La mappa come ambiente narrativo

Posted on 22 settembre, 2010

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Stamattina mi stavo dedicando ad aggiornare le Tracce del mio lavoro in vista della relazione annuale (nonché finale °_°) del dottorato e ho scoperto di non aver linkato le mappe utilizzate per un paio di seminari al Corso di perfezionamento in “Culture della differenza tra discriminazione e pari opportunità”.

Non avendo ancora pubblicato le mappe che riassumeranno il mio seminario e il mio tab all’eBookFest (abbiate pazienza! Se avessi utilizzato Power Point sarebbero già online…), mi sembra giusto segnalarle a chi volesse avere qualche esempio pratico di come utilizzo le mappe digitali per creare un ambiente “narrativo” che faccia da trait d’union tra il momento di formazione in presenza e quello a distanza, tra la discussione e l’elaborazione collettiva e quella della riflessione individuale, tra i segni tracciati sulla carta e le tracce lasciate sul web.

Chi poi ha seguito il seminario in presenza potrà dare un’occhiata all’orizzonte di senso più profondo che c’è dietro la costruzione delle mie mappe…

In questi seminari (di cui ci sarà un seguito) mi è stato chiesto di affrontare liberamente come e quanto le “differenze” (di genere ma non solo) possano essere minimizzate, esaltate o annullate dalla Rete. Una cosina da nulla insomma °_° a cui ho dato un piccolo contributo senza certo la pretesa di “fare dottrina”… 🙂

Nell’incontro dedicato alle Blog-grafie: identità narrative di genere femminile [mappa] ho quindi introdotto un paio di classici (indispensabili per chi è totalmente a digiuno di Rete) seguendo una pista di riflessione a cui non avevo ancora prestato attenzione: le tre ere della storia umana della comunicazione tracciate da  de Kerckhove sono scritte in un’ottica di genere (i tempi di accesso alla scrittura per le donne, non sono certo stati quelli dell’umanità tout court, giusto per fare un esempio) e, al tempo stesso, si prestano ad indagare modalità diverse di comunicazione non determinate  esplicitamente e necessariamente dal mezzo utilizzato.

Nel seminario successivo, intitolato Narrazioni, relazioni, identità: riverberi post-moderni [mappa], ho invece affrontato la  questione della tipologia di dati di cui ci serviamo per “costruire un’identità all’altro”, di come interpretiamo i segni che lo/la identificano, di quei “vocabolari” emotivi che diamo per scontati ma che poi così scontati non sono…

La Rete è un’ottimo strumento per affrontare il discorso delle neuroatipicità e forse dovrebbe essere utilizzata di più in tal senso: quando ci si ritrova senza quell’apparato analogico di risonanze emotive, interpretazioni gestuali, toni di voce e così via con cui decliniamo complessivamente il contesto e il fatto comunicativo, è più facile comprendere chi questi segni non li riconosce neanche in presenza.

Nel ramo dedicato a Narrazione e identità individuale potete trovare la traccia dell’attività laboratoriale con cui è stato intrecciato il seminario.

Per chi non si fosse mai cimentato con una mappa Mindomo, qui sotto c’è la mia playlist con le linee guida essenziali per fruirne.  Buona esplorazione!

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