Cercare, taggare, condividere: perché?

Posted on 31 marzo, 2011

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1) La segnaletica delle idee

E’ così che Maistrello definisce la folksonomy. La segnaletica delle idee.

Non essendo pensabile che un’intera comunità di persone assimili in tempi ragionevoli un metodo comune di classificazione delle risorse e lo applichi limitando gli errori, suggerisce che sfruttare le etichette spontanee di ciascuno sia comunque un notevole passo avanti rispetto al caos. Si limita ad associare alle risorse da condividere un’etichetta. Senza contare che Internet è una credenza priva di scomparti, in cui sale, zucchero e spezie possono trovarsi nei luoghi più impensabili…

Poi distingue tra la personomy e la folksonomy, la prima finalizzata a classificare qualcosa secondo un’etichetta creata da me e che serve prevalentemente a me o a mandare un messaggio ulteriore su quello che hai scritto. Forse sarà questa etichetta che un giorno non mi servirà più e magari potrò anche cancellare – per rispondere a Edo – ma è anche vero che qualche tag più strettamente attinente al contenuto (storia, normativa, anatomia, ecc.) l’avrò pure messo ed è difficile che cambi con il tempo.

2) Il dio Google

Pur non negando la dominanza di Google come motore di ricerca non dobbiamo dimenticare che non è l’unico né rappresenta – in quanto tale – l’unico strumento per trovare qualcosa in Rete. Nel 1999 la topografia di Internet poteva essere rappresentata più o meno in questa maniera

Come si legge in uno dei primi post su questo blog, scopriamo che

Mentre nel corpo centrale troviamo i siti di maggior dimensione e con un alto grado di interconnessione tra un documento e l’altro (56 milioni), nel continente IN (44 milioni) troviamo quelli che accedono facilmente al primo (ma non viceversa) e in quello OUT (sempre 44 milioni) quelli da cui si accede facilmente dal primo (ma non viceversa).

La situazione, grazie soprattutto al fiorire continuo di blog, sarà sicuramente cambiata (stiamo parlando di tempi giurassici per la Rete) ma il principio che non tutto può essere trovato con un motore di ricerca, continua a valere. Tutto dipende da cosa si sta cercando. E’ la natura dell’oggetto di ricerca che ci porta ad utilizzare una strategia di ricerca piuttosto che un’altra. Consiglio vivamente a questo proposito la lettura del documento di Mario Rotta [pdf]: all’epoca, per me, fu illuminante.

E poi, non esiste nessun motore di ricerca che possa uguagliare la capacità di discernimento della mente umana. Ci provano a realizzarlo ma ho dubbi fondati che ci riusciranno… 🙂

3) I link nel cassetto

Le rimostranze riportate da Andreas circa l’assignment 4 (secondo me dovute anche al fatto che Delicious non è particolarmente friendly) sembrano dipingere una specie di cassetto chiuso in cui ci ficchi quei link (soliti) che ti servono e poi te ne scordi. In realtà, la propria – e si spera altrui – raccolta di bookmarks non ha mai fine e il vantaggio di ficcanasare tra i tag altrui è rappresentato dal poter scoprire documenti non reperibili altrimenti o così settoriali da non essere indicizzati dai motori di ricerca. Ma non trascurerei il fatto che in Delicious (o servizio analogo) io ci metto i link che uso raramente ma che sono “preziosi” perché reperiti per caso, ad esempio, e per ciò potenzialmente utili. E non butterei a mare la possibilità di accedere da qualsiasi posto al mio archivio, anche se non sto usando il mio PC. E’ chiaro quindi che Delicious è uno strumento per chi usa il PC abitualmente.

Sono secoli che l’uomo si crea memorie aggiuntive per alleggerire il carico mnemonico e conservare tutto ciò che non serve nell’immediato. Non tutti i link sono semplici da ricordare come quelli istituzionali… Se poi ne usi mediamente – e abitualmente – decine e decine…

Ora scappo perché sono in ritardissimo. Ciaoooooooooo

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Posted in: folksonomy, punto blu