Ancora sulla scuola vista da Nord e da Sud

Posted on 27 marzo, 2010

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Premetto che questo post non lo volevo scrivere. Però ci sono cose che non si possono tacere. E dunque scrivo.

Il 25 marzo, Giuseppe Aragno pubblica un articolo su Fuoriregistro dal titolo Nord e Sud: due scuole, un unico dramma, che comincia così:

Fu il miraggio di una collaborazione con le forze della sinistra “liberale” a suggerire a Turati la formula ambigua che affidò la soluzione dei problemi del Mezzogiorno a una “egemonia della parte più avanzata del Paese sulla più arretrata, non per opprimerla, anzi, per sollevarla e per emanciparla”. La scelta – una delle più infelici del riformismo di Turati – consolidò il fronte borghese e spaccò il movimento operaio a tutto vantaggio degli imprenditori. E’ una lezione da cui la sinistra non ha mai ricavato le conseguenze. Lo dimostrano, qualora ce ne fosse bisogno, le idee che sulla scuola circolano in rete. C’è ancora chi riduce il dramma della scuola alle politiche d’un trio famigerato – Moratti/Fioroni/Gelmini – e s’illude che mentre il Sud sia spettatore passivo, il Nord “resistente”, stia salvando il millennio di storia cancellato dalla Moratti, il programma di Geografia che copre il globo terracqueo e l’esame di quinta, trasformato giuridicamente in progetto di fine anno. Può darsi che sia vero. Perché non crederci?…

Di quale Nord resistente sta parlando Aragno? Di quello mirabilmente descritto da tale Diana, che denuncia come

senza voler assolutamente generalizzare, tranne qualche prezioso caso isolato che lasciano “isolato” (Salacone docet), il quadro delle azioni di resistenza negli ultimi anni dei collegi della scuola primaria nel Sud Italia è stato desolante ed ha portato ad un vero e proprio degrado formativo negli alunni di quei territori; in pratica nel SUD Italia si sta consumando in breve tempo, più che da noi, un preoccupante dramma passivo.

E snocciola i risultati di un sondaggio fai-da-te sulla differente grana qualitativa – geograficamente determinata – del corpo docente (del resto la Gelmini ci ha già abbondantemente edotto in merito) invitato a

a darsi una mossa, a partecipare al movimento in difesa della scuola pubblica, a raccordarsi anche con gli altri gradi di scuola attraverso RETESCUOLE, FORUMINSEGNANTI, alle altre numerose realtà associative .
A tutti l’invito a creare un gruppo di lavoro che vada ad approfondire maggiormente questo studio che è solo abbozzato; il livello politico non lo farà mai, preferisce il dualismo geografico becero degli studi agnelli…
Beh, insomma, parlare di dualismo geografico becero degli studi agnelli e poi presentarsi con una rilevazione di cui non si conosce il “mandante”, il metodo e la rappresentatività fa un po’ sorridere, insomma.
Come scrivevo a commento dell’articolo di Aragno
Ci sono diversi punti dolenti nell’accorato (?) articolo della fantomatica Diana che, come giustamente fatto notare da Patrizia Rapanà, non si sa chi sia, a nome di chi parli ma, soprattutto, in quali scuole sia stata fatta la rilevazione e con che criterio sia stato scelto il campione rappresentativo.
Perché il campione era rappresentativo vero? E l’intervista telefonica da chi è stata costruita? Perché è stata creata prima una griglia ponderata dei vari punti da rilevare, immagino…
Ecco. A me, ciò che più preme, è evidenziare il tipico stile berlusconiano della conta “per sentito dire”. Del resto, ormai, di scuola si parla solo in questi termini. Conosco istituti da cui si sarebbero avute risposte diverse a secondo del docente interpellato. Perché è fondamentale sapere chi ha risposto alle domande e in quale veste mentre i nostri sondaggisti scorrevano l’elenco telefonico non si sa con quale criterio.
Posso testimoniare una collaborazione proficua con diverse docenti del nord, di ottimo spessore che – ahimè – non hanno salvato il globo terracqueo, i mille anni di storia e così via.
Ovviamente non potevano farlo da sole. Ci vuole un collegio dei docenti dietro, RSU non colluse con una dirigenza pavida e così via… Certo, non posso non notare, nonostante i tagli, una disponibilità di risorse che, da queste parti, non si è mai vista neanche in tempi di vacche grasse (se ci sono mai state).
Così come non posso dimenticare che nell’era Fioroni il pur timido tentativo di redistribuzione di risorse per aumentare il tempo pieno al meridione fu bloccato dalla volontà di conservare il tempo pieno lì dov’era già diffuso o la proposta di concentrare i tagli al Sud perché “noi, al Nord, lavoriamo meglio”.
Dunque niente di nuovo sotto il sole. L’ombrello leghista salverà (ovviamente in proporzione ai potenziali danni) i protettorati del Nord fino a che qui al Sud non rimarrà più nulla da smantellare. Poi però voglio vedere come se la caveranno con la storia della bagna cauda…
Ultima postilla. Diana lamenta l’assenza di conoscenza (da parte dei suoi interlocutori) dell’iniziativa del 12 marzo in cui il simbolo della protesta per una scuola che va a rotoli erano i rotoli di carta igienica. Faccio notare, per chi non lo sapesse, che qui non avrebbe avuto lo stesso impatto nell’immaginario dei genitori dato che – sapone, carta igienica, acqua, scottex et similia – sono anni che ce li portiamo da casa!
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