Postille sulle “greggi”…

Posted on 22 giugno, 2009

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Andreas ha segnalato il post precedente su Facebook, a cui sono seguiti i commenti sotto, a cui rispondo qui perché lì, come al solito, non ho abbastanza spazio…

Pier Paolo Duchini alle 0.17 del 22 giugno

Oggi la politica non sa parlare altro che di topless, come i telegiornali, convinti che sia questa il pane quotidiano che ci spetta. Il dibattito sulle universita’, sulla legge 133 non e’ stato neanche messo sul tavolo della discussione in campagna elettorale, l’ignoranza che dilaga nel nostro paese non solo non riesce a far riflettere noi ma trova imprepreparata anche la politica *a tutti i livelli*.
non riusciamo ad essere i primi in niente come paese, non in ricerca, non sullo sviluppo delle energie pulite, non sull’istruzione in particolar modo secondaria e universitaria.
saremo adolfo per molti anni!!! ma di chi e’ la reponsabilita’? cio’ che mi fa arrabbiare e’che questo gioco del ribasso sulla scuola non ha un colore. o meglio sarebbe giusto non averlo ma nella situazione contraria!classelementare-sm1
tullio de mauro, che ha scritto l’articolo sulle scuole finlandesi e’ stato anche ministro (pur se solo per 1 anno e un poco) e ha seguito luigi berlinguer che da sinistra ha fatto danno e basta.
Carlo Columba alle 1.25 del 22 giugno
Mah, il post cita cose vere e fa interessanti osservazioni ma le affermazioni di fondo, se non proprio false, sono quanto meno assai “forzate”. Mi riferisco in particolare alla “scuola del merito”, espressione che è solo uno slogan della Gelmini ma alla quale non segue nessuna reale azione per andare in tale direzione. Anzi . . . quest’anno agli scrutini, almeno per le superiori, è andata così: con un 9 in condotta e un otto in educazione fisica (o viceversa), voti che vengono dati praticamente a tutti, uno studente poteva “compensare” due quattro e un cinque, senza alcuna distinzione tra materie di indirizzo e materie complementari. Abbiamo quindi promosso studenti con carenze asssai gravi. Carenze quasi certamente che non verranno colmate dalle attività di recupero estive e che tuttavia non pregiudicheranno il passaggio alla classe successiva. Non riesco in questo a vedere alcuna premiazione del merito.pinocchio_orecchie_d'asino

Carlo Columba alle 1.30 del 22 giugno
Invito tutti (sono pubblici) ad andare ad assistere a qualche sessione degli orali dei prossimi esami di stato. Il livello degli studenti è a dir poco scoraggiante, personalmente devo goni volta combattere una incipiente depressione . .
La verit à, credo, è che la nostra ministra non abbia idea di cosa fare e del perchè farlo . . . tranne per i tremontiani consigli dei tagli al personale. L’idea non è quella del ritorno al passato e alla meritocrazia (sarebbe già una idea, cosa della quale non so se sia capace), ma solo quella del DISINVESTIMENTO. La scuola non serve, non deve servire!
Che tristezza.

Maria Grazia
La scuola del merito *è* uno slogan della Gelmini, ripreso, strombazzato ed esaltato da una serie di novelli pedagoghi quali, ad esempio, l’esimio prof. Isreael. E in quanto tale è stata polemicamente ricordata, sapendo benissimo che i bocciati di quest’anno, non ne avranno alcun “guadagno formativo”: sono stati “puniti” e basta. O, come nel caso citato da Carlo, “graziati” e basta.

Ciò che mi aveva particolarmente colpito nel breve scritto di Aragno è la denuncia ad alta voce di quell’esercito di burattini che siamo diventati noi docenti.

Non sembra esserci alternativa tra il bocciare ed andare, per forza d’inerzia, ad ingrossare quel 66% (30,12% con licenza media, 36,52% con semplice licenza elementare) di italiani (36 milioni) che non dispone di una formazione insufficiente per partecipare informata allo sviluppo della società della conoscenza.

E’ bastato uno slogan per far ritornare il rigore? La vera nostalgia è quella per un sistema che ti toglieva dalle scatole tutti i problemi grazia ad una sana e darwiniana selezione sociale? Così, Mastrocola docet, puoi nuovamente svolgere il tuo programma, fisso e immutabile, rivolgendoti ai pochi eletti che ti possono capire?
E questo non significa credere nella non bocciatura come se fosse un comandamento da rispettare a prescindere (talvolta acriticamente, come ho potuto constatare) ma nell’essere consapevoli che la bocciatura è una sconfitta del sistema e dell’intervento formativo, così come lo è mandare allo sbaraglio i ragazzi senza una preparazione adeguata.

Il momento è grave e le scelte che riguardano l’istruzione continuano ad essere fatte dai Ministri dell’Economia, senza che nessuno si interroghi sulla strategia di fondo che guida le (presunte) riforme dell’assetto complessivo del sistema. Quando Padoa Schioppa ha scoperto i costi della dispersione , ha ordinato di smettere di bocciare (non è ridicolo?) perché

“al fine della stima del risparmio, è stata considerata una riduzione del 10% del numero di ripetenti dei primi due anni di corso della scuola secondaria di secondo grado” dal che se ne ricava un “risparmio” di 644 classi e di 1.455 docenti.

E i docenti, spesso sorvegliati dal zelante dirigente, hanno fatto lievitare i voti per rispettare “le stime di risparmio”. Quando Tremonti farà due conti su quanti risparmi gli mangeranno tutte queste bocciature, vedrai che la musica cambierà.

Ma il docente è ridotto solo a terminale delle decisioni del dicastero dell’economia (di qualsiasi colore)? E’ destinato ad essere grancassa di una politica che usa demagogicamente la scuola per buttare fumo negli occhi ad una platea di elettori che solo per il 33% è in grado di affrontare le sfide della società contemporanea in quanto ha la formazione di base necessaria?

Sulla scuola e sull’università abbiamo smarrito la rotta al punto tale da non essere in grado di distinguere (probabilmente perché differenze non ne esistono) le vision dei due schieramenti. La riforma del sistema fa gola solo perché quest’ultimo si offre ad essere saccheggiato. Insieme al futuro dei nostri figli e della nostra nazione.

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Posted in: ltever, scuola