti.

Abbiamo creato un orizzonte politico asfittico, dai colori e dalle forme false quanto sfalzate, grazie ad un’unica linea di demarcazione: di qua Berlusconi, di là i comunisti. Niente vie di mezzo né possibilità di distinguo critici.

E da quel momento, il sentirsi dare della comunista in senso berlusconiano mi è diventato intollerabile, soprattutto perché i comunisti sono stati i primi a credere alle favole raccontate da Berlusconi. Non si spiegherebbe altrimenti l’omogeneità del panorama politico attuale o i sottili distinguo e le circonvoluzioni per cercare di identificarsi come di-sinistra-ma-non-comunista. Lui suona e gli altri ballano. Noi tutti balliamo. E non sono l’unica a pensarlo…

Mancano due settimane alle elezioni ed ho capito, osservando allibita gli altri esponenti della mia lista, che l’importante è essere amici di tutti, stringere le mani, essere simpatici, non risparmiare mai battute, discutere di calcio, di veline e al massimo dispensare qualche breve spot elettorale calibrato sulla persona da convincere. Nel mio piccolo mondo di centro-sinistra ho trovato, così, la chiara dimostrazione dell’efficacia del paradigma berlusconiano.

E allora, quando qualcuno mi ha chiesto di candidarmi in una lista in cui i nomi sono in ordine alfabetico, il 40% sono donne e la maggior parte delle persone si presentano per la prima volta ho detto sì. Da indipendente ma ho detto sì. Se comunista dev’essere, almeno datemi la falce e il martello, mi sono detta!

E ho scoperto ciò che è stato fatto e c’è da fare nella mia circoscrizione come nella mia città. E questo è quello che ho guadagnato in ogni caso. Mi sono riappropriata un po’ di ciò che mi circonda. E’ quello che dovremmo fare un po’ tutti forse per cominciare a rialzare la testa a guardare un po’ più lontano della punta del nostro naso. E ritornare ad aver voglia di spiccare il volo.

Annunci
Posted in: a ruota libera