Docenti, domande di mobilità e digital divide

Posted on 4 marzo, 2010

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Ci sono notizie che rivelano ben più di quanto i protagonisti si aspetterebbero. Una di queste è l’apparentemente innocuo trafiletto su Tecnica della scuola in cui si denuncia l’assurda via crucis di coloro i quali devono fare domanda di trasferimento, da quest’anno obbligatoriamente ed esclusivamente online.

Come già successo in passato, ogni volta che il MIUR decide che qualcosa va fatta solo in via telematica la prima cosa che crolla è l’infrastruttura tecnologica e quindi, anche in questo caso, linee bloccate, sessioni che scadono continuamente e così via… Probabilmente, non sono ancora in grado di fare una valutazione realistica del numero di accessi contemporanei a cui dovranno far fronte. Ma tant’è….

Più interessante però di questa storia che si ripete ciclicamente, mi pare piuttosto la denuncia della Gilda che, per bocca del suo segretario sottolinea che

“i docenti sono infuriati; e poi si tratta di un sistema discriminatorio, visto che non tutti gli insegnanti possiedono un pc”

Discriminatorio? Ma ci rendiamo conto di quello che stiamo dicendo? Che uno si debba lamentare dell’inefficienza dell’infrastruttura tecnologica è un fatto ma denunciare come discriminatoria la presunzione che ogni docente abbia un PC a casa (anche se non lo usa a scuola) mi sembra umiliante.

In realtà, la Gilda non è nuova a questo tipo di “resistenza tecnologica”, come dimostrano gli interventi sugli e-book come questo [pdf] che prefigurano una lesione delle libertà costituzionali, a causa dell’imposizione dell’e-book di stato, avendo buon gioco però grazie al pressapochismo e all’ignoranza in materia con cui il ministro Tremonti (la Gelmini, in questa come in altre questioni, ha fatto solo da figurante) ha gestito la cosa.

I limiti dell’operazione ministeriale, abbondantemente discussi durante lo School Book Camp a Fosdinovo, sono efficacemente riassunti da Marina Boscaino. Del resto, imporre l’adozione di testi digitali che ancora non esistono, è indice di una certa faciloneria…

Ciò non toglie che il quadro dipinto dalla Gilda è tracciato a tinte un po’ troppo fosche per ciò che riguarda la qualità di contenuti che, a parer mio, è difficile valutare dal momento che sono quasi inesistenti se paragonati alla mole di libri di testo cartacei che abbiamo a disposizione nei vari cataloghi. Dunque, di che cosa stiamo parlando?

La polemica, insinuando il disprezzo per i libri, danneggia una parte già debole del mondo scolastico che, per colpevole scelta dei governi dell’Italia (monarchica o repubblicana), ha destinato pochissime risorse al sistema bibliotecario e alla diffusione della lettura.
Il disprezzo per i libri? E, secondo voi, sono i libri di scuola a sostenere la diffusione della lettura? O sono piuttosto l’alibi dietro cui ci si nasconde per non affrontare un cambiamento che non si può limitare esclusivamente al supporto didattico di cui ci si serve?
Gran parte degli ebook scolastici italiani per ora ha tagliato su grafica, colori, apparati di documenti, cartografie, schemi. In questi termini anche una cartolibreria è in grado di fare un manuale a basso costo.
Ma quali erano (il documento è del 2008) gli e-book scolastici a cui si faceva riferimento?
Di fatto dal 2012 scuole e università non potranno più funzionare perché: 1) tutte le aule dovranno avere per centinaia o migliaia di persone cavi e connessioni Wi-Fi a norma della Legge 626/94 impresa improba e costosissima sia per piccoli enti locali sia per grandi accademie;
2) le regole previste dall’art. 173 del Decreto Legislativo 81/2008 prevedono un’esposizione massima al videoterminale (VDT) di 20 ore settimanali; pertanto gli studenti e i docenti, tra lavoro a casa e in aula, non potranno lavorare per più di 4 giorni alla settimana. Si delinea un quadro impossibile perché scuola e università si muovono per la scienza e non per il risparmio.
Un quadro del genere fa rabbrividire perché, in realtà, disvela un immaginario didattico caratterizzato da “distese” di teste chine sulle pagine del libro, trasportate per incanto davanti allo schermo di un PC. Cambia la tecnologia ma non il dispositivo.
Ma, del resto, era tutto chiaro fin dall’inizio dell’articolo:
Dunque tra tre anni non si dirà più: “andate a pagina”, bensì “aprite la URL www” e così accadrà che l’accensione di 600 computer farà saltare la corrente e anche ogni metodologia didattica fondata sullo spirito critico.
E no, cari colleghi. Lo spirito critico ce lo giochiamo proprio con quel “andate a pagina…”. Che sia fatta di carta o di digit poco importa.
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