Una vecchia storia sull’importanza del nick

Posted on 28 marzo, 2011

2


In uno dei post relativi all’Assignment 3, Roberta scrive:

Ho sempre cercato, forse per una eccessiva quanto inutile (dato che volendo, si trova tutto di una persona) smania di privacy, di tenere separate le mie identità virtuali, non per chiusura ma forse per dare più spazio a diverse istanze di me stessa. Ma questa è un’altra storia.

Ma è proprio un’altra storia? Ne ricordo una abbastanza antica in proposito…

Trascorrono due giorni terribili nella spelonca: Polifemo munge le bestie, chiude l’entrata, interroga Ulisse, divora sei compagni, esce e ritorna nella grotta, beve il vino squisito che gli viene offerto. Poi, con una sinistra parodia dei riti greci dell’ospitalità, chiede il nome al suo ospite. Allora Ulisse gli dice di chiamarsi Nessuno: la più celebre e misteriosa facezia nella storia della letteratura. Certo, in primo luogo è un bon mot, consigliatogli dalla sua metis, la sua intelligenza insidiosa […] che ama le finezze verbali [e] gioca con i due valori in greco, della parola “nessuno”…

Ma questo bon mot, fatto apposta per piacere ai bambini, è un gioco meno semplice di quanto sembri. Forse Ulisse comprende già quello che comprenderà ad Ogigia e tra i Feaci: in lui c’è una forza che lo porta a nascondersi e a cancellarsi; forza che l’Odissea condivide e porta alla luce, rinviando continuamente la rivelazione del suo nome. Proprio perché ha tante figure e metamorfosi e si volge sempre in tutti i sensi, Ulisse porta nella profondità dell’anima il viso di Nessuno.

[da La mente colorata – Ulisse e l’Odissea di P. Citati, pp.175-176]

Annunci