Pentole e coperchi… Ma il diavolo chi è?

Posted on 17 settembre, 2009

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Con l’usuale simpatia che la contraddistingue, la portavoce di Tremonti ministra Gelmini ha definito demenziale il fenomeno della mobilità territoriale e professionale dei docenti, stimata da Tuttoscuola in oltre 180.000 docenti che ogni anno cambiano sede.diavolo

Poiché sono stata educata rigidamente, con una nonna che mi “bacchettava” se mi permettevo di rivolgermi a qualcuno dicendo “Hai capito?” al posto di “Mi sono spiegata?”, utilizzerò nel proseguio di questo post i sinonimi insensato o assurdo, perché demenziale suona un po’ offensivo e – a fine lettura – potrebbe proprio essere proprio la nostra avvocatessa prestata all’istruzione ad avvantaggiarsene…

Da dove cominciamo? Ovviamente dai numeri.

Immagine: m4r00n3d

Secondo Pino Patroncini

assillata dalla vicenda dei precari che “hic et nunc” hanno posto un problema vitale quello della sopravvivenza il Ministro Gelmini cerca disperatamente di cambiare discorso…
Questa settimana ha scelto quello della mobilità: circa 180.000 docenti su 800.000 cambiano di sede ogni anno. Così, sempre utilizzando l’amplificatore di Tuttoscuola, la Gelmini cerca di fare credere che la colpa sia degli insegnanti che si muovono troppo e propone di permettere i trasferimenti anziché ogni anno solo una volta ogni due anni.
Se non che analizzando i dati stessi che enuncia Tuttoscuola si scopre che solo un terzo degli insegnanti si sposta volontariamente.

Diciamo dunque che i docenti che chiedono volontariamente il cambio di sede sono circa 60.000 (giusto per ridimensionare un po’ il fenomeno). Di questi, parte rientrano in quel meccanismo che si chiama mobilità professionale e che ti permette – se hai i titoli necessari – di cambiare ruolo (e quindi di passare in un altro grado di scuola, o dal posto di sostegno – o di “specialista” – a “posto normale” e così via).

In teoria, con il tempo e l’ipotetica entrata in vigore delle lauree specialistiche per tutti i gradi di scuola (nonché la cancellazione di tutti i posti da specialista di lingua straniera nella primaria), questo meccanismo sembrerebbe scomparire (la spinta settorializzazione disciplinare descritta dal MIUR sembrerebbe andare in questa direzione). Non entro nel merito della questione che, comunque, mi pare alquanto spinosa per almeno due categorie di docenti: sostegno e religione. Nel primo caso, spesso il posto su sostegno è utilizzato spesso come éscamotage per entrare nei ruoli (pur prevedendo l’obbligo di permanenza quinquennale sul tipo di posto ma non sulla sede)  nonché essere coperto – per le supplenze – anche da chi non ha nessuna preparazione in merito.

Per quanto riguarda i docenti di religione,  il loro status giuridico prevede che la loro collocazione in ruolo sia subordinata al possesso dell’idoneità attribuita dall’ordinario diocesano. Se perdi questa idoneità (che significa quindi che il vescovo ha deciso che non sei più degno di insegnare religione), hai però diritto (vedi art.4, l.186 del 18/7/2003) a passare su un altro posto di ruolo, come docente o come A.T.A.

A chiusura dell’argomento, aggiungo anche che questi “spostamenti” avvengono anche all’interno della stessa sede (e quindi l’insegnante rientra nei dati relativi alla mobilità pur non cambiando scuola).

Torniamo a questo punto a quei due terzi (120.000) che si spostano non per causa loro.

In primo luogo, abbiamo i precari che vanno lì dove ci sono le supplenze, cioè su posti vacanti, che in teoria dovrebbero essere “riempiti” con le assunzioni. Il problema lo stiamo superando perché già quest’anno, nella mia scuola ad esempio, posti vacanti non ce ne sono più e il prossimo anno salteranno i posti con i docenti di ruolo. Del resto basta stipare un po’ di più i bambini nelle aule, togliere le compresenze e il gioco è fatto.

Poi ci sono i neoassunti su assegnazione provvisoria, che è tale perché lo vuole il Ministero. Dopo il superamento dell’anno di prova, sei obbligato a chiedere il trasferimento, anche a prescindere dalla tua volontà. Cito l’intervento di Pasquale D’Avolio sull’argomento:

nella normativa in vigore si prevede la permanenza nella sede assegnata ai neo-immessi in ruolo per almeno 2 anni nella stessa Provincia e 3 anni nella provincia diversa. Purtroppo tale norma viene bellamente disattesa in quanto, in base a una discutibile disposizione ministeriale, per il primo anno tale assegnazione viene definita “provvisoria” per cui i neoimmessi in realtà sono tenuti alla permanenza solo …… a partire dall’anno successivo. Avviene così che si accettano le sedi disagiate di montagna il primo anno, sapendo che si rimarrà solo per un anno!

Arriviamo dunque a ciò che più da vicino interessa la nostra ministra: i docenti in mobilità obbligatoria per perdita del posto nella loro scuola. Parlando in particolare della scuola primaria, il piano di tagli selvaggi operato in contemporanea su tutte le classi (cosa mai successa a memoria di riforma, che già avrebbe comportato i suoi problemi anche se fosse stato fatto gradualmente, come già spiegavo in questo post), non solo ha fatto paradossalmente moltiplicare il numero di docenti costretti ad intervenire in una classe per costituire le cattedre con tutti i minimi spezzoni residuali ma costringerà (l’anno prossimo sarà deflagrante qui al Sud ma non solo) a togliere obbligatoriamente gli insegnanti che già ci sono, in base alla graduatoria. Se i posti vengono diminuiti costantemente e quest’anno hanno pagato soprattutto i precari, a chi toccherà l’anno prossimo?

Dunque i nostri figli, che ci piaccia o no, non sanno se l’anno prossimo avranno le stesse maestre perché qualcuno ha pensato che una maestra vale l’altra e che comunque ne basta e ne avanza una.Ecco, questa a me pare una cosa assurda e insensata.

E se anche la Gelmini mette l’obbligo di permanenza biennale nella stessa scuola, se i posti l’anno dopo non ci sono, ci si accampa lì fuori per tutto l’altro anno?

Non sarebbe il caso di sapere ciò di cui si parla prima di esternare dichiarazioni insensate?

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Posted in: ltever, scuola