Attacchi frontali

Posted on 22 giugno, 2010

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Immagine: Mauro Biani

Prendendo spunto dal referendum che oggi avrà luogo a Pomigliano, Maurizio Tiriticco evidenzia come

l’attacco frontale che viene sferrato a queste istituzioni è in piena sintonia con l’attacco al lavoro! La svendita della cultura, dello Stato civile e di quello sociale è in funzione di un disegno restauratore che dal dopoguerra ad oggi non avremmo mai immaginato!

Qualunque siano le “storie vere e leggende, utilizzabili a piacere” – come scrive Adriano Sofri – vero è che

i 10 minuti in meno di pausa – su 40 – la mezz’ora di mensa spostata a fine turno, e sopprimibile, lo straordinario triplicato – da 40 a 120 ore – e una turnazione che impedisce di programmare la vita, sono già un costo carissimo. Aggiungervi le limitazioni allo sciopero e il ricatto sui primi tre giorni di malattia è una provocazione o un errore, di chi vuole usare Polonia e Cina per insediare un dispotismo asiatico in fabbrica qui, quando la speranza è che l’anelito alla dignità e alla libertà in fabbrica faccia saltare il dispotismo in Cina.

Gianni Riotta, con ammirevole ingenuità, sul Sole avant’ieri scriveva

se l’accordo di Pomigliano violasse davvero la Costituzione, i diritti di ogni cittadino e degli operai, come la Fiom ripete, basterebbe una sfida in tribunale e l’Alta Corte lo farebbe decadere: e noi saremmo i primi a denunciarlo su questo giornale, perché sul territorio della Repubblica nessuna legge – o accordo privato – può eludere la Carta costituzionale. La sostanza è però un’altra, illudersi di sfuggire al World class manufacturing, al rigore con cui il mondo produce oggi, significa decidere di non giocare come gli altri e restare quindi a bordo campo. Non esiste un “modo italiano di fare le auto”, come fossero risotto o pizza. O le facciamo come gli altri nel mondo globale o non ne produrremo più neppure una. Servono serietà e responsabilità davanti alla realtà, ma in Italia sono per ora merce rarissima.

E in Polonia? Si sono adeguati alle dure leggi della globalizzazione? Secondo gli operai di Tychy

la FIAT gioca molto sporco coi lavoratori. Quando trasferirono la produzione qui in Polonia ci dissero che se avessimo lavorato durissimo e superato tutti i limiti di produzione avremmo mantenuto il nostro posto di lavoro e ne avrebbero creati degli alti. E a Tychy lo abbiamo fatto. La fabbrica oggi è la più grande e produttiva d’Europa e non sono ammesse rimostranze all’amministrazione (fatta eccezione per quando i sindacati chiedono qualche bonus per i lavoratori più produttivi, o contrattano i turni del weekend)

A un certo punto verso la fine dell’anno scorso è iniziata a girare la voce che la FIAT aveva intenzione di spostare la produzione di nuovo in Italia. Da quel momento su Tychy è calato il terrore. Fiat Polonia pensa di poter fare di noi quello che vuole. L’anno scorso per esempio ha pagato solo il 40% dei bonus, benché noi avessimo superato ogni record di produzione…

Del resto, la manovra economica e la rottamazione dei precari fanno sospettare altrettanto riguardo a ciò che il governo pensa dei docenti. O no? Meditate, gente, meditate…

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