S’avanza una nuova creatura: il docente atipico

Posted on 20 marzo, 2010

1


Nonostante l’influenza che mi ha letteralmente “abbattuta a riposo”, qualche riga da dedicare ai pasticci (in senso culinario ovviamente) che i cuochi del Miur stanno approntando per noi, nel chiuso dei loro laboratori…

Come tutti sapete (almeno spero), nonostante la scadenza delle iscrizioni alle secondarie superiori sia stata già prorogata, siamo ancora in alto mare: dirigenti, docenti e genitori attendono lumi per capire che fine faranno loro e i loro figli. Ho la vaga impressione che, nella stanza dei bottoni, non abbiano ben chiari i termini del problema: se mi arriva a giugno la grande riforma epocale, è difficile che io (scuola) per settembre riesca a presentarmi in tutte le mie splendide vesti rinnovate e lucenti.

Soprattutto se devo poi utilizzare gli stessi docenti per insegnare cose che non hanno mai insegnato.

Su Tecnica della scuola leggiamo infatti

che anche nelle prime classi, per le quali entrerà in vigore la riforma, dovrebbero continuare ad essere utilizzate le attuali classi di concorso: la complessità delle procedure, a fronte dei pochi mesi rimasti prima della loro attuazione, avrebbero convinto viale Trastevere a rinviare la definizione delle nuove classi concorsuali al 2011. Significativo, in tal senso, che le bozze di “confluenza” delle attuali classi e le nuovi siano ancora provvisorie.

Letto così sembra difficile ma se utilizziamo l’immagine dell’imbuto il tutto diventa più chiaro. Poiché la nuova scuola è la scuola della semplificazione, diminuiranno il numero delle materie con il problema di decidere dove “confluiranno” gli insegnanti delle materie che non ci sono più.

Nel frattempo accadrà che molti insegnamenti saranno definiti “atipici”: ciò consentirà, soprattutto in vista dei soprannumerari che la riforma genererà sin da subito all’interno di ogni istituto superiore, ad un insegnante di un disciplina di accedere a più classi di concorso.

Il che significa che ci si ritroverà ad insegnare anche cose che non si sono mai insegnate. La troverei quasi una soluzione esilarante se già a dicembre scorso qualcuno osservava

ma moltiplicare le abilitazioni ora in possesso dei nostri docenti potrebbe alla lunga rappresentare una mossa poco lungimirante: non basta, infatti, aver svolto un esame all’università per essere in grado di conoscere ed insegnare una determinata materia. Soprattutto perché per decenni ai docenti è stata sbarrata la strada ad insegnamenti similari solo per non aver svolto dei rigidi e inderogabili piani di studi all’Università.

Ora però la strada dell’autoformazione rappresenterebbe un toccasana per le casse dello Stato. Ma anche, aggiungiamo noi, un mandare allo sbaraglio dei docenti senza accertarsi se siano in grado effettivamente di farlo. Anche perché laddove la risposta fosse negativa, qualora l’insegnante non si dimostri all’altezza della situazione, le vere vittime sarebbero ancora una volta gli utenti primi della scuola: gli studenti.

Annunci