A scuola di secessione e la secessione a scuola

Posted on 8 aprile, 2010

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Senza particolare meraviglia, stamattina ho appreso della decisione della Lega di presentare un proprio disegno di legge in materia organi collegiali e stato giuridico del personale docente, in netta concorrenza con il progetto di Valentina Aprea.

Puntuale come un orologio, Tuttoscuola pubblica un articolo sarcastico sull’assenteismo dei docenti (meridionali) non avallato da uno straccio di cifra o di documentazione (come ormai usa anche da chi non te l’aspetteresti) ma solo finalizzato a preparare il terreno alla successiva notizia dal titolone “Lega: in Lombardia precedenza agli insegnanti lombardi” (riservato agli abbonati: che peccato!).

Devo dire che, pur essendo abituata agli articoli filogovernativi del giornale, mi ha fatto riflettere un’aggressione così offensiva da parte di una testata dedicata all’informazione educativa e ai “professionisti” del settore.

Ho cominciato allora a pensare ai possibili scenari di una nazione in cui ogni regione ha la propria scuola e mi sono chiesta come muterebbero le condizioni per l’integrazione scolastica, per un eventuale trasferimento di uno studente da una parte all’altra del territorio della penisola, per il riconoscimento dei titoli di studio non semplicemente in Italia ma nella più ampia Europa…

Mi sono chiesta, soprattutto, se chi ha votato Lega o PDL pensi realmente che la cacciata degli insegnanti meridionali dalle zone del Paese in cui insegnanti non ce ne sono, la prova di dialetto, la costruzione di percorsi interdisciplinari dedicati alla conoscenza del territorio di appartenenza [il comune? la provincia? la regione?], dal punto di vista storico, culturale, ambientale, urbanistico, economico, sportivo”, permetteranno al Nord di conservare quel primato scolastico di cui tanto si parla.

Sarà la scuola pubblica ad essere smembrata, tutta, a favore di quelli che con la scuola privata ci fanno i soldi (più di quanti già ne abbiano)  e consolidano il loro potere. La Dote Scuola di Formigoni [pdf] mostra già la via maestra.

Questa guerra tra precari con e senza il pedigree è solo un paravento e una strategia culturalmente suicida per raccattare consensi locali ma nessuno sembra accorgersene. Già li vedo gli annunci di corsi di dialetto per aspiranti insegnanti, costretti ad imparare a mettere l’articolo davanti ai nomi propri.

Altrimenti ti licenziano.

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