Siamo come il sole a mezzogiorno…

Posted on 14 novembre, 2009

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Sono a Rimini. Prima di partire vi avevo promesso il tentativo di una web cronaca ma ieri sera ero talmente stanca da non potermi permettere che una frettolosa cena solitaria 😦 ed un urgente sonno ristoratore.

Sono state giornate piene, pienissime. Anche troppo ed oltre l’umana resistenza fisica. Però è stata un’eperienza umana forte, intensa e ristoratrice.

Ho scritto molto. Non so se vi racconterò tutto  (altrimenti gli atti che ci stanno a fare 😉 ) ma le impressioni personali e le emozioni sì, quelle ci tengo a dirvele subito, almeno in parte.

Un po’ le copio-incollo dagli appunti, un po’ dalle impressioni annotate qui e lì tra i pensieri.

Rimini, 13 novembre
ore 8.00-9.00

Sciamiamo tra file lunghe ma scorrevoli. C’è quella certa eccitazione tipica degli studenti in gita 🙂 Sarà l’effetto reciprocità di cui parlava Canevaro in Diversità e uguaglianza 😀 Organizzazione 4 stelle… Nulla da eccepire.
Ho recuperato i bollini per partecipare ai workshop del pomeriggio: n.4 e n.29. La mia amica Noa sarà contenta 😉
Accenti di tutta Italia si mischiano insieme ai colori delle sciarpe e delle borse.
Il salone si sta riempendo. Attendiamo i relatori…

9.31

Si parte… Siamo come il sole a mezzogiorno
E’ così bello da avere l’effetto di un pugno nello stomaco dall’emozione.

Vi ho messo il video in attesa e nella speranza che quello proiettato in sala – realizzato grazie al contributo di tanti ragazzi speciali – sia al più presto disponibile. Le pause con le letture del testo di don Milani hanno completato il tutto.

Non posso dire che questo sia un convegno come tutti gli altri. C’è la scienza e c’è la coscienza. C’è il cervello e c’è il cuore. C’è il dolore e la speranza. E c’è la rabbia che non si rassegna davanti ad una demagogia da quattro soldi che utilizza la meritocrazia e la competitività (le due meteoriti, le ha chiamate Frabboni) che trasforma il mio compagno di banco nel mio nemico.

La platea è variegatissima: dai medici, agli insegnanti, ai terapisti, ai genitori che si sono presi carico di ciò che la scuola non riesce a fare.

E i genitori sono, da un certo punto di vista, i protagonisti invisibili delle plenarie ma anche dei workshop. Ho sentito più volte e in più luoghi la necessità di coinvolgerli, di sostenerli, di ascoltarli in quanto primi mediatori del rapporto con il mondo dei loro figli. 

Serve meno scuola perché serve meno società, ha denunciato Raffaele Iosa. L’uguaglianza non va più di moda, sostituita da un conservatorismo compassionevole di cui non sappiamo che farcene. Indietro non si torna e noi non ci arrendiamo perché “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”, come è scritto nella presentazione dell’evento firmata da Andrea Canevaro e Dario Ianes. E qui di duri ce ne sono veramente tanti… 🙂

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