Su sostegno, paritarie e amenità varie

Posted on 29 ottobre, 2009

1


Nel mio “giro-stampa” mattutino circa l’avanzare della trionfale macchina da guerra riformatrice Gelmini-Tremonti, mi sono soffermata su alcuni articoli che, se non fossero seri, si potrebbe sperare di aver capito male…

Su La Tecnica della Scuola, ad esempio, leggo che le associazioni cattoliche stanno perdendo la pazienza, dato che nella prossima Finanziaria la “scure” del Mef non risparmierà le scuole cattoliche, che si vedranno sottrarre una cospicua quota di finanziamenti.

Dalle associazioni giunge ora un vero e proprio un appello ai più alti rappresentanti della maggioranza in Parlamento, che sia in campagna elettorale sia nelle uscite pubbliche, hanno continuato a parlare di effettiva equiparazione. Salvo poi contraddirsi in sede di approvazione legislativa. Un atteggiamento che, fanno intendere le associazioni, potrebbe avere un peso non indifferente anche in sede di preferenza elettorale.

Paura, eh? Roba da far tremare le vene ai polsi! Insomma, la solita storia del tu dai una cosa a me ed io una cosa a te. Siamo sicuri che il grido di dolore non rimarrà inascoltato.

In effetti, con una scuola pubblica messa in ginocchio, in attesa del colpo di grazia dei prossimi due anni, avere la faccia tosta di pretendere di non essere toccati dai tagli renderebbe auspicabile “l’equipollenza del trattamento” tra studenti delle paritarie e quelli delle statali: ovviamente dell’era Gelmini.

Saltando di fiore in fiore, giungiamo poi all’articolo relativo alla denuncia dell’Anffas (rivolta soprattutto alle scuole siciliane) circa

le situazioni in cui gli alunni disabili verrebbero allontanati dalle classi di appartenenza durante le ore di lezione

adombrando il timore (che con l’andar del tempo, gioco forza, diventerà certezza) di un ritorno alle classi speciali. Eppure non ce ne sarebbe motivo (sembra intendersi tra le righe) data l’esistenza al Sud  (vedi apposita tabella relativa all’anno 2008/2009) di un rapporto alunni/posti è molto più favorevole rispetto ad altre aree del territorio nazionale.

Anzi (e qui tiriamo fuori la perla di saggezza)

se poi si tiene conto che nelle regioni del nord il tempo-scuola è in genere più esteso che al sud, risulta evidente che al sud gli alunni disabili godono di una “copertura” più ampia rispetto agli alunni del centro-nord.

Traduzione: dato che al centro-nord gli studenti stanno a scuola più tempo, quelli del sud sono più fortunati perché la proporzione è a loro vantaggio.

Se poi ci aggiungiamo la povertà della rete associazionistica e socio-sanitaria del territorio, la scarsità territoriale di centri specializzati nella riabilitazione, lo squilibrio (facilmente accertabile) tra la possibilità di intervento e di scelta date alle famiglie del centro-nord rispetto a quelle del sud, l’impreparazione di quei docenti che transitano sul sostegno solo per entrare di ruolo e che vengono chiamati a far sostegno anche senza uno straccio di preparazione…

potremmo addirittura aggiungere che i disabili del sud sono avvantaggiati anche perché trascorrono molto più tempo con mamma e papà a differenza dei loro coetanei del centro-nord.

Non è una fortuna?

Annunci