Il senso della formazione che si fa e si subisce

Posted on 18 maggio, 2010

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Qualche tempo fa, essendo membro del network La scuola che funziona, anche a me è arrivato l’invito di Gianni Marconato ad aderire all’iniziativa di lavorare ad un giuramento di Ippocrate anche per gli insegnanti(*)… Per diversi motivi me ne sono tenuta fuori ma non poteva non colpirmi l’ennesimo incrocio tra le professioni della cura, come le ha sempre definite Angelo Franza.

Gli allievi di Chirone, siano essi docenti o medici, si riconoscono accomunati da quel destino (“terribile” – disse Franza – “quasi che la conoscenza implichi necessariamente il venire a contatto con il dolore”) di esplicita consapevolezza che “questo prendersi cura ha a che fare con il potere dell’uomo sull’uomo...”. Con tutto ciò che ne consegue.

Allora, pur non condividendo lo “strumento” scelto dai colleghi ma non certo il fine e lo spirito che ne ha animato il lavoro, anch’io ho deciso di tirare fuori un piccolo contributo (preparato a febbraio scorso e conservato in attesa di un’adeguata occasione per condividerlo) su ciò che dà senso al mio lavoro.

(*) Ecco qui la mappa di sintesi del brainstorming effettuato tra gli insegnanti, mentre qui trovate tutta la documentazione fin qui prodotta.

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